Odiare non è un tuo diritto, ma una concessione

Seguendo un certo indirizzo di pensiero si potrebbe senza problemi affermare che il male si misuri con il tatto, come dicono gli “Eugenio in via di gioia” nella loro canzone “Obiezione“.

Il male c’è se lo si sente, se lo si vede e soprattutto se lo si tocca. Questione difficile, opinabile, ma sicuramente convincente. Insomma, un pedofilo non ha fatto nulla di male finché non molesta nessuno, o finché non finanzia l’industria pedopornografica cercando di ottenere del materiale per il proprio piacere personale. Di cosa lo si vuole accusare? Di avere in sé qualcosa di sbagliato anche se l’intenzione non è quella di esercitarlo? Così un pedofilo risulta intoccabile finché non agisce, finché non interagisce con i tuoi sensi per mostrarti che il male c’è, che il male esiste e deve essere punito.

Il male così si misura con l’effetto che esso ha sugli altri e sulla società, grazie al fatto che esso si manifesta come tale, e non resta piuttosto un male solo per chi lo subisce. Pensare che la pedofilia sia un problema solo per le disgraziate vittime è giusto, sì, ma forse anche superficiale. Si parla di una perversione, insomma, un pedofilo è un condannato, una persona che o farà del male o perirà sotto il peso di se stesso.

Una foto di un gruppo di “sentinelle in piedi” a Genova. Le sentinelle in piedi sono un gruppo di persone che vegliano nelle piazze, in silenzio, tutti rivolti verso la stessa direzione e a due metri l’uno dall’altro. Le loro veglie sono dirette contro “il male e la menzogna”, in particolare contro l’affermazione dei diritti della comunità LGBTQ. Crediti foto: ilsecoloxix.it

Già, il male si misura con il tatto. Quanti pensieri sono finanziati da questa idea. Insomma, cosa fa un omofobo di male finché si limita solo a cambiare marciapiede davanti ad una persona transgender? Cosa fa di male un omofobo finché si limita solo a pensare “che schifo” senza mai esternarlo? Un omofobo e un pedofilo, poi, sono casi estremamente diversi. Nel caso della pedofilia si parla di perversione, psichiatria e castrazione chimica. Nel caso di un omofobo si parla di odio, paura e sofferenza (personale dell’omofobo).

L’omofobia è prima di tutto paura, sofferenza nella persona che la prova, che poi viene disgraziatamente tradotta in odio, del peggiore dei tipi, che si sfoga e si diffonde lungo i capillari della società, danneggiando tutti quei membri che ne sono bersaglio. Membri che non sono poi più in grado di perseguire il proprio benessere mentale nel corso della loro vita all’interno della società.

Non è vero che l’omofobia è un male che si misura con il tatto. Non basta limitarsi ad odiare silenziosamente, nella propria testa. Non è un vero bene fermarsi col non esternare il proprio odio. Odiare non è un tuo diritto, non hai il diritto di odiare a priori degli incolpevoli.

Viviamo in un’epoca in cui tutti i discorsi legali e morali finiscono, in qualche modo, a parlare di diritti, diritto a questo e a quello, di “libertà di” e così via. Odiare non rientra in questa categoria: non è una libertà, non è un diritto, è un male, punto.

Se poi si volesse argomentare su che cosa sia il bene e cosa il male, ci si fermi a considerare quel “tatto” grande misura della nostra morale. Nel momento in cui un sentimento rappresenta una sofferenza per chi lo prova, una sofferenza per chi lo subisce e un danno per la società intera, come si fa anche solo a pensare che esso possa essere un bene anche in minima parte? Come si fa a pensare, anzi, che esso non sia un male in sé e per sé? Senza scomodare alcuna morale divina e superiore, trascendentale lungo la nostra esistenza. In questi ragionamenti, il riferimento all’omofobia è chiaro ed esplicito

Il 29 gennaio 2015 durante la notte vengono appesi numerosi striscioni omofobi in diversi licei di Roma. Crediti: repubblica.it

Una società esiste e funziona affinché un individuo possa non solo essere libero di perseguire il proprio benessere economico, ma soprattutto affinché ognuno possa trovare le condizioni adatte a poter coltivare il proprio benessere morale, per sé e per gli altri. Impedire che anche una minima parte della popolazione sia libera, nella correttezza, di perseguire la propria felicità non disturbata e non perversa è un sopruso, un gravissimo sopruso, esercitato da tutti quei membri della società che portano avanti una mentalità discriminatoria verso una simile parte della popolazione.

Secondo un recente sondaggio condotto da Euromedia Research il 12,8% degli elettori italiani si sarebbe dichiarato appartenente alla comunità LGBTQ+. Restringendo la considerazione della popolazione a un simile dato, come si può permettere che una così significativa percentuale delle persone sia incapace di essere felice? Come può un governo permettere tutto ciò? Come si può sostenere che milioni di persone non debbano essere felici solo per una propria paura personale o una convinzione non verificata? Come può tutto ciò essere un tuo diritto?

