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Non ritieni il tuo corpo abbastanza attraente? Spesso è una questione di prospettiva

Uno studio condotto tramite l’utilizzo della realtà virtuale, ha dimostrato che tendiamo a considerare il nostro fisico più attraente se visto in terza persona.

 

Un gruppo di ricercatori del Experimental Virtual Environments (EVENT) Lab dell’Università di Barcellona ha analizzato le differenze tra il come pensiamo di vedere noi stessi ed il come vediamo il nostro corpo da una prospettiva esterna. In generale, è emerso che in molti casi, si tende ad avere una percezione errata del nostro aspetto. Questa condizione in alcuni casi può portare a problematiche che riguardano anche la psicologia di una persona, sfociando in patologie, quali disturbi del comportamento alimentare (DCA). Tramite l’utilizzo della realtà virtuale, i ricercatori sono stati in grado di fornire una nuova visione di sé stessi ai partecipanti. Questa tecninca potrebbe avere futuri impieghi nel trattamento dei DCA.

Uno dei partecipanti con la tuta “Optitrack” ed il visore. Frontiersin.org

Il progetto

Lo studio è stato svolto tramite la partecipazione di 11 maschi e 12 femmine, studenti dell’Università di Barcellona, di età compresa tra i 18 e i 38 anni. Gli studenti sono stati scelti tramite due questionari riguardanti il livello di soddisfazione del proprio fisico e i disturbi alimentari ed alti punteggi alle risposte dei due questionari, mostrava una tendenza a disturbi alimentari. Questo era il criterio di esclusione alla ricerca. Il team ha utilizzato la realtà virtuale per creare tre avatar per ogni partecipante: uno strutturato sulla base delle misure che ogni partecipante attribuiva al proprio corpo, uno ideato sulle forme ideali del proprio corpo e l’ultimo strutturato in base alle reali misure. I partecipanti hanno ricevuto esclusivamente informazioni generali riguardanti l’esperimento e lo scopo del progetto è stato spiegato esclusivamente al termine della ricerca. Una volta creati i tre modelli virtuali, i partecipanti sono stati immersi nella realtà virtuale per osservare i tre avatar da due differenti prospettive, in prima e terza persona, chiedendo volta per volta giudizi estetici dei tre diversi modelli.

I risultati

Nella prospettiva in prima persona, i partecipanti erano incorporati nel loro modello virtuale e presentavano recettori tattili sulle loro mani e gambe. I partecipanti di sesso femminile hanno valutato l’avatar basato sulla percezione delle misure del proprio corpo, in maniera negativa, con una percentuale di grasso maggiore rispetto agli altri due modelli. Inoltre gli avatar corrispondenti all’immagine reale e a quella ideale del proprio corpo, sono stati maggiormente apprezzati e considerati più attraenti visti in terza persona. Questi risultati mostrano che, per i soggetti di sesso femminile, osservare il proprio corpo in terza persona lo porta ad essere considerato maggiormente attrattivo. I partecipanti di sesso maschile non hanno invece considerato l’avatar strutturato in base alla percezione del proprio corpo, meno attraente rispetto agli altri due. In entrambe le prospettive, le valutazioni dei tre modelli è stata simile per tutti i partecipanti. L’unica condizione che accomuna i partecipanti di sesso maschile e di sesso femminile riguarda l’elevata considerazione dell’avatar basato sulle reali misure, il quale è stato il modello maggiormente gradito e valutato in maniera positiva dai partecipanti di entrambi i sessi, specialmente quando osservato in terza persona.

Può esserci un fine?

Definire e delineare l’immagine del nostro stesso corpo è un processo complesso che necessita di informazioni propriocettive e visive. Come dimostrato da questo studio, l’idea che ognuno di noi ha di sé stesso, non sempre corrisponde ad una visione oggettiva. Anche vero è che l’ambiente esterno influenza notevolmente l’idea che ognuno di noi ha di corpo ideale, e che nella maggior parte dei casi, queste idee coincidono in alcuni tratti tra un gran numero di persone differenti, specialmente se facenti parte di uno stesso contesto sociale e culturale: i ricercatori dello studio hanno notato un particolare interessante, secondo cui gli avatar con le misure ideali, creato da ogni partecipante, presentavano molte similitudini l’uno all’altro. “Mostrando una rappresentazione oggettiva del proprio corpo alle nostre partecipanti di sesso femminile visto di terza persona, questo appariva più attraente ai loro occhi rispetto allo stesso modello visto in prima persona. Riteniamo che questo metodo può essere efficiente per incrementare l’autostima in pazienti con disturbi alimentari“, afferma Solène Neyret, una delle ricercatrici coinvolte nel progetto.

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