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One Piece stupisce ancora: Queen (e i cyborg) tra scienza e realtà

One Piece stupisce ancora: Queen (e i cyborg) tra scienza e realtà

One Piece è un manga di fama mondiale, la cui controparte animata si sta avvicinando all’episodio 1000. Se non siete in pari con la storia e non desiderate spoiler, non proseguite la lettura.

Onigashima: l’isola su cui si stanno svolgendo gli ultimi avvenimenti (https://onepiece.fandom.com/it/wiki/Onigashima)

Nel corso di questi venti anni, il genio di Eiichiro Oda ci ha abituati ai personaggi più strampalati. Dal ragazzo di gomma, a spadaccini in grado di tagliare la pietra, fino a pirati in grado di controllare elementi della natura e trasformarsi in animali leggendari. Tra questi ci sono anche i cyborg: oltre al nostro amato Franky, infatti, altri personaggi della saga hanno dimostrato di essere parte di questa categoria. Oggi ci addentriamo nella storia di uno dei più potenti apparsi finora: Queen.

Queen: pirata, cyborg e specialmente brachiosauro

Ebbene sì. Per chi non lo conoscesse, Queen non è solo un cyborg. Reclutato da Kaido, definito la creatura più potente del mondo, per essere uno dei suoi luogotenenti, detti ‘superstar’ all’interno della loro ciurma, Queen è un uomo imponente, grasso, e con la capacità di trasformarsi in un brachiosauro. Questa abilità, data da un frutto del mare, è simile a quelle possedute da King e Jack, i suoi parigrado. Questi si trasformano rispettivamente in uno pterodattilo e un mammut lanoso, anch’essi estinti. Tornando a Queen, negli ultimi capitoli il pirata sta dando sfogo alla sua potenza, utilizzando le sue protesi meccaniche come armi. Egli si sta infatti scontrando contro Sanji gamba nera, il cui padre Judge lavorò con Queen stesso. Nonostante la sua spietatezza verso i nemici, Queen si è spesso dimostrato il meno serio tra le superstar. Lo si vede spesso scatenarsi in balli sfrenati e cantare con i suoi sottoposti, e il suo caratteristico sigaro assieme agi strani baffi, lo rendono oramai persino simpatico. Come sempre Oda ci insegna a non disprezzare i nemici, talvolta appigliandosi al ridicolo. Questo suo carattere quasi giocoso lo discosta del tutto dalla figura di King, che invece mantiene la sua crudeltà dentro e fuori dal campo di battaglia. Nonostante ciò, Oda riesce a dare anche a Queen una profondità e un’importanza non indifferenti, come ha fatto con altri personaggi all’apparenza buffi (ricordiamo il caso del Senor Pink). Insomma, chi meglio di lui potrà essere un formidabile avversario per il cuoco più amato della storia dei manga? Detto questo focalizziamoci ora su qualcosa di ancor più interessante, e per cui Oda non è certo povero di particolari.

Queen trasformato in Brachiosauro

La tecnologia di Queen

Queen non è il primo cyborg ad essere apparso in One Piece. Nella stessa ciurma di Cappello di Paglia, protagonista della storia, è presente Franky. Quello che Queen e Franky hanno in comune, è l’essere cyborg “self made”. Letteralmente, self made. Entrambi infatti si sono sostituiti in autonomia le parti del corpo: Franky in seguito all’incidente ferroviario, Queen in un momento non ben precisato della storia. Queen ha conosciuto e lavorato con niente di meno che Vegapunk, lo studioso più all’avanguardia dell’intero mondo di One Piece, e si possono notare infatti somiglianze tra il suo design e quello dei Pacifista. Non è da escludere che per la modifica di Orso e la creazione delle armi umane, Vegapunk si sia rifatto alle ricerche sue e di Queen. Ad ogni modo, Queen ha modificato quasi tutto il suo corpo. Il suo braccio sinistro, che nelle prime apparizioni era in parte coperto da un guanto, è totalmente meccanico, e segue la sua trasformazione in brachiosauro diventando una zampa all’occorrenza. Ha inoltre installato diverse armi nella sua bocca, tra cui una mitragliatrice e un raggio laser. L’origine di questo raggio non è ben chiara, in quanto difficilmente è stato ricavato dal frutto di Kizaru come nel caso dei Pacifista. Oltre a queste modifiche, Queen ha aggiunto dei dispositivi per potenziare e allungare diverse sue parti del corpo, tra cui le braccia e la coda quando è in forma animale. Per farla breve quindi, Queen è finora uno dei cyborg più interessati incontrati, totalmente diverso dal genere di Eustass Kidd ad esempio, ma non per questo meno pericoloso e potente. Facciamo ora un salto da One Piece alla nostra realtà: come funzionano qui le protesi? Esistono i cyborg?

