Il Superuovo

Pascoli e “Il Piccolo Principe” ci aiutano a riaccendere il “fanciullino” che è in noi

Pascoli e “Il Piccolo Principe” ci aiutano a riaccendere il “fanciullino” che è in noi

“L’essenziale è invisibile agli occhi”: meravigliarsi davanti alle piccole cose

L’argomento di oggi credo che sia noto a molti di voi: farò un parallelismo fra la poetica del “fanciullino” di Giovanni Pascoli, e la meravigliosa opera di Antoine de Saint-Exupery, “Il Piccolo Principe” che molti di noi hanno letto in tenera età, ma che siamo riusciti a comprendere appieno solo negli anni successivi, poichè tocca tematiche molto profonde, come l’importanza di far attenzione alle “piccole cose”, come diceva l’autore de “Il Fanciullino”.

La poetica del fanciullino

Tutti noi alla scuola superiore abbiamo studiato Giovanni Pascoli in letteratura italiana, e sappiamo bene che ciò che lo contraddistinse maggiormente dagli altri autori fu la coniazione del concetto di “fanciullino”.

Ma chi era il fanciullino per Pascoli?

Fanciullino doveva essere in particolar modo il poeta, che doveva saper cogliere, tramite la sua sensibilità spiccata, le “piccole cose”, ovvero quei dettagli della natura e di ciò che lo circondava che nessuno riusciva a vedere realmente. Egli doveva soffermarsi sulla ragnatela con la rugiada, sul filo d’erba così verde da distinguersi dagli altri, sull’ape intenta a posarsi di fiore in fiore per raccogliere il suo nettare.

Queste sono tutte immagini su cui noi, nella nostra vita quotidiana, non ci soffermiamo, poichè siamo intenti a guardare altro, siamo concentrati sulla nostra vita frenetica e “non abbiamo tempo” per fermarci a cogliere questi dettagli.

Il poeta, invece, deve dare importanza a questo, deve trascorrere il tempo a fermarsi sulle piccole cose che caratterizzano la nostra esistenza, estrapolandone sensazioni ed emozioni, che poi metterà per iscritto, per trasmetterle a chi leggerà i suoi componimenti.

L’essenziale è invisibile agli occhi

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.

Con questa frase il piccolo principe ci insegna che dentro di noi c’è sempre quel “fanciullino” di cui parlava anche Pascoli, in grado di stupirsi delle “piccole cose” che ci stanno attorno, in grado di dare un valore alla natura, che è la cosa più preziosa che abbiamo e che ci stupisce ogni giorno con le sue meraviglie.

Le “piccole cose” di cui si parla non sono poi così piccole, perchè sono ciò che da vita al mondo: ogni ape che entra in un fiore mantiene vivo il ciclo della vita, che condiziona anche la nostra vita di tutti i giorni.

Gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare con il cuore.

Antoine de Saint-Exupery ci insegna che dobbiamo “vedere” con il cuore, non soffermarci solo a ciò che si vede con la vista, poichè “l’essenziale è invisibile agli occhi”, ovvero, come ho detto in precedenza, tutte le cose che a noi sembrano di importanza secondaria e che avvengono senza che noi ce ne accorgiamo, che sfuggono al nostro controllo diretto, in realtà sono le più importanti per il proseguimento della nostra vita, del ciclo della vita universale.

Un libro altamente formativo

“Il Piccolo Principe” è stato un libro che ha formato un po’ tutti noi. Tramite il racconto delle avventure del piccolo principe, l’autore ci da delle grandi lezioni di vita, soprattutto rispetto a “come” guardare il mondo, come approcciarsi alla vita.

È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio.

Quante volte ci siamo autovalutati in modo sbagliato? Giudicarsi non è mai facile quanto giudicare gli altri, che vediamo dall’esterno e su cui sembra essere così facile trovare i pregi, ma soprattutto i difetti.

Alcune persone si sopravvalutano, altre si sottovalutano: perchè succede questo? Perchè tutti noi abbiamo un modo di vederci che spesso è diverso dalla realtà. Io, ad esempio, mi sottovaluto spesso e penso di non essere in grado di fare molte cose, mentre anni fa mi sopravvalutavo e mi “gettavo” in sfide più grandi delle mie effettive capacità, a volte riuscendo a centrare l’obiettivo, altre non riuscendoci.

Entrambe le visioni sono errate poichè in questo modo non riusciamo a calibrare nel modo corretto gli ostacoli che ci troviamo davanti, che se a volte sopravvalutarsi potrebbe essere utile per chiedere sempre di più a noi stessi, abbattendo i nostri limiti e sviluppando nuove capacità.

Come ci dice l’autore, chi riesce veramente ad autovalutarsi è un saggio, perchè riesce a vedersi in modo obiettivo e autocritico, attribuendo il giusto peso alle sue capacità e alle sue mancanze.

Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.

Con questa frase mi collego alla precedente, poichè le due sono complementari: conoscendo le proprie capacità, si riesce a prevedere se un obiettivo può essere portato a termine o meno, calcolandone anche i tempi necessari, tenendo conto anche dei possibili imprevisti. Se siamo dei critici obiettivi e saggi, riusciremo anche ad “esigere” da qualcuno ciò che effettivamente può dare, senza sopravvalutarlo o sottovalutarlo.

E tu come ti senti? Fanciullino o cieco davanti alle piccole cose? Saggio o non saggio?

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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