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“Per una donna è straordinario”: una frase che nel 2020 non si può più sentire

Kamala Harris e Doug Emhoff, la prima vicepresidente e il primo second gentleman d’America

Kamala Harris è diventata la nuova vicepresidente degli Stati Uniti d’America e, per la prima volta nella storia americana, abbiamo un “second gentleman“. La Storia non ha mai concesso molto spazio alle donne, preferendo, davanti a un lavoro di uguale qualità, uno portato a termine da un uomo, come si evidenzia nel caso Catherine Nichols e in quello di J .K. Rowling.

Chi è Kamala Harris?

Al fianco di Joe Biden, 46esimo presidente degli Stati Uniti, viene eletta come vicepresidente una donna: la senatrice Kamala Harris. Nel 2016, dopo essere riuscita ad ottenere la carica di procuratrice distrettuale della California, accede al Senato degli Stati Uniti. La sua carriera è strabiliante. Inizia a lavorare, dopo la laurea alla Howard University di Washington in scienze politiche ed economiche e un dottorato in legge, come procuratore distrettuale. Nel 2003 lo diventa per la città di San Francisco, facendosi conoscere per le sue idee progressiste e per le quali oggi si trova al fianco di Biden. Viene definita come la scelta migliore e meno rischiosa per il nuovo presidente, capace di completare l’immagine di quest’ultimo. Siamo davanti a una donna giovane, molto rigida su alcuni temi, come nel caso della droga, energica e carismatica.

La Harris si concentrò su molte tematiche sociali. Dal 2011 affrontò delle iniziative contro la dispersione scolastica, applicando delle sanzioni penali per i genitori che ostacolavano i figli nel loro processo di apprendimento e nello stesso anno istituì la eCrime Unit in seno al Dipartimento di giustizia della California. Si tratta di un’unità di circa venti procuratori concentrati sui delitti tecnologici. Si schierò sempre contro la pena di morte, dichiarando che il carcere a vita (con esclusione della libertà sulla parola) era sicuramente una punizione migliore e più conveniente.

Harris dichiarò nel 2013 incostituzionale la Prop 8 che vietava tutti i matrimoni che non fossero tra un uomo e una donna. Nel giugno 2013 pronunciò un discorso nel cuore di Los Angeles, invitando a revocare il divieto di nozze tra persone dello stesso sesso, ciò venne tolto due giorni dopo. Infine l’anno seguente appoggiò la legiferazione finalizzata a bandire la difesa da panico gay/trans dalle aule di giustizia per reprimere i crimini d’odio.

Il second gentleman

Se è Kamala Harris ad essere la prima donna di origini indo-americane ad assumere la carica di vicepresidente, è Doug Emhoff il primo second gentleman della storia degli Stati Uniti, tra l’altro anche la prima persona di fede ebraica a fare parte del quartetto formato dal presidente, il suo vice e i loro congiunti.

Lavora come avvocato ma per stare vicino alla moglie in questo periodo di campagna elettorale ha preso un’aspettativa da agosto ed ora difficilmente potrà tornare a svolgere la sua mansione.

E’ diventato virale il video della coppia che ballava sopra a un carro del gay pride a San Francisco che lui stesso aveva condiviso su Twitter. Ma ancora più importante è stato il messaggio che lui ha rivolto al mondo quando sua moglie era in corsa per il posto da vicepresidente:

Faccio quello che ho sempre fatto: sostengo Kamala, sono qui per lei, la amo, le dò tutto  il sostegno di cui ha bisogno

Non sono molti gli uomini che mollerebbero il proprio lavoro e le proprie aspirazioni per aiutare e favorire quelle della propria compagna. Per secoli è stato inconcepibile che una donna potesse ricoprire un ruolo maschile, “costringendo” il suo uomo ad abbandonare la propria professione per sostenerla. Ma oggi i tempi sono maturi ed assistiamo ad una svolta nella storia americana. In ogni caso, anche in letteratura, notiamo degli episodi in cui le donne vennero ostacolate nella pubblicazione delle proprie opere proprio per la loro identità, portandole quindi ad utilizzare degli pseudonimi maschili.

Il caso Catherine Nichols e J.K. Rowling

Catherine Nichols invia il suo manoscritto a circa cinquanta agenti, per testare il pregiudizio inconscio contro le scrittrici insito nella mentalità comune. Ottiene solo due risposte. Decise quindi di inviare lo stesso identico lavoro ad altri cinquanta agenti scoprendo l’enorme differenza di trattamento riservato a George Leyer, il suo pseudonimo maschile. Lui riceve circa diciassette risposte entusiaste, dimostrando che lo stesso libro, scritto da una mano non femminile ha un valore maggiore. Nel 2015 la Nichols racconterà la sua storia in un articolo, descrivendo la sua storia e il fatto che il problema non era il suo scritto o le sue abilità, ma la sua identità in quanto donna.

Tutti conoscono J. K. Rowling e il maghetto di sua invenzione. La prima stampa di Harry Potter e la Pietra Filosofale vende circa 1000 copie, non di più. Gli editori hanno allora un’idea geniale: perché non cambiare il nome dell’autrice e renderlo “meno femminile”? Lo abbreviano, inseriscono l’iniziale del nome Kathleen e si passa da Joanne Rowling a J. K. Rowling. Nome che richiamava molto quello di J. R. R. Tolkien, il re del fantasy. Sarà la stessa scrittrice a spiegare così l’accaduto:

Hanno ritenuto che avrebbero perso interesse pensando che il libro fosse scritto da una donna.

Nella storia della letteratura mondiale siamo pieni di esempi di come per le donne fosse difficile scrivere e pubblicare a loro nome, basti pensare ai fratelli Bell, dietro cui si nascondevano le sorelle Brontë, o al Frankenstein di Mary Shelley che verrà considerato dalla critica del tempo con questa frase:

Per un uomo era eccellente, ma per una donna è straordinario

 

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