“No!”: dal rifiuto di Rosa Parks al movimento “Black Lives Matter”

Da qualche mese, il movimento “Black Lives Matter” infiamma l’America.

Il simbolo del movimento contro l’apartheid, il “Black Panthers Party” (Google)

La prima donna a ribellarsi alla supremazia bianca fu Rosa Parks e la sua vicenda è stata raccontata nel libro “No!”.

Un’immagine dell’eroica Rosa Parks (Google)

Il libro “No!”

“No!” è un libro dell’autrice Paola Capriolo.
La vicenda si svolge nel 1955. La storia parla della difficile condizione dei neri in molti stati del sud degli U.S.A. Le regole che dividono ancora socialmente i neri e i bianchi sono molte. Viene soprattutto raccontata la situazione degli autobus. I conducenti si divertivano a prendere in giro le persone di colore e i neri potevano restare seduti solo se non c’erano bianchi, altrimenti, dovevano cedere loro il posto.
Inoltre, le persone di colore dovevano salire sui mezzi solo dalle porte posteriori. Il primo dicembre del 1955 Rosa Parks, dopo aver timbrato il biglietto su un bus di Montgomery, Alabama, si sedette.
Poco dopo salì un bianco che con tono dispregiativo le chiese di alzarsi. A quella richiesta, stremata dalla stanchezza dovuta al lavoro e stufa dei soprusi, rispose semplicemente “no”.
Tutte le persone di colore in fondo al pullman restarono sconcertate.
Quel rifiuto segnò per sempre la storia moderna degli Stati Uniti d’America.
Rosa venne arrestata. La comunità nera, guidata da un giovane rivoluzionario di nome Martin Luther King, organizzò un boicottaggio nei confronti dei servizi di trasporto e la vicenda della “nera sovversiva” venne portata alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America.
La segregazione dei neri sui mezzi pubblici venne infine dichiarata incostituzionale. Quello fu l’inizio di un radicale cambiamento.

L’inizio della rivoluzione afroamericana

La lotta contro il razzismo si è evoluta mano a mano, ma ci sono stati alcuni periodi della storia e alcune figure che sono state determinanti.
Durante la premiazione dei 200 metri piani delle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, il vincitore Tommie Smith e il suo connazionale John Carlos, terzo classificato, alzarono il pugno chiuso guantato in nero per protestare contro il razzismo e in favore del potere nero. Peter Norman, australiano, secondo classificato, sfoggiò una spilla in favore dei diritti umani.
Gli atleti Smith e Carlos incitavano al Black Power e facevano parte del Black Panther Party (originariamente chiamato Black Panther Party for Self-Defence), gruppo di neri che lottava per l’abolizione della supremazia bianca.
Tra le figure più importanti non possiamo non citare il pacifista Martin Luther King e Malcon X, più propenso all’uso delle maniere forti contro i bianchi.
Altre figure fondamentali sono state quelle di Nelson Mandela e del suo amico e attivista, arrestato insieme a lui, Andrew Mlangeni, deceduto pochi giorni fa all’età di 95 anni e ultimo esponente di quella stagione anti-apartheid.

La lotta al razzismo oggi

In questo momento, gli Stati Uniti d’America sono percorsi