Il Superuovo

Le 5 località turistiche che non avresti mai voluto visitare nell’antichità

Le 5 località turistiche che non avresti mai voluto visitare nell’antichità

Il Mediterraneo è la culla della nostra civiltà. Ma non è sempre stato il paradiso che ci avvolge di profumi, calore e cultura, ce lo insegna la storia!

Le festività natalizie chiamano settimana bianca o fuga esotica nel caldo Mediterraneo. Queste particolari festività non prevedono spostamenti, e allora ecco una guida delle 5 località mediterranee che nell’antichità non avreste mai visitato, per viaggiare con la storia.

 

1. Delo è patria d’Apollo, ma non della libertà

L’isola di Delo è al giorno d’oggi una delle mete obbligate di un viaggio nell’Egeo. Nel 1990 è entrata nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. La sua fortuna è legata all’area archeologica, e alla prestigiosa menzione letteraria di Tucidide. Nelle Storie Tucidide ci parla del ruolo cruciale dell’isola, che custodiva il tesoro della lega ateniese, che si chiamava appunto delio-attica. Il tesoro era custodito all’interno del tempio dedicato ad Apollo. I greci consideravano segno di prestigio erigere monumenti e fare generose offerte al santuario di Delo. Il meraviglioso mare Egeo e la cucina greca rendono questa isola un’eccellente meta vacanziera. Tuttavia, nel III e II secolo a.C. Delo non era il paradiso che conosciamo oggi. A questa altezza cronologica l’isola diventa una città-stato indipendente, ma non solo. Delo diventa il più grande mercato di schiavi della Grecia.

Isola di Delo

2. Santorini è l’isola-vulcano che fa ballare il pianeta

Ah, Santorini, meta di svago, divertimento sfrenato, una terra frizzante, forse anche troppo. Se oggi la terra di Santorini trema tra ritmi e balli dei turisti, nel II millennio a.C. ci ha pensato il suo vulcano. L’intera Santorini, infatti, non è altro che un enorme vulcano di tipo pliniano, un genere di vulcano il cui magma particolarmente viscoso tende a trattenere i gas per periodi molto lunghi e genera quindi enormi pressioni nel sottosuolo: le eruzioni di questo tipo sono molto rare e distanziate nel tempo, ma proprio per questo riescono a raggiungere una potenza distruttiva che va ben oltre la semplice fuoriuscita di lava. Tra il 1627 a.C. e il 1600 a.C, quando la Civiltà Minoica ha raggiunto il suo apice di potenza, l’isola di Thera (Santorini) é uno dei suoi capisaldi, forte della sua strategica posizione commerciale. In passato sull’isola si sono già verificate attività eruttive di modeste entità, ma si è trattato sempre di eventi sporadici, che sono sempre apparentemente risolti dopo il giusto numero di sacrifici a Poseidone, il dio che scuote la terra. Ma questa volta la situazione è diversa e nessuna delle ecatombi offerte dai sacerdoti minoici può impedire il disastro. Quella di Santorini è ancora oggi una delle zone sismicamente più instabili del pianeta

 

3. Il lago Averno conduce all’inferno anche gli uccelli

Il lago d’Averno è un lago formato da un cratere vulcanico spento, nato 4.000 anni fa. Ci troviamo vicino a Napoli, meta turistica per eccellenza di tutte le vacanze. Che sia d’estate o d’inverno, c’è sempre un’ottima ragione per visitare Napoli e le meraviglie della città e dell’hinterland. Anche il lago d’Averno, perché no? Forse perché, se fossimo stati viaggiatori antichi ce ne saremmo tenuti alla larga! Già il nome, che oggi ci ricorda quello di un ottimo amaro, agli antichi faceva tremare le ginocchia! Il nome Avernus deriva dal greco άορνος, che significa “senza uccelli”. Leggenda narra che le acque del lago esalassero dei particolari gas che non permettevano la vita agli uccelli. Quale luogo migliore per l’accesso all’Oltretomba?  Per questo motivo, l’Ade romano si chiama anche Averno. L’Averno è considerato l’accesso all’Ade anche dal poeta latino Virgilio nell’Eneide: scrupea, tuta lacu nigro nemorumque tenebris (VI, 238).

Lago Averno, presso Pozzuoli

4. Pompei è la dimora moderna dell’antichità

Rimaniamo in Campania, terra del sole e della cucina goduriosa, che ripaga le ore di cammino verso i bellissimi scavi archeologici. Uno degli scavi più suggestivi, fiore all’occhiello del turismo italiano è quello di Pompei. Al giorno d’oggi, camminare per il foro e le strade ancora intatte ci commuove, dandoci l’illusione di essere degli antichi popolani. Ma vi assicuro che non l’avremmo desirato se il 24 agosto del 79 d.C. fossimo stati presenti alla famosissima eruzione. L’eruzione del Vesuvio è forse la più nota eruzione vulcanica della storia. Oltre che dall’archeologia, ci è stata descritta da Plinio il Giovane in due famose lettere a Tacito, che ancora oggi costituiscono dei preziosi documenti per la vulcanologia. Nelle lettere egli racconta della morte dello zio, Plinio il Vecchio, partito da Miseno con una nave per portare soccorso ad alcuni amici. Da qui la denominazione di eruzione pliniana per questo tipo di fenomeno particolarmente violento e distruttivo.

Pompei- parco archeologico

5. Cartagine vive ancora nei musei di Tunisi

Spostiamoci in Africa, a Tunisi, meta turistica emergente che attrae i visitatori di tutto il mondo, specialmente gli europei per il suo clima caldo e le sue spiagge da sogno. Non mancano i musei a Tunisi. Il Museo del Bardo espone collezioni archeologiche, dai mosaici romani all’arte islamica. Il sito dell’antica Cartagine ospita le Terme di Antonino e conserva altre rovine, oltre ai manufatti presenti nella collezione del Carthage National Museum. Si direbbe una località turistica dotata di ampia documentazione archeologica, come tante altre nel nostro Mediterraneo, ma come ben sappiamo, non è così. Cartagine è più di una meta turistica. Chi non si è commosso leggendo il passo di Polibio in cui Scipione piange sulle rovine di Cartagine?  Lo sappiamo tutti, con le guerre puniche Roma annientò Cartagine. La fine della seconda guerra punica segnò la fine della potenza cartaginese mentre la terza segnò la completa distruzione della città-Stato da parte di Publio Cornelio Scipione Emiliano, su ordine del Senato. I soldati romani andarono casa per casa uccidendo i cartaginesi e rendendo schiavi i sopravvissuti. Il porto di Cartagine fu bruciato e la città rasa al suolo. Varie fonti moderne riportano che furono tracciati solchi con l’aratro e sparso sale a terra, dichiarando il luogo maledetto.

 

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