Il Superuovo

Opera, autore e copyright: ecco come questi concetti si applicano alle origini della letteratura italiana

Opera, autore e copyright: ecco come questi concetti si applicano alle origini della letteratura italiana

Al giorno d’oggi ormai tutti sappiamo cosa si intende per copyright: colui che realizza un qualsiasi prodotto, ne è il titolare e ne detiene i diritti derivati, definiti appunto “diritti d’autore”. Ma è sempre stato così?

Immagine tratta da medioevoinumbria.it

Per noi oggi è normale vedere sui prodotti il seguente simbolo © che identifica un qualsiasi prodotto “protetto” dai diritti d’autore. Questa piccola c inserita in un cerchio indica che l’oggetto fisico o virtuale che stiamo guardando, è stato ideato da qualcuno e che la sua riproduzione è protetta dalla legge. Qualcosa di simile al copyright è l’idea di brevetto, concetto che intorno alla metà del XV secolo. Nel momento in cui si scopriva qualcosa di nuovo o si ideava un particolare tipo di oggetto, ci si recava all’ufficio brevetti e si depositava la propria invenzione: così facendo nessuno poteva rivendicarne la creazione. Vediamo se è sempre stato così e come i primi autori non traevano alcun guadagno (se non meramente formale), dalla diffusione delle loro opere. E a volte i loro nomi non sono neanche giunti fino a noi…

La letteratura delle origini

Se vogliamo acquistare un libro, uno qualsiasi, al giorno d’oggi non dobbiamo neanche uscire di casa o, al massimo, recarci nella prima libreria e acquistare il libro. Ieri non era così: se volevano avere un libro o una raccolta era necessario che ne commissionassimo la copiatura o che lo copiassimo noi stessi.Tra il Duecento e il Trecento nel sud Italia si sviluppa la letteratura siciliana; di questa abbiamo ancora numerosi codici ma pochissimi nomi di autori. Gli ambienti letterari erano così ristretti che non era necessario scrivere il nome dell’autore, semplicemente lo si sapeva e ci si limitava a copiarne l’opera. Così, nomi che allora erano noti, non sono giunti fino a noi. Il nome dell’autore non viaggiava con la sua opera. Quando le poesie della scuola siciliana passano in Toscana vengono addirittura modificate e riproposte nella lingua allora in uso. Per noi modificare il testo di un’altra persona è inconcepibile.

La firma

Quando noi oggi scriviamo qualcosa da pubblicare siamo soliti firmarci: una volta questa pratica era in uso solo per le lettere. Per questo anche di scrittori molto noti noi non abbiamo le opere autografe. Spesso gli autori si avvalevano dell’aiuto di un copiatore e quindi il manoscritto non si diceva autografo ma idiografo. Dal manoscritto autoriale poi venivano fatte copie di copie e ancora oggi uno dei compiti della filologia è quello di ricostruire le famiglie di manoscritti.

Dante

Forse non tutti ne sono al corrente ma noi non sappiamo cosa abbia scritto Dante. Sembra curiosa come affermazione ma le cose stanno proprio cosi: i manoscritti che circolavano della Divina Commedia erano così tanti e, in alcuni luoghi, così diversi tra loro, che tuttora non abbiamo ritrovato il manoscritto dantesco. Innumerevoli studi hanno portato alla creazione dell’edizione della Divina Commedia che noi compriamo in libreria ma non dobbiamo pensare che sia l’unica versione esistente, né che sia sicuramente l’ultima volontà autoriale.

Petrarca

Immagine presa da digit.vatlib.it su cui è presente l’intero codice digitalizzato

Un caso diverso è invece quello di Petrarca poiché abbiamo il manoscritto idiografo e in parte autografo del Canzoniere. Grazie a questo, siamo sicuri che l’opera che leggiamo corrisponde all’ultima volontà autoriale, tuttavia ci sono altri problemi con cui fare i conti. Il testo del Canzoniere è molto lungo e in certi luoghi presenta degli errori: quante volte anche a noi capita di fare errori copiando da qualcosa che abbiamo scritto? Ciò succedeva anche ieri e, generalmente, gli autori moderni modificano solo nel caso in cui gli errori siano involontari. Nel manoscritto petrarchesco gli errori autografi sono davvero pochi, ma è possibile rinvenirne qualcuno nella parte di testo copiata dal copista.

Boccaccio

Il caso di Boccaccio è un po’ particolare e fa sorridere gli esperti del genere. Il codice autografo del Decameron è giunto fino a noi ma Boccaccio è conosciuto per essere un pessimo copista di sé stesso. Boccaccio era estremamente distratto e gli errori che riscontriamo leggendo i suoi manoscritti sono davvero molti. Questo è però un buon esempio di errore d’autore che di solito gli autori moderni tendono ad emendare.

La stampa

Con l’avvento della stampa, sopratutto intorno al XVI e XVII secolo, la questione si è in parte risolta ma non tutti si fidavano a pubblicare le proprie opere con il proprio nome. Se infatti quando nasce la stampa ormai Dante, Petrarca e Boccaccio sono morti e quindi la stampa delle loro opere è curata da altri, non sempre è cosi. Siamo infatti negli anni della censura: gli autori talvolta temevano che le loro opere fossero messe all’indice. Questo avrebbe comportato una perdita economica, nel migliore dei casi, anche una sanzione. Un esempio è quello di Ugo Foscolo: quando escono Le ultime lettere di Jacopo Ortis, il nome dell’autore non è presente. Naturalmente negli ambienti letterari si sapeva che l’opera era sua, ma nessun nome sulla copertina.

 

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