Il Superuovo

“La frontiera” descritta da Leogrande in cui pace e crudeltà decidono i destini dell’umanità

“La frontiera” descritta da Leogrande in cui pace e crudeltà decidono i destini dell’umanità

PACE: un simbolo e una parola per cui molti dimenticati muoiono, ma Leogrande ricorda e pubblica “La frontiera”

Sono passati sessantadue anni dalla creazione del simbolo della pace, icona che ci riporta alla mente le proteste e le manifestazioni che vennero fatte nel corso della Storia nel mondo. Ma c’è un problema che tocca ancora l’esistenza di migliaia di persone e di cui si è smesso di parlare: l’immigrazione. Su questo tema si concentra “La frontiera“, il libro travolgente di Alessandro Leogrande.

La nascita del simbolo della pace

Il 21 febbraio 1959 venne ideato il simbolo della pace in un momento drammatico per il mondo. La Seconda guerra mondiale si era conclusa, ma i rapporti tra gli Stati non erano pacifici. Emergevano le due superpotenze: USA e URSS e la Terra era divisa in chi appoggiava gli americani e chi i russi. La sensazione di una guerra imminente era palpabile. Ci si aspettava lo scoppio di un vero e proprio massacro, timori ampliati dalla minaccia nucleare che caratterizzava entrambi gli schieramenti e gli armamenti.

Davanti a questa situazione si affermò il Direct Action Committee Against Nuclear War (Dac), un’organizzazione giovanile di protesta contro i test nucleari voluti dal Atomic Weapons Establishment. Il gruppo organizzò le sue prime manifestazioni in Inghilterra, chiedendo il disarmo di tutti i Paesi. Tra loro comparve Gerald Holtom che cercò di unire l’iniziale di nuclear con quella di disarmament, ponendole all’interno di un cerchio che indicava la Terra. Il simbolo fece il suo debutto finale durante la marcia del 1959 diretta alla fabbrica d’armi di Aldermaston. Da quel momento in poi divenne un’icona fondamentale presente ad ogni protesta.

Tra i dibattiti più importanti del mondo vi è un problema, non ancora risolto, che vede protagoniste migliaia di persone che scappano da luoghi attraversati da perenni conflitti. I media internazionali hanno smesso di concentrarsi sul tema dell’immigrazione a causa della situazione Covid e alle crisi di governo, almeno per quanto riguarda l’Italia. Alessandro Leogrande nel 2015 pubblica il romanzo “La frontiera“.

“La frontiera” di Alessandro Leogrande

Con il libro “La frontiera” Leogrande vinse nel 2016 il Premio Pozzale Luigi Russo e venne inserito tra i finalisti  per il Premio Internazionale Tiziano Terzani. Il suo è un romanzo che racconta le storie di coloro che “ce l’hanno fatta”, che sono riusciti a raggiungere l’Italia e lasciarsi alle spalle il mondo di orrori in cui vivevano. I racconti sono drammaticamente realisti e in modo travolgente ti riportano su quella linea immaginaria che è di tutti e di nessuno. Un luogo dove vengono decisi i destini di centinaia e centinaia di uomini.

Attraverso le parole dello scrittore e dei suoi protagonisti conosciamo i trafficanti, i baby-scafisti e la vita degli eritrei costretti a scappare dalla dittatura che si è instaurata nel loro Paese. Raggiungiamo le frontiere greche e quella dei Balcani, ci scontriamo con i soprusi che si celano dietro “persone normali”. Si parla di indifferenza e quest’opera ci mette davanti alla domanda: dove eravamo noi, mentre il mondo si trovava davanti a questa violenza? Leogrande scrive:

Se le coste europee non possono essere che frontiera, tanto vale provare a fissare sulla sabbia alcuni dettagli, alcuni brandelli di esistenza, che altrimenti verrebbero meno col venir meno delle persone. La frontiera è un termometro del mondo. Chi accetta viaggi pericolosissimi in condizioni inumane, attraversando i confini che si frappongono lungo il suo sentiero, non lo fa perché votato al rischio o alla morte, ma perché scappa da condizioni ancora peggiori. O perché sulla sua pelle è stato edificato un mondo che gli appare inalterabile.

Scoprendo uno scrittore: Alessandro Leogrande

Alessandro Leogrande (1977-2017) fu uno scrittore e giornalista. Lavorò per testate e riviste come Internazionale, Gli asini, l’Unità, il manifesto, Panorama, Una città, il Riformista, Nuovi Argomenti, il Fatto Quotidiano, La terra vista dalla luna, Pagina99, Minima&Moralia. Collaborò anche con il Corriere del Mezzogiorno, Fuoribordo, Lo Straniero e ha condotto delle trasmissioni per Radio 3 RAI e Radio Svizzera Italiana.

Ha scritto di immigrazione, mafie, sfruttamento dei braccianti stranieri e di movimenti di protesta. è morto improvvisamente nel 2017 e il padre ne ha voluto ricordare l’impegno in difesa dei più deboli, di coloro dei quali si parla raramente. Leogrande appare quindi come un autore rivoluzionario che si batte per la pace, per gli interessi di coloro che il mondo cancella o cerca di dimenticare. Tirana, la capitale dell’Albania, nel 2018 gli ha dedicato una strada, in suo ricordo.

A bordo del battello della Guardia costiera c’è un viavai di gente. Gambe che si muovono, piedi che scattano, mentre gli uomini avvolti nella tuta si alzano dal mare. Tra le onde, in uno spicchio blu scuro davanti al battello, alcuni corpi galleggiano gonfi, le gambe divaricate, in un mucchio indistinto di colori. Nel trambusto generale, il corpo di un bambino viene adagiato sulle assi di legno del ponte. Avrà un anno, un anno e mezzo al massimo, la maglietta rossa, i capelli arruffati, le guance paffute. L’acqua defluisce dalle membra. La testa poggia su un lato, sotto il sole. Inerme.

 

 

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