Pascoli e De Gregori cantano l’abbandono della città natale per la ricerca di nuove opportunità

Il tema dell’abbandono della città natale per la ricerca di nuove opportunità è una tematica centrale non solo in molti autori della letteratura italiana del ‘900, ma anche in diversi brani del cantautorato italiano.

Nel seguente articolo metterò a confronto il poemetto “Italy” di Pascoli con due brani di due celebri cantautori italiani, ovvero “Titanic” di De Gregori e “Amerigo” di Francesco Guccini.

Giovanni Pascoli: Italy

Giovanni Pascoli scrisse nel 1904 quest’opera, ispirandosi ad una vicenda di una famiglia di Castelvecchio che è costretta a trasferirsi negli Stati Uniti. L’autore con questa poesia vuole soffermarsi sulla perdita di identità e sulle incomprensioni tra chi è partito e la famiglia che invece è ancorata alle antiche tradizioni della patria. L’opera è suddivisa in due canti. Nel primo viene narrata la storia della piccola Maria-Molly la quale venne riportata in Italia dal lontano Ohio, poiché malata di tisi. Viene poi raccontato l’incontro con la nonna, nel quale emergono le incomprensioni sopracitate e che viene utilizzato dall’autore per dare spazio ai suoi celebri sperimentalismi linguistici. Le difficoltà e le differenze linguistiche tra la nonna e la nipote si assottiglieranno e scompariranno definitivamente quando anche la nonna si ammalerà di tisi. Il fatto che quest’ultima poi perirà di tosse suggerisce quasi un sacrificio volontario della donna.

Titanic: De Gregori

Nel 1982 Francesco de Gregori pubblicò il suo ottavo album intitolato Titanic. In questo concept album l’autore voleva affrontare il problema dell’apocalisse, infatti sceglie il Titanic come metafora dell’umanità che, suddivisa in classi, si stava dirigendo verso il fallimento. L’album contiene nove tracce, ma quella che a mio avviso richiama al meglio le tematiche affrontate anche da Pascoli è il brano “Titanic”. In questa traccia infatti l’America viene descritta come la terra della salvezza, tanto che De Gregori dice: << Per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America>>. Bisogna però sottolineare che il grande punto di forza di questo brano sta nella metafora sociale che rappresenta il Titanic. La nave infatti, come la società odierna, è suddivisa in classi e chi si trova in quella più alta gode di maggiori privilegi. È interessante ricordare però che di fronte alla tragedia la classe di provenienza conta ben poco.

Amerigo: Francesco Guccini

Nel 1978 Francesco Guccini pubblicò l’albume Amerigo. Il primo brano si intitola proprio “Amerigo” e racconta la storia del prozio del cantautore, il quale era emigrato negli Stati Uniti in cerca di lavoro. La canzone si apre con l’immagine del protagonista uscente dalla casa di Pavana, nell’atto di chiudersi dietro la porta verde, un atto consueto che però assume un valore eccezionale, infatti quel giorno partirà per l’America. Il legame al paese natale da parte dello zio, durante il soggiorno statunitense, è sottolineato da un verso che recita: << Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell’appennino>>.  È interessante sottolineare come il protagonista del brano descrive i territori americani. Egli infatti trova un’America di “sudore e antracite”, ben diversa da quel mirabolante paese che aveva in mente il giovane cantautore modenese.

Lascia un commento