Come si può conquistare la felicità?

Nella serie di successo How I Met Your Mother i due amici Ted e Barney hanno una visione completamente diversa di come vivere la propria vita per sentirsi realizzati e felici
Come trovarla?
Secondo il filosofo Epicuro non c’è un’età in cui non si possa parlare della felicità: essa è qualcosa di così umano che non si può impedire, da bambini e fin da vecchi, che le persone ne parlino, e soprattutto che la cerchino. Ma il problema sta proprio qui: come possiamo noi, senza un manuale a disposizione, costruirne almeno un pezzetto all’interno delle nostre vite? Guardando “How I Met your Mother” possiamo notare come Ted e Barney non siano diversi da noi in questo, sin dalle primissime puntate: credono di poter scovare la felicità in maniera completamente diversa, si pongono agli antipodi. La differenza può sembrare, a prima vista, nell’oggetto che tentano di raggiungere: Ted punta a sistemarsi cercando la donna della sua vita e il lavoro dei suoi sogni, Barney invece tenta di creare ogni volta serate “leggendarie”, possibilmente con una bella ragazza che il giorno dopo non verrà richiamata.

“Se l’insegui…”
Tuttavia, la loro divergenza più grande non sta nel cosa ricercano, ma nel come intendono raggiungerlo, nel loro metodo. Ted punta su un atteggiamento più “difensivo”, attende un qualche segnale da parte dell’Universo piuttosto che creare i presupposti affinché qualcosa accada, e sarebbe certamente d’accordo con questa frase di Nathaniel Hawthorne:
“La felicità è come una farfalla: se l’insegui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te”.
“Se qualcosa deve accadere, allora accadrà”, direbbe Ted: è il nostro destino a svelarci con il tempo la strada da seguire. Un modo di porsi non troppo lontano dalla scuola stoica: è nella misura in cui l’uomo si adegua al corso del mondo, alla sua logica e al suo principio, che l’uomo può trovare se stesso e sentirsi appagato, in armonia con la realtà. Nulla di tutto ciò per Barney: è solo avendo il coraggio di mettersi in gioco, tentando di uscire dai propri schemi mentali, che ci si può avvicinare a una realizzazione personale. Rischiando, sì, persino di perdere noi stessi per un periodo: ma almeno non saremmo rimasti a guardare mentre le occasioni ci scivolano fra le dita, avremo tentato di rincorrere la felicità piuttosto che sperare che un giorno si accorgesse di noi.

La Campana della Libertà
Secondo il filosofo Bertrand Russell, non è con un atteggiamento eccessivamente introspettivo che si può essere felici. L’introspezione è fondamentale per la conoscenza di noi stessi e della realtà che ci circonda, senza si sarebbe semplicemente superficiali. Tuttavia, essa non deve diventare un mantello nel quale avvolgerci al caldo, al riparo da tutto. Russell, come Barney, crede nel gioco “offensivo”: è solo aprendoci al mondo e agli altri e mettendo in discussione le nostre certezze che si può imboccare la strada verso la persona che si vuole essere, ma che non si ha ancora il coraggio di percorrere. É nel momento in cui ci sforziamo di metterci in gioco che si possono cambiare le cose.
Emblematica è la terza puntata della prima stagione della serie, nella quale Ted rimprovera se stesso di essersi fatto trascinare nell’ennesima folle avventura di Barney: prima all’aeroporto di New York per rimorchiare delle turiste, si ritrovano a Philadelphia insieme a qualche problemino con la polizia. Una volta risolto l’inconveniente, quale miglior momento per visitare la famosa Campana della Libertà della città, e perché no? Essere i primi della storia a leccarla? A questo punto, Ted esplode:
“Io stasera volevo solamente andare nel solito bar, bere il solito drink e vedere la solita gente”.
E Barney risponde:
“I nostri padri fondatori morirono per darci la felicità, giusto? Non per farci stare seduti ad aspettarla. Ora, se vuoi possiamo andare allo stesso bar, bere lo stesso drink e conoscere la stessa gente, o possiamo leccare la Campana della Libertà”.
Sì, Ted alla fine andrà. Ma qui in gioco non c’è solo il fatto di leccare una cosa che, a detta sua, “sapeva di monetine”: la Campana della Libertà diventa il simbolo di come solo osando, rischiando e andando oltre se stessi si possa trovare la strada della felicità.