La plasticità cerebrale è la capacità del cervello di riadattare i propri circuiti. In questo modo può riparare lesioni, traumi, o malformazioni. Permette l’apprendimento di ogni cosa che sappiamo e la cura delle malattie. Michelle Mack vive senza emisfero destro fin dalla nascita. Un bambino di sette anni senza il lobo occipitale.

plasticità cerebrale
La riconfigurazione delle sinapsi, lo spazio tra i neuroni, è la chiave della plasticità cerebrale (https://goo.gl/images/Yb1jBR)

Il caso di Michelle Mack

Quando Michelle dormiva ancora nell’utero di sua madre l’arteria carotide sinistra non si sviluppò, impedendo così lo sviluppo di tutto l’emisfero destro. La bambina nacque e sua madre si accorse che qualcosa non andava quando iniziò a sospettare che la bambina fosse cieca, poiché non la seguiva con gli occhi quando si spostava. Al tempo (era il 1973) la TAC era appena stata messa a punto e i medici non riuscirono a vedere, a causa della bassissima risoluzione, quale fosse il problema. Michelle è comunque cresciuta e anche grazie al percorso di allenamento seguito ora sa parlare, contare e muoversi come qualsiasi altra persona. Ha solo dei problemi a parlare quando si emoziona molto e con la matematica astratta, mentre con i numeri se la cava benissimo. Eppure, ha metà cervello.

La plasticità cerebrale in età evolutiva

L’emisfero destro ha replicato le funzioni dell’emisfero sinistro grazie alla plasticità cerebrale così tanto attiva nei primi anni di vita. Michelle ora percepisce il mondo, sa parlare di sé e della sua “ciste”, come chiama lei il vuoto che ha nel cranio. Riesce a discorrere di sé stessa come facciamo noi, ma se in questo esatto momento noi perdessimo metà cervello, senza avere la possibilità di sfruttare la plasticità neonatale, avremmo seri problemi a percepire il mondo, a pensare e forse a capire di esistere.

Solo l’emisfero destro crede in Dio

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L’emisfero sinistro è ateo. L’emisfero destro è credente (https://pixabay.com/photo-3408348/)

Il test di Vada serve a simulare quanto successo a Michelle: si inietta un sedativo (l’amobarbital) nella carotide per addormentare temporaneamente un emisfero e scoprire quali funzioni sono proprie dell’altro. Il neuroscienziato indiano Ramachandran ha chiesto a dei soggetti “Credi in Dio?”. Nella maggior parte dei casi ogni partecipante, quando l’emisfero sinistro era attivo, rispondeva “No”, mentre quando funzionava quello destro rispondeva “Sì”. Qualcosa di così profondo come la credenza religiosa sembra avere forti basi nel cervello (l’emisfero destro percepisce la globalità, come il concetto di Dio, mentre quello sinistro è analitico, e non riuscirebbe a comprendere qualcosa di totalizzante come un essere onnipotente fuori dal mondo).

La plasticità cerebrale compensa deficit estremi

Il più recente caso di plasticità cerebrale è stato pubblicato sulla rivista Neuron. Un bambino di sette anni, indicato dalle iniziali U.D., era stato sottoposto alla rimozione del lobo occipitale per contrastare una grave forma di epilessia. Nel lobo occipitale risiede l’elaborazione iniziale degli stimoli visivi e di molti stimoli uditivi. I ricercatori hanno effettuato lo studio pubblicato tre anni dopo l’operazione chirurgica: il bambino riesce a riconoscere visi, forme e parole in modo pressoché normale.

I meccanismi alla base

Ci sono tre meccanismi che permetto la plasticità cerebrale. Il reclutamento di aree sane che in condizioni normali non sottendono la funzione danneggiata; di aree con potenziali capacità compensatorie; di aree che circondano l’area lesa con forti capacità compensatorie. Più esteso è il danno più c’è necessità di reclutare aree lontane. Nel caso di Michelle Mack metà cervello ha dovuto farsi carico delle funzioni di tutta la metà mancante. In caso di piccoli traumi, dovuti per esempio a ictus, il recupero avviene con una riorganizzazione, anche grazie al percorso terapeutico di riabilitazione, delle aree circostanti, potenziando i pochi circuiti sopravvissuti al trauma.

Mattia Grava