Queen spara laser dalla bocca, ma la sua vera passione sono i laser da discoteca (fonte: pexels)

Cyborg e protesi nella realtà

Nella vita reale ovviamente, non esiste nulla di simile a Queen. Ciò che però più ci si avvicina sono le protesi altamente avanzate che si stanno sviluppando negli ultimi anni. Un argomento in particolare molto discusso al riguardo sono i materiali utilizzati per la loro realizzazione, e più in generale in ambito biomedico. Se ci pensate, non è un problema da poco: una protesi non è altro che un corpo estraneo direttamente in contatto con i nostri tessuti. Per questa ragione i materiali di cui è costituita devono rispettare rigidi canoni. Pensate all’esempio più banale: una protesi dentale. La nostra bocca è un accesso perfetto per polmoni, esofago e sistema circolatorio. Ragion per cui, i materiali che vi entrano devono essere testati e adatti. Ad esempio, non possono disgregarsi liberando molecole nocive. La situazione si complica ancora di più nel caso di protesi interne. Nel secolo scorso furono numerose le ricerche sui metalli e sulle leghe che potessero o meno essere usati per le protesi, e che soddisfacessero anche le richieste strutturali dei singoli casi. La prossima volta che incontrerete la vostra anziana zia con la protesi all’anca, sappiate che dietro c’è il lavoro non solo dei medici, ma di numerosi ingegneri biomedici e dei materiali che hanno studiato la lega più adatta per aiutare vostra zia ad arrivare sana e salva al pranzo di Natale. Un altro punto importante nella progettazione e negli impianti delle protesi risiede nelle giunture tra diversi pezzi: i collanti e le resine usati devono essere altrettanto adatti a stare a contatto con i tessuti umani, ma al contempo avere ottime proprietà. Si tratta in sostanza di utilizzare colle e resine con prestazioni simili a quelle dell’edilizia o dell’automotive, ma non invasive o pericolose per il nostro corpo. Negli ultimi anni la ricerca sta guardando ai polimeri non solo come resine o collanti, ma anche come parti strutturali: spesso questi materiali sono più versatili rispetto ai metalli, ma come nel primo caso, necessitano di sperimentazione, verifiche e molta ricerca. Se poi pensiamo che diverse protesi all’avanguardia necessitano anche di circuiti ed elettricità, come già accade nei pacemaker che ogni anno salvano centinaia di migliaia di vite, è facile intuire come si complichi la situazione. I metalli infatti sono spesso ottimi conduttori per elettricità e calore. Per questa ragione non bisogna tenere conto solo della possibile degradazione o invecchiamento della protesi, ma anche delle specifiche proprietà del materiale. Le protesi, insomma, non sono un argomento così semplice come Oda a volte fa sembrare, ma per ovvie ragioni di trama, non può star certo a scrivere un intero trattato di medicina su come Queen sia riuscito a trasformare il suo braccio in un frullatore per nemici. Se allora ci immaginiamo per un attimo di trasportare Queen nella nostra realtà diventerebbe un uomo, con evidenti problemi di peso, e un braccio prostetico. Per sua fortuna, rimarrebbe quantomeno un gran ballerino.

L’ingegneria dell’automazione e l’intelligenza artificiale stanno entrando nel mondo delle protesi, per una migliore efficienza e per ridare il sorriso a molte persone (fonte: pexels)

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