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Peter Pan vola nelle Isole che non ci sono: i paesi di Utopia

Sebbene il mondo sia pieno di posti incredibili da visitare, la fantasia vola più lontano: ecco che emergono allora le “Isole che non ci sono”.  Un viaggio nella geografia storica fino a Peter Pan.

Sono davvero numerosi i modi per sfuggire alla realtà, e di certo la fantasia offre il passaggio più rapido e diretto, un biglietto la cui meta varia di volta in volta, permettendoci di viaggiare non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Ognuno di noi ha il proprio “posto sicuro”, che sia un luogo fisico, l’abbraccio di una persona cara, o un mondo inventato da zero, lontano e remoto, raggiungibile in caso di necessità, nascosto al resto dell’umanità. Ecco allora che James Matthew Barrie ci presenta il suo “traghettatore”, Peter Pan, l’unico a conoscere la strada. Ma la sua, non è l’unica isola a “non esserci”…

Seconda stella a destra

“Second star to the right and straight on ‘til morning”. Ecco le coordinate per l’Isola che non c’è! Niente di più facile, insomma. La Neverland di Barrie, è un’isola così lontana, che addirittura il tempo non passa o, almeno, segue le sue regole. Ci dipinge un mondo fantastico, ricco di avventure e magia, sempre nuovo e pronto a stupire, abitato da  pirati, sirene, fate, bimbi che non crescono e giocano, sempre pronti all’avventura: un paradiso! Quante le notti che abbiamo passato a fissare le stelle con la finestra aperta, in attesa di essere la Wendy di turno, con la speranza che Peter Pan venisse a prendere proprio noi, cospargendoci di polvere fatata, per guidarci fino a quella meravigliosa isola. Non è altro che il sogno di un mondo perfetto, dove non si invecchia, senza fardelli e preoccupazioni, senza regole e restrizioni, in cui regna sovrana solo la spensieratezza. E questo lo sa bene Bennato, che con la sua famosa canzone si rivolge non più ai bambini, ma agli adulti che ormai sono sconsolati, spenti: “Se ci credi ti basta perché, poi la strada la trovi da te!”. Si ha allora, quasi un inno di speranza, qualcosa che faccia sentire vivi, che riaccenda la fantasia, che permetta, quanto meno, di immaginare una realtà nuova, pulita, senza il male e la corruzione, senza ladri ed assassini; un posto che chiunque è in grado di raggiungere, a patto di farsi trasportare da ciò che più si desidera.

I paesi di Utopia

Se a scuola, matematica piaceva a pochi, credo che quelli davvero interessati alla geografia si possano contare sulle dita di UNA mano: però questa, è una geografia un po’ diversa, che non ha coordinate spaziali o temporali precise, i cui luoghi sono solo “lontani” o “vicini a”, simili tra loro, eppure diversi al tempo stesso. Uno dei paesi di Utopia più conosciuti, è la famosa Atlantide, la città perduta, sommersa chissà dove con tutte le sue meravigliose ricchezze. Ce ne parla, in due dei suoi dialoghi, Platone, dipingendola come in guerra con l’Atene mitica di un tempo, l’unica che si potesse considerare sua degna rivale: per non far torto a nessuna delle due, l’autore fa inghiottire dal mare entrambe. Citiamo poi, anche Heliòpolis , la Città del Sole di Aristonico, sfortunato pretendente al trono di Pergamo, il quale creò un mondo che richiamasse ad Helios, protettore della giustizia che, a suo avviso, gli era stata negata. Passiamo poi al geniale Luciano di Samosata con la sua “Storia vera”, opera caratterizzata da un’impronta parodistica, che viene adombrata quasi subito, per lasciare spazio alla ricchezza di pittorici particolari, i quali accendono la fantasia e gli occhi dell’autore. Colloca tre isole fantastiche nel bel mezzo dell’Oceanoaggiungendo i paesi ‘celesti’ del Sole e della Luna, abitati da guerrieri in lotta tra loro. Ancora più incredibili sono i combattenti che popolano la ‘Balena’ (un luogo coloratissimo, completo di boschi e viti), evocati con nomi più che esplicativi, quali: “Mani-di-granchio”, o “Testa-di-tonno”. Luciano ci presenta, inoltre, le terre sacre, quelle inaccessibili ai mortali, posizionando in un arcipelago di sette isole, quella dei Beati e quella dei Sogni: cinque di queste sono destinate alle anime degli empi, attraverso cui la navigazione è assai difficoltosa, ma si possono, senza sbarcare, riconoscere le ombre dei menzogneri.

La mappa

Ma come si raggiungono questi posti? Con la fantasia, leggendo, immaginando, cantando… ma qualcosa di più pratico? Non c’è. Ed è proprio questo il punto fondamentale: una strada già battuta DEVE esserci. Come si potrebbe raccontare di un posto che nessuno ha mai visto? Qualcuno c’è stato per certo, e ha toccato con mano, ha vissuto quelle esperienze che racconta. Nel mondo antico, le isole ‘galleggiano’ nell‘Oceano, ai confini dell’Ecumene, negli angoli più remoti della Terra. Il lettore deve credere che questi luoghi esistano davvero, deve nascere in lui la voglia di partire, di salpare all’avventura, di cercare ‘qualunque cosa desideri’. La regola, affinché questa finzione funzioni, è che non siano troppo lontane, troppo fantastiche, troppo incredibili: è necessario che resti aperta la possibilità, un giorno, di poterle raggiungere. Da qui le mirabolanti imprese dei pirati che trovano mappe e disegni, e che spendono la loro intera vita alla ricerca di qualcosa sfuggente e celato. Il vero motore è la speranza, il tendere a questi luoghi, una spinta così forte che ci porti ad intraprendere la strada più pericolosa e rischiosa, credendo davvero che basti seguire la seconda stella sulla destra, cosparsi, naturalmente, di polvere magica.

 

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