Non è vero che odiare in silenzio non è dannoso e non è un male. Non è vero che essere omofobi in silenzio o essere razzisti in silenzio non crea danno ai membri bersaglio di un simile, riprovevole odio.

Gli arcinoti Gay Pride non sono proteste, non sono rivolte né insurrezioni. Non portano con sé violenza né imposizione. Sono manifestazioni di orgoglio, “pride“. Nessuno sta violentando la tua psicologia distorta dal bene. Davanti a te, piuttosto, c’è solo una parte di popolazione stanca di subire i “diritti” degli altri, stanca di nascondere una parte di sé che mai sarà dannosa, e che mai avrà motivo di essere cambiata o modificata. Dentro al Gay Pride c’è una parte della comunità, in cui noi tutti viviamo, che finalmente si afferma, nel più significativo dei modi, ovvero con orgoglio. Bella cosa eh?

Queste manifestazioni servono a mettere in evidenza tale orgoglio, a dire “ehi, nella tua società vorremmo essere felici anche noi!”, a fare capire che le cose così non vanno, che non ci si può dimenticare del male che una parte della comunità subisce quotidianamente. Queste manifestazioni servono a far capire che la mentalità omofoba è sbagliata, punto, e che è destinata a morire.

Portarla avanti silenziosamente significa quindi portarla avanti in ogni caso, non debellarla,  e continuare a nutrire e a far crescere quell’odio che a molti sta negando la felicità, che sta costringendo molti a vivere una vita di sofferenza, senza alcuna colpa, senza alcun motivo.

Foto di una della numerose manifestazioni contro il razzismo che hanno luogo negli USA, in difesa della popolazione afroamericana, spesso ingiustamente bersagliata e vittima di pregiudizi.
Crediti: fanpage.it

Portarla avanti silenziosamente non è un tuo diritto. Mentre è un diritto fare giudizi e avere opinioni riguardo alle questioni quotidiane e non, non è un tuo diritto detestare una manifestazione solamente perché di stampo omosessuale, e non è un tuo diritto provare disprezzo verso una certa quantità di persone solo perché omosessuali.
Avere un’opinione motivata per quanto negativa non è un male, mentre l’odio generalizzato è un male, e proiettare la propria sofferenza sugli altri facendoli a loro volta soffrire è un male, e non è un normale giudizio come tutti gli altri.

In tutto questo discorso, poi, va esclusa la considerazione di quell’odio che nasce da cause particolari e contingenti, ovvero di tutti quei sentimenti di odio particolari che nascono a partire da cause contingenti esterne. Si sta parlando infatti dell’odio generalizzato, sentimento che nasce a priori nel profondo, che viene dall’interno, diretto verso una precisa categoria al di là degli individui particolari, senza alcun riferimento a cause esterne contingenti.

L’omofobia è qualcosa di profondo, che tocca grandi paure e problematiche inconsce, difficili da vedere e da affrontare. L’omofobia non si risolve con un semplice “smettila!” o una semplice presa di coscienza del suo essere sbagliata. L’odio non è un piccolo falò, ma è piuttosto un enorme incendio, che divampa minaccioso e mette a serio rischio l’esistenza di chiunque ne venga travolto. Un incendio difficile da estinguere, anche con la buona volontà, legato com’è alla parte irrazionale che è in noi.

Per questo motivo, l’odio non è un tuo diritto, ma una concessione a carico della società intera nella sua unione morale. Io, coscienza comune sociale, ti concedo di continuare a provare odio generalizzato e a priori e sentire la tua omofobia, ma a patto di combatterla, a patto di contrastarla con la presa di coscienza che quello è un sentimento che va incanalato, modificato, affrontato e debellato dalla società.

L’odio, al di là di tutte le problematiche che porta con sé, è un sentimento tipicamente umano, impossibile da debellare completamente, e che quindi fa parte della nostra irrazionalità come tutti gli altri sentimenti. Sarebbe futile infatti vietare a qualcuno di provare odio, in quanto innanzitutto egli proverebbe istantaneamente odio verso colui che glielo proibisce.

Per questo nel lungo processo di debellamento delle discriminazioni di ogni tipo è necessaria anche comprensione verso coloro che odiano, in quanto dichiarare una vera e propria guerra significherebbe nient’altro che creare altro danno e altro odio.

Il 18 agosto 2011, sette anni fa, in occasione dell’arrivo di Papa Benedetto XVI a Madrid numerose coppie omosessuali decisero di baciarsi davanti all’importante personalità cristiana.
Crediti: queerblog.it

Il tuo odio silenzioso, la tua omofobia o il tuo razzismo silenziosi sono concessioni della società nella sua coscienza morale, che ti dà l’occasione di poter essere anche tu un membro funzionale della comunità ed una persona diretta a conseguire il bene.

L’odio non è un tuo diritto. E se il male si misura con il tatto, perseguirlo silenziosamente significa creare le condizioni affinché esso si possa verificare anche materialmente.

Giovanni Ciceri