Tra letteratura e cinema i generi ricchi di elementi macabri ed orridi sono sempre tra i più gettonati. Ma questo fascino per l’orrido non è per nulla recente. Possiamo trovare le prime tracce negli antichi poemi epici o nelle scritture sacre. Ma la letteratura gotica è diventata un genere autonomo solo con l’avvento del Romanticismo. Nell’ambito della letteratura un fiore all’occhiello del romanzo gotico è sicuramente Edgar Allan Poe (1809-1849). In tempi più recenti l’autore più conosciuto di romanzi horror è certamente Stephen King (1947). Ma qual è il motivo dell’attrazione verso l’orrido? Lo stesso King spiega che il potere implicito della letteratura e dei film d’orrore è la capacità di riportare alla mente di uno spettatore adulto quei ricordi di panico e insicurezza che tutti hanno vissuto durante l’infanzia. Si coglie a questo punto uno dei motivi per i quali l’uomo è tanto incline alla ricerca dell’oscuro: la volontà di ritornare per un momento bambino. Ciò che piace è la possibilità stessa di sperimentare la paura, sentire il cuore battere a mille coscienti che fra le mura di casa o fra le poltrone del cinema non ci potrà accadere nulla.

Il fascino del macabro in psicologia

Piero Bocchiaro, psicologo e ricercatore siciliano, nel suo libro Psicologia del male afferma : “La quasi totalità delle persone, oltre a ritenersi immune dalla possibilità di compiere azioni crudeli, si pensa al di sopra della media rispetto a molte qualità–onestà, sensibilità, generosità, per citarne alcune. Questa tendenza, ampiamente studiata dagli psicologi, è l’esito di una manipolazione sistematica e automatica effettuata sulle informazioni riguardanti il sé. Più in dettaglio, le persone, spinte dal bisogno universale di percepirsi positivamente, […] si confrontano con chi è in condizioni peggiori, sovrastando il proprio contributo a imprese comuni, recuperando in maniera selettiva ricordi positivi.” Dunque il nostro io, per sentirsi sicuro di sé, ha bisogno di vedere qualcuno che sta peggio: non è quindi una questione di empatia e compassione, ma più un gongolare delle disgrazie altrui per sentirci superiori. Un “sentirsi vivi” scatenato da drammi altrui.

Il macabro “burtoniano”

Timothy William Burton (1958) è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, animatore e disegnatore molto famoso per i suoi film dalle ambientazioni gotiche e fiabesche. Il tema del macabro è la più evidente caratteristica della produzione di Tim Burton. Il fascino di Burton per questo immaginario riguarda sia gli elementi cardine della narrazione sia le atmosfere inconfondibili dei suoi film, tanto che è stato addirittura possibile coniare l’aggettivo “burtoniano”. La sua cinematografia sviluppa il personaggio dell’outsider, ossia l’emarginazione che nasce dal rapporto mostro-uomo. Personaggi orridi per aspetto che però possiedono un’immensa empatia come nel caso di Edward in Edward mani di forbice. A questo proposito Burton ha dichiarato: “Per me i mostri, le creature un po’ bizzarre, sono i personaggi più vicini alla realtà, e sono sempre quelli che suscitano più emozioni.” 

Veronica Grasso

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