Il Superuovo

Il mare come spettatore o muto interlocutore dell’uomo: ne parlano Montale e Brunori Sas

Il mare come spettatore o muto interlocutore dell’uomo: ne parlano Montale e Brunori Sas

La presenza silenziosa ed imponente del mare è un elemento di molti ricordi. In alcuni casi, si rende spettatore di vite vissute, di storie d’amore e di contrasti. Vediamo come Brunori Sas ed Eugenio Montale hanno utilizzato questo elemento. 

Il rumore delle onde che continua, ripetuto e mai uguale. La spiaggia fatta di chicchi tutti uguali e oggetti tutti diversi. Un elemento così antico ed immenso da fare paura, un padre che ricopre il suo incarico con tutte le contraddizioni che comprende. Il mare, senza dubbio, è tra gli argomenti e gli interlocutori privilegiati del linguaggio poetico, ma non solo: può essere anche lo scenario di alcune scene della vita degli uomini, e starsene tranquillo a guardare la vita che passa. Basta prendere due spunti artistici diversi (una canzone di Brunori Sas ed una serie di poesie di Eugenio Montale) per cogliere molti dei significati che gli artisti possono dare a questo elemento.

Guardia ’82: il tempo che passa visto da una spiaggia

La storia che Brunori Sas ci racconta nella sua Guardia ’82 inizia nella calda e gloriosa estate dei mondiali di calcio. Si parla di Pertini e Bearzot mentre un bambino, da solo, sta costruendo un castello di sabbia senza badare a nulla attorno a lui. Sulla stessa spiaggia c’è una bambina di cui non sappiamo nulla, e di cui il bambino non si interessa minimamente. Passano dieci anni e lo scenario cambia: il bambino smette di costruire i castelli di sabbia, ed è ora vicino a un falò con la sua chitarra e qualche birra. La stessa bambina, sulla stessa spiaggia, è ora cresciuta e cattura l’attenzione del giovane cantante, del quale però non sembra interessarsi. È comprensibile lo stupore del giovane che si ritrova, non sappiamo come, tra le braccia quella persona da cui è legato da questa storia allo stesso tempo normale e magica. Storia di cui conosciamo solo l’inizio, quel 31 di agosto, su quella spiaggia. Il mare, anche quando s’incazza, in questa storia costituisce sia l’ambientazione sia lo spettatore principale: solo lui ha potuto vedere da una prospettiva privilegiata lo scorrere delle vite dei due ragazzi, e il succedersi di quei due momenti così diversi e così legati fra loro.

Nonostante la sua postazione d’ascolto, il mare contribuisce alla storia riportando sulla riva lattine anni ’80, che ricordano l’estate dell’82 in cui era così bello costruire castelli di sabbia; e ricordi che avevi coperto di sabbia, proprio come quella giornata al mare di dieci anni prima.

Antico, sono ubriacato dalla voce…

Antico, sono ubriacato dalla voce ch’esce dalle tue bocche

quando si schiudono come verdi campane

e si ributtano indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro, mare,

ma non più degno mi credo del solenne ammonimento del tuo respiro.

Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento del mio cuore

non era che un momento del tuo;

che mi era in fondo la tua legge rischiosa:

esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Per confrontare a quella appena proposta un’altra visione del mare, può servirci questa poesia di Eugenio Montale, il secondo dei “movimenti” della sezione Mediterraneo, una delle parti finali degli Ossi di seppia. Il poeta si sofferma su un confronto tra passato e presente, proprio come quello narrato in Guardia ’82. Il rumore del mare/padre, come una voce severa ed inflessibile, così durante l’infanzia come più tardi, provoca nell’Io la stessa sensazione di ubriachezza e terrore. L’elemento che determina la differenza tra passato e presente è il senso di inadeguatezza da parte del poeta: il mare, diversamente dall’Io, è in grado di liberarsi dalle sue lordure. In più il pulsare del cuore dell’Io, che un tempo batteva accanto a quello del padre, continua comunque ad esserne un momento. Il movimento di liberazione del mare dalle macerie ci rimanda alle lattine ed ai ricordi di cui ci parla Brunori Sas, ma anche agli stessi ossi di seppia, che sono proprio scarti ritrovati sulla spiaggia di cui il mare si è liberato.

Mediterraneo: uno scorcio del dialogo tra Uomo e Mare

Nella sezione finale degli Ossi di Seppia, Montale propone un poemetto in 9 movimenti intitolato Mediterraneo. Nel loro complesso le poesie presentano come un dialogo di stampo romantico/leopardiano tra l’Io e il mare, in cui emerge una visione tutt’altro che scontata del mare e del suo rapporto con gli uomini. I movimenti, nonostante descrivano momenti di rottura, risultano come in racconto di una sorta di discussione, non diversa da quelle a cui si può assistere in ogni casa, magari tra un padre e un figlio. Da una parte l’Io, un poeta inadeguato e piccolo, costretto a scrivere con le lettere fruste dei dizionari della lamentosa letteratura, un poeta che come Gozzano si vergogna di esserlo e che deve confrontarsi, dall’altra parte, con un mare/padre possente ed impietoso, che provoca nel suo interlocutore straniamento e sicurezza al tempo stesso.

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