Il Superuovo

Pinocchio e Pigmalione ci raccontano la bellezza di essere veri nel rifugio della solitudine

Pinocchio e Pigmalione ci raccontano la bellezza di essere veri nel rifugio della solitudine

Il burattino che voleva diventare bambino di Carlo Collodi e Il mito di Pigmalione  narrano la metamorfosi dell’esistenza.

L’essere umano è fatto di carne e passione ed è sempre la fiamma che ne risulta a costituire  le fondamenta della verità. Pinocchio da burattino desidera diventare un bambino vero per svelare questo fuoco, lo stesso che divampa nel cuore dello scultore Pigmalione per Galatea.

Pinocchio: la favola di Carlo Collodi

Uno dei più grandi successi editoriali di sempre è il capolavoro di Carlo Collodi che ha fatto sognare bambini e adulti: “Le avventure di Pinocchio”. Scritto nel 1881 a Firenze , il libro narra di un burattino ,realizzato dal noto mastro Geppetto , il cui sogno è quello di diventare bambino. A separarlo da questo desiderio sono le numerose peripezie in cui Pinocchio si lascia coinvolgere. L’incontro col Gatto e la Volpe, il temuto Mangiafuoco, il Pesce-gatto e Lucignolo rappresentano tutte le distrazioni e le tentazioni da cui ci si deve tenere lontani per vivere nella verità e guardare alla vita come a una splendida avventura che ferisce,  ma al contempo arricchisce. Solo dopo aver compreso i propri errori , Pinocchio per mano della dolce e incantevole fata turchina sarà trasformato in un bambino vero. Da legno a carne con tutte le conseguenze e le meraviglie che questo comporta.

Il mito di Pigmalione: l’amore del vero

L’arte è bella quanto più è vera e uno scultore di Cipro lo rivela nella storia che lo vede protagonista. Il suo nome è Pigmalione e la sua storia nasce dalla mancanza di amore, perché ogni desiderio e passione è mancanza e lontananza altrimenti non sarebbe tale (de-sidera: lontano dalle stelle). A seguito dell’incapacità di trovare un amore di cui possa essere degno, lo scultore erige attorno a sè il muro della solitudine e in essa ritrova la propria  forza creativa nell’arte della scultura. Non riuscendo a trovare l’amore , decide di crearlo e scolpisce la statua di una donna che chiamerà Galatea. Se ne innamora perdutamente , le offre doni , la venera e prega gli dei di trasformarla in un essere umano.  Pigmalione rifiuta la realtà e si ricava il proprio rifugio in un amore impossibile. Venere, dunque, accoglie le suppliche dello scultore e trasforma Galatea da avorio a essere umano. Lo scultore sceglie di avere fede nell’illusione e in quanto artifex asseconda la propria esigenza interiore, ma senza mai imitare la realtà.

Solo e solitario: il principio della creazione

La solitudine è uno stato d’animo che porta a rinchiudersi in sè stessi per desiderio o per costrizione. L’essere solitari è, invece, una condizione desiderata. La differenza è chiara, ma i due termini contengono un minimo comune denominatore nella loro stessa etimologia. S-oli-tudine e s-oli-tario hanno al loro interno olos che in greco significa intero.  Il “tutto” che risiede nella mancanza è l’essere solitario e la mancanza che provoca dolore è la solitudine. La condizione solitaria  risiede in chi non vuole farsi divorare dal dolore della solitudine, ma desidera ritagliarsi uno spazio-tempo in cui far rinascere il proprio tutto represso dalla realtà. In Pigmalione il tutto è rappresentato dalla propria arte che diviene viva e vera. Allo stesso modo il povero e solo Geppetto crea il proprio tutto da un pezzo di legno che diviene suo figlio. Galatea e Pinocchio , dunque , sono entrambi impastati da quello stesso luogo/tempo che diviene forza creatrice e fonte di verità.

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