Pietro Romanov: colui che fondò San Pietroburgo e fu il primo Imperatore di Russia

La vita del primo imperatore di Russia.

La statua di Pietro Il Grande a San Pietroburgo.

La storia della Russia è piena di figure che con piglio deciso hanno cambiato le sorti della nazione. Ne è un esempio Pietro Il Grande che, dopo aver riformato lo stato, decise di autoproclamarsi imperatore, dando al paese un rango diverso negli equilibri mondiali.

La formazione in Europa

La Russia di fine Seicento era un immenso territorio scarsamente popolato, con soli quindici milioni di abitanti. Questi versavano però in un profondo stato di malessere, dovuto al peggioramento delle condizioni di vita e dall’elevato carico fiscale, situazione che venne poi peggiorata da una pestilenza scoppiata verso la metà del secolo.    È in questo contesto che nel 1689 si impose come zar Pietro Romanov. Con in testa il chiaro scopo di modernizzare la Russia sul modello dell’Occidente europeo, il sovrano compì nel biennio 1697 – 1698 un viaggio di istruzione in Olanda, Inghilterra e Germania, durante il quale si informò delle tecniche che stavano dietro agli armamenti e alla costruzione di navi, lavorando anche in prima persona nelle fabbriche. Tornò in patria per via dell’inaspettata rivolta di un gruppo di soldati che represse con ferocia, decapitando personalmente alcuni prigionieri. Visti gli episodi di forte violenza, come quando nel 1718 farà torturare e uccidere il figlio Alessio, reo di non condividere la sua politica, capiamo come l’Occidente per Pietro fosse fonte di ispirazione solo per gli aspetti tecnici e militari, disinteressandosi completamente della nascente cultura illuminista. Continuava però la volontà di modernizzare il paese: furono abbandonate le tradizionali cerimonie religiose, i giovani aristocratici vennero mandati all’estero per imparare le scienze europee, e furono impiegati nell’industria pesante e militare moltissimi tecnici olandesi, tedeschi e italiani. La conseguenza inevitabile fu che in pochi decenni la nobiltà russa cambiò profondamente, creando un enorme divario tra i pochi colti e la grande maggioranza della popolazione che era contadina ed ancora legata alla mentalità tradizionale.

Il palazzo dei santi Pietro e Paolo dove si trova la sua tomba.

La guerra contro la Svezia

Tutto questo veniva fatto per raggiungere un traguardo molto importante, oltre al rafforzamento militare, ossia la conquista di uno sbocco sul mar Baltico, dato che l’unico porto russo sul mar Bianco era per la maggior parte dell’anno bloccato dai ghiacci. Le regioni sul Baltico erano però sotto il dominio svedese, che le aveva sottratte in precedenza a Danimarca e Polonia; Pietro il Grande quindi decise, nel 1700, di entrare a fianco di queste due potenze in guerra contro la Svezia di re Carlo XII. I primi anni videro lo svedese vincere numerose battaglie, ma comunque lo zar riuscì a impadronirsi di una striscia di terra alla foce del fiume Neva e qui iniziò la costruzione di una nuova capitale, Pietroburgo. Nel 1707 poi, per fermare l’avanzata svedese verso Mosca, lo zar ricorse alla tattica della terra bruciata, facendo indietreggiare di continuo le proprie trippe e limitando i rifornimenti al nemico. La strategia funzionò a meraviglia: le truppe di Carlo XII furono colti dal gelido inverno e ripiegarono verso sud dove però furono accerchiati e sconfitti dai russi. Pietro poteva così occupare tutte le coste orientali del Baltico, il cui possesso venne confermato nella pace di Nystadt, firmata nel 1721.

Le ultime riforme e la morte

Dopo aver raggiunto lo scopo prefissato, egli si impegnò in ulteriori riforme, come il potenziamento dell’esercito, che arrivò a contare circa trecentomila uomini; solo la Francia in Europa poteva contare un apparato militare altrettanto ampio. La riforma dell’esercito diede la spinta all’industria pesante per crescere: per armare un simile numero di uomini senza dipendere dall’estero occorreva disporre di una metallurgia e di una siderurgia adeguate. Per la maggior parte queste industrie erano statali o sovvenzionate da esso, aumentando ancora il carico fiscale sulla popolazione. Riorganizzò inoltre il sistema di governo, costituendo un Consiglio nominato da lui, il Senato, e abolendo il patriarcato di Mosca; i beni ecclesiastici vennero confiscati e i monasteri furono sottoposti a regole più ferree in modo a spezzare l’opposizione del clero alla sua politica di modernizzazione. L’apice delle riforme giunse nel 1721 quando, dopo aver concluso la pace con la Svezia, si fece proclamare primo Imperatore di tutte le Russie, anche se il titolo imperiale venne riconosciuto da Polonia, Svezia e Prussia, ma non dagli altri monarchi europei. Nella mente di molti infatti la parola imperatore connotava superiorità sui semplici re, perciò molti regnanti temevano che Pietro volesse proclamare la sua autorità su di loro come, a suo tempo, l’imperatore del Sacro Romano Impero aveva proclamato la sua supremazia su tutte le nazioni cristiane. Pietro il Grande morì nel 1725 venendo seppellito nella Cattedrale dei santi Pietro e Paolo, nell’omonima fortezza da lui voluta a San Pietroburgo. Gli succedette al trono la moglie Caterina.

 

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