Pirandello e Brunori raccontano quant’è difficile rispondere davvero a un “Come stai?”

La propria intimità è qualcosa di irraggiungibile per le altre persone?

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É inutile nascondersi: credere di mostrare sempre noi stessi agli altri non è semplicemente un’illusione, ma una cosa che, in fondo, siamo tutti consapevoli che non sia vera. Siamo davvero isole così distanti?

Il nostro castello 

Secondo Luigi Pirandello all’uomo piace costruire un sacco di castelli sulla realtà: quest’ultima è infatti in sé caotica, mutevole, sfuggevole, ma egli deve in qualche modo rendersela prevedibile, a sua misura, così crea delle forme nella quale possa ingabbiarla, delle reti in cui possa intrappolarla: che vanno dalle ideologie alle convenzioni sociali. Ci ritroviamo a vivere, allora, in un mondo in cui svolgiamo dei ruoli, come degli attori su un palcoscenico: dallo studente all’amico, dal genitore all’impiegato, fino al passante a cui chiedono l’ora per strada. E siamo diventati bravi a vivere dentro questa realtà costruita, tanto che alcuni non riescono a uscirne mai, altri si accorgono del “gioco” solamente nella propria intimità. Purtroppo, secondo Pirandello, non ci fermiamo a fabbricare il mondo, ma costruiamo anche le persone che ci abitano, che fanno parte della nostra vita: tanto da inquadrarle, giudicarle e comportarci con esse in base alle “leggi” del nostro castello.

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Come stai?

Che fine fa, allora, la nostra personalità in tutto questo? In un mondo in cui persino una domanda personalissima come un “Come stai?” è diventata qualcosa di convenzionale? Dario Brunori, (proprio in Come stai?) nota come sia “la frase d’esordio nel mondo che ho intorno”, e persino la risposta che diamo a essa risponde al gioco delle parti che ci siamo creati: 

“Tutto bene, ho una casa

E sto lavorando ogni giorno.

Che cosa vuoi che dica? Di cosa vuoi che parli?”.

Non facciamo che toccare solo la superficie degli altri secondo Pirandello, e in base a quella formuliamo le aspettative e i giudizi su di essi, tanto che se questi dovessero dire qualcosa fuori dagli schemi che ci siamo creati su di loro, li riterremmo “pazzi”. E noi stessi, alla fine, non possiamo che indossare le nostre maschere: così finiamo per parlare degli stessi argomenti (spesso di calcio, monopolizzatore per eccellenza) o a trascorrere serate con persone con le quali non osiamo scalfire tutta questa grande architettura. Continua Brunori:

“Il calcio è la sola religione del mondo che ho intorno.

Una pizza, una birra e poi andremo a ballare giù al mare.

Che cosa vuoi che dica? Di cosa vuoi che parli?”.

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Anime in mezzo alle persone

Rischiare di esporre la propria intimità potrebbe rivelarsi troppo doloroso: il castello che abbiamo creato non è affatto incantato, così preferiamo chiuderla in uno scrigno. Ma, durante la canzone, Brunori la svela per un attimo: 

“Che cosa vuoi che scriva?

Di cosa vuoi che canti?

[…] Di com’è facile andare quando non sai guidare?

Di com’è triste il Natale senza mio padre?

[…] Di com’è grande il mare quando non sai nuotare?”. 

“Come stai?” è una domanda che dovrebbe toccare in profondità i sentimenti e i pensieri delle persone, ed è proprio per questo che non possono rispondere quasi mai sinceramente. Esiste una via d’uscita da tutto questo? Nella storia della filosofia c’è chi ha teorizzato un ritiro dalla società per ritrovare la propria autenticità al riparo dal contatto con gli altri, chi invece ha tentato di creare modelli di realtà sociale nei quali il singolo possa sentirsi realizzato fino in fondo. Ma con Pirandello, in Uno, nessuno e centomila, è lo stesso concetto di coscienza personale a entrare in crisi: frutto anch’essa di una costruzione e invenzione continua da parte dei soggetti. Tuttavia, non è sempre stato così radicale. Come scrive ne Il fu Mattia Pascal:

“Le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali”.

Forse, allora, una possibile via d’uscita non sta né nel ritirarsi dal mondo, né nel volerlo stravolgere: ma nel trovare qualcuno in grado di far crollare tutte le maschere nelle quale si nascondeva il volto. Circondandosi di alcune anime, in mezzo alle persone. 

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