“Patchwork girl”: Shelley Jackson dimostra che scienza e letteratura possono incontrarsi

Algoritmi e lettere si uniscono per dar vita a un ipertesto: un modello letterario innovativo e al passo con i tempi.

Prendendo ispirazione dal celebre romanzo “Frankenstein, or the modern Prometheus“, Shelley Jackson scrive e pubblica nel 1995 l’ipertesto “Patchwork girl, or a modern monster“, contribuendo allo sviluppo della letteratura elettronica.

L’ispirazione

Nel 1818 comparve sugli scaffali di tutta Europa un romanzo che destò al tempo stesso curiosità e scandalo: “Frankenstein“. Unendo scienza, horror e tradizione letteraria, l’opera di Mary Shelley entrò così a pieno titolo nel genere del così detto “romanzo gotico“. Per comprendere il successo dell’opera è indispensabile sottolineare l’importanza delle ricerche scientifiche dell’epoca. Nella seconda metà del XVIII secolo Luigi Galvani fu il primo ad interessarsi alla relazione tra elettricità e movimento. Fu proprio lui a coniare l’espressione “elettricità animale” per indicare gli effetti prodotti dall’elettricità sui muscoli di un corpo. Il suo famosissimo esperimento su una rana verrà successivamente riproposto da suo nipote, Giovanni Aldini, che sostituirà il corpo dell’animale con quello del criminale George Foster. Il Royal College of Surgeons, che all’epoca ospitò l’evento, si riempì di ricercatori, scienziati, medici e di tutti quei curiosi che volevano capire se riportare in vita un defunto (di questo si parlava all’epoca) fosse davvero possibile. Quando Aldini applicò le aste di conduzione sul viso dell’uomo, la mandibola cominciò a tremare e l’occhio sinistro si spalancò. Lo scalpore suscitato da un simile esperimento e l’interesse che accompagnò per anni le teorie ad esso connesse, ispirarono profondamente Mary Shelley nella stesura del suo romanzo.

Il punto di partenza

Come tutti gli appassionati di letteratura ottocentesca ricorderanno, ad un certo punto del romanzo il mostro, portato in vita dal Dottor Viktor Frankenstein, chiede al suo creatore una compagna. Sfortunatamente, non pensando di poter controllare le conseguenze di un’ipotetica seconda creazione, il dottor Frankenstein decide di non dare ascolto alle richieste del “mostro”, la cui unica colpa era forse quella di sentirsi solo. Shelley Jackson, in un’opera che unisce diversi livelli narrativi più o meno fittizi, decide, invece, di dare una seconda chance a questa creatura.

Un’opera al passo con i tempi

Patchwork girl, or a modern monster” è incentrato proprio sulla creazione di questo secondo mostro. L’opera, interattiva e innovativa, si apre con l’immagine di una ragazza-mostro percorso da linee tratteggiate. L’intero patchwork è basato, infatti, sull’associazione metaforica tra l’assemblaggio delle parti anatomiche del corpo del mostro e i punti di sutura dovuti all’unione dei lembi di pelle. L’atto di cucire viene qui visto come metafora applicata sia al corpo che al testo. Diviso in cinque sezioni tra loro diverse per contenuto e forma (“Journal“, “Story“, “Graveyard“, “Body of the text” e “Crazy Quilt“), quest’ipertesto è la dimostrazione che la nozione di multiverso può essere ritrovata in letteratura, sia da un punto di vista narrativo che strutturale. Il classico susseguirsi di pagine viene qui sostituito da ben 462 link che indirizzano il lettore in una direzione, piuttosto che in un’altra. Nonostante tutte le sue parti possano essere analizzate separatamente, è proprio nella loro intersezione che quest’opera trova la sua completezza. Secondo molti studiosi, la nascita dell’ipertesto porterà alla definitiva morte dell’autore. Ma sarà davvero così? Secondo Bolter, in questi casi l’atto di scrittura autoriale è da ricercare in un livello più profondo del testo, perché se nell’opera di Jackson il lettore può passare agevolmente da un link all’altro, è perché l’autore lo ha voluto. In un momento in cui i libri sembrano qualcosa di obsoleto, Shelley Jackson dimostra che in realtà la letteratura può aggiornarsi e unirsi a domini di maggior interesse, come quello delle scienze e delle nuove tecnologie.

1 commento su ““Patchwork girl”: Shelley Jackson dimostra che scienza e letteratura possono incontrarsi”

Lascia un commento