Il Superuovo

Non solo Giuseppe Conte: ecco tutte le crisi di governo che sono avvenute in Italia

Non solo Giuseppe Conte: ecco tutte le crisi di governo che sono avvenute in Italia

Il premier italiano è solamente l’ennesima fotografia di un Esecutivo in caduta libera. L’Italia ha una storia di crisi governative.

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Dal 1946 in poi la nostra nazione ha attraversato ben 66 crisi di governo. Le durate furono variabili. Tuttavia l’8,3% del periodo istituzionale lo si è passato tra consultazioni e disaccordi vari. Ecco riportate di seguito, le decadenze più famose in Italia.

Governo Prodi I e II: la congiura della sinistra

Scritto così, sembrerà il titolo di un nuovo film di George Lucas. Ma i governi presenziati da Romano Prodi, ex leader del partito socialdemocratico L’Ulivo (ora confluito nel PD), sono stati tra i più rappresentativi della Seconda Repubblica. Nel primo, poiché si è assistita all’entrata dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo. Nel secondo perché per la prima volta si è assistito ad una cospicua riscossione delle tasse a seconda del reddito familiare, e di conseguenza a delle politiche economiche di prestigio.
Nonostante Romano Prodi si fosse presentato come un premier pronto al dialogo, entrambe le crisi avvennero per mano della sinistra. La prima avvenne nel 1998 per via di un mancato appoggio da parte di Rifondazione Comunista, all’epoca guidata dal sindacalista Fausto Bertinotti. Anche se, secondo fonti ufficiali il partito stesso volle appoggiare in un primo momento il governo Prodi.
La seconda avvenne nel 2008 con una mozione di sfiducia, a causa dell’uscita dell’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella dovuta a dissidi interni. In particolare, si rammentava che a quest’ultimo non venisse riconosciuta la difesa da parte del governo, per via di alcune controversie nel suo partito UDEUR.
Con quest’ultima crisi, si chiuse il ciclo “prodiano”. Ma possiamo sempre ammirare ‘il Professore’ nella fantastica imitazione di Corrado Guzzanti.

Governo Dini: queste dimissioni che ‘non si hanno da fare’

Non tutti conosceranno il governo presieduto da Lamberto Dini, economista di spessore politico, nonché fautore della riforma omonima. Quest’ultima contribuì all’istituzione di un sistema pensionistico schematico, basato sul modello previdenziale universale. Che abbiamo tutt’ora! Il governo Dini venne appoggiato sia dal PDS, che dalla Lega Nord. Un evento impensabile oggi, viste le due fazioni dissacranti nei valori politici.
Tuttavia la crisi di governo che si scaturì alla fine del 1995, fu la più lunga della storia italiana. Dini voleva già rassegnare le proprie dimissioni in quell’anno, ma il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro lo obbligò a presenziare in Parlamento. E di conseguenza, si dovette aspettare l’11 gennaio del 1996, per ufficializzarle. Ma nonostante il conferimento dell’incarico di formare un nuovo esecutivo al professore Antonio Maccanico, si dovettero aspettare un bel po’ di giorni per il passaggio delle consegne. Quanti? Il 21 aprile dello stesso anno ci furono le elezioni politiche. Mentre il 18 maggio, venne istituito il nuovo governo, preseduto da Romano Prodi. Ben 127 giorni passarono dalle dimissioni di Dini.

 

 

File:Vladimir Putin with Lamberto Dini-1.jpg - Wikipedia
L’ex-presidente Lamberto Dini e l’ancora attuale presidente della Russia Vladimir Putin.

Governo Berlusconi IV: una crisi rapida ed indolore

Se da una parte abbiamo avuto la crisi di governo più lunga, quella passata con il quarto governo Berlusconi nel 2011 è certamente l’opposto. Ben 3 giorni per eleggere Mario Monti come nuovo capo del governo!
Di certo è che già da prima la questione era piuttosto tesa, con il ‘Cav’ che aveva numerosi estimatori tra la destra liberale. Ma anche diversi suoi detrattori, le cui accuse mosse rimangono ancora tutt’ora a galla. In particolare, si deve anche a Berlusconi il fatto di aver portato l’Italia in una fase di crisi economica, le cui cause sono da riferirsi però al periodo della Grande Recessione. Basti pensare alla folla oceanica che rimase in attesa sotto il Quirinale nel giorno delle sue dimissioni, festeggiando goliardicamente come se andasse via un dittatore.
Persa la fiducia delle Camere, e quella degli italiani, a Berlusconi restò una cosa da fare. Ricandidarsi! Che gran ‘testa di Cav’!

Questa foto di Berlusconi è tutto ciò che rimane del berlusconismo

Ma quindi la crisi di governo non è un atto straordinario?

Purtroppo no. In Italia abbiamo una salda tradizione di premier che ad un certo punto vengono contestati nel mentre del loro mandato. ‘Solamente Bettino Craxi e Giulio Andreotti governarono alla fine con pochi intoppi nei loro compiti istituzionali’ diremmo noi. I tempi cambiano e purtroppo trovare delle solide maggioranze nel governo diventa sempre più complicato. Toccherà vedere come si muoverà il probabile neo-governo tecnico presieduto da Mario Draghi, pezzo grosso nell’economia europea. Di certo aspettiamoci un aumento repentino delle tasse, se l’ex-presidente della BCE dovesse seguire la sua politica. Stiamo parlando pur sempre dello stesso personaggio che ha combattuto con il suo Quantitative Easing sproporzionato, la deflazione (l’abbassamento dei prezzi in generale, dovuto ad un aumento del potere di acquisto monetario). Aspettiamoci di conseguenza un innalzamento dell’inflazione.
Dall’altra parte però è sempre un bene potersi presentare in Europa con un uomo dal CV florido come quello di Draghi. Basti pensare agli investimenti finanziari sul mercato italiano, che al suo nome, si sono alzati spavaldamente. E soprattutto un economista del suo calibro saprà come spendere e dove, i soldi del Recovery Fund.
Sembrerebbe quindi un ritorno del Re. Un re ‘vestito’ di banconote.

Chi è Mario Draghi - Il Post

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