Il Superuovo

Perché se ”i libri sono meglio dei film” continuiamo a vederne gli adattamenti in tv?

Perché se ”i libri sono meglio dei film” continuiamo a vederne gli adattamenti in tv?

Perché la televisione punta spesso su titoli tratti da grandi romanzi, anche se, si sa, ”i libri sono sempre meglio dei film”?

Lo sapevate che anche ''Il Re Leone'' è in realtà un adattamento dell'Amleto di Shakespeare?
Lo sapevate che anche ”Il Re Leone” è in realtà un adattamento dell’Amleto di Shakespeare?

In queste settimane, la Mediaset sta concentrando gran parte della sua programmazione su maratone di serie cinematografiche che appassionano da anni moltissimi spettatori. Caso vuole, queste serie sono per la maggior parte tratte da romanzi di grande successo. C’è un legame o è una pura coincidenza?

 

Un investimento sicuro

Spoiler: no, non è una coincidenza. Intendiamoci, non è che il palinsesto Mediaset rifiuti una serie solo perché non è basata su un libro. ”Pirati dei Caraibi” ne è un esempio (anche se in realtà anche questa è basata su qualcosa, cioè un’attrazione di Disneyland… e poi chiunque abbia letto ”L’Isola del Tesoro” di Stevenson non può non notare certe somiglianze in alcuni dettagli. Ma stiamo divagando, non è questo il punto). Però, caso vuole che la maggior parte delle serie che in queste settimane ci stanno tenendo compagnia durante la quarantena siano ispirate a romanzi di successo.

Perché questo? Molto semplicemente, perché sono un investimento sicuro. Di fatto, quando si deve produrre un film, si scommette sempre un po’ con la fortuna. Se piacerà o meno al pubblico è sempre un’incognita. E, ovviamente, essendo quella del Cinema un’industria, è necessario che il film piaccia al pubblico, o si finisce in bancarotta (o comunque con problemi di budget). Come arginare i rischi? Facile: dando agli spettatori qualcosa inspirato a ciò che già amano.

Se una serie di romanzi ha avuto successo, quasi sicuramente i suoi fan non vorranno mai dirle addio. Farebbero di tutto pur di rincontrarne i personaggi. Quale modo migliore di un film esiste per un tale scopo? Inoltre, se il film è ben fatto, continueranno a guardarlo e riguardarlo, poco importa che ne conoscano le battute a memoria. Questo assicura un alto numero di ascolti una volta che la pellicola potrà essere passata in tv. Esiste forse qualcosa di meglio che un alto share per un canale privato che basa i suoi introiti sulla pubblicità?

 

I problemi degli adattamenti

C’è anche da dire che un adattamento si presta molto anche ad avere un più alto livello di prestigio, sfruttando il successo dell’opera su cui si basa. Più questa è popolare e prestigiosa, più probabilmente lo sarà il film. Però non è sempre facile produrre un buon adattamento. Quante volte si sente ”si, bel film, ma il libro era molto meglio”? Per quanto una pellicola sia buona, si avrà sempre un altissimo riscontro di questa affermazione. Come mai questo?

Di fatto, produrre un adattamento non è mai semplice. In primis, proprio per una questione di prestigio dell’opera originale. Quando un romanzo viene messo su schermo, bisogna tener conto delle aspettative dei fan. Ogni persona si è costruita un’idea diversa di ciò che le è stato descritto tra le pagine. Bisogna prestare molta attenzione nella scelta del cast. Basti pensare alle contestazioni fatte sulla scelta di Daniel Radcliffe come Harry Potter solo perché ha gli occhi di un colore diverso da quello descritto nel libro.

Inoltre, un romanzo può essere lungo anche mille pagine. Al contrario, una pellicola ha delle regole precise riguardo la lunghezza che deve mantenere, banalmente per essere trasmessa in una sala cinematografica. Se un film è troppo lungo, non verrà mai passato al cinema, mancando il suo trampolino principale. E poi, quanti spettatori riescono quotidianamente a seguire in modo attento un film che dura tre ore o più?

 

Le regole per un buon adattamento

Bisogna poi anche ricordarsi di una caratteristica propria delle parole: esse possono esprimere pensieri intimi o monologhi. I personaggi possono venire presentati attraverso la descrizione del loro modo di essere, con descrizioni che si rifanno ad eventi passati particolarmente significativi per la loro vita. Come si fa a tramutare tutto questo in una scena?

Riguardo al secondo problema, l’unica soluzione purtroppo è tagliare: eliminare scene, episodi, addirittura personaggi. Quanti di voi conoscono la C.R.E.P.A.? Solamente quelli che hanno letto i libri di Harry Potter, perché, purtroppo, l’associazione salva-elfi domestici di Hermione non era abbastanza rilevante da essere portata sullo schermo.

Per quanto riguarda il terzo ostacolo, poi, ecco che arrivano i guai. Nell’adattamento di ”Ragione e Sentimento” sbarcato da poco su Netflix (sì, anche alle piattaforme streaming servono gli adattamenti più di quanto si creda), Emma Thompson -che oltre da protagonista ha fatto da sceneggiatrice-, ha deciso di aggiungere questa volta dei dialoghi. Solo in questo modo lo spettatore sarebbe stato in grado di comprendere l’animo dei personaggi come Jane Austen avrebbe voluto.

Emma Thompson e Kate Winslet nell'adattamento di ''Ragione e Sentimento''
Emma Thompson e Kate Winslet nell’adattamento di ”Ragione e Sentimento”

 

Ecco perché i libri sono (quasi) sempre meglio dei film, ma comunque noi continuiamo a guardarli

Altre scelte per compensare gli usi intimi delle parole sono, per esempio, aggiungere una voce fuoricampo, oppure modificare intere sequenze. Un personaggio può arrivare in ritardo così che gli altri parlino di lui: ecco un ottimo modo di sostituire le descrizioni astratte del carattere dei presenti che popolano così tanto i libri. In sintesi, sia per una ragione che per l’altra, l’unica via è di modificare l’opera originale.

Ecco quello che causa problemi ai fan. Infatti, se questi ostacoli non sono trattati più che bene, si rischia di perdere il valore del romanzo. Più vi è profondità nell’animo dei protagonisti, più diventa difficile renderla senza le parole. Se si considera solo la trama principale di un romanzo, che solitamente non è mai l’unica presente, sacrificando tutte le sottotrame, si rinuncia immancabilmente anche a un grado di coinvolgimento dello spettatore. Per chi ha letto Anna Karenina, la versione che vede come protagonista Keira Knightley risulterà molto povera, confusa, e poco emozionante.

Quindi perché, nonostante la temibile accusa ”Ma il libro era molto meglio!”, gli adattamenti regnano sui palinsesti delle nostre serate? Sicuramente per una questione economica, ma, in questo periodo, anche e soprattutto per una emozionale. In questi giorni di difficoltà si ricerca leggerezza e sicurezza, due sentimenti che i telespettatori sanno risiedere nelle saghe che stanno andando in onda, semplicemente perché li hanno già sperimentati nei romanzi.

A vedere Hogwarts ci si sente a casa. Quando Bella si ritrova a scegliere tra Jacob e Edward, ritorna alla memoria l’antica faida del ‘tu di quale team sei?’ Quando fra poco arriverà anche ”Il Signore degli Anelli” in quanti non si metteranno a prendere in mano l’amuchina e recitare la famosa frase ”il mio tessssssoro”. Insomma il gioco per la Mediaset vale la candela. O la bacchetta magica, che dir si voglia.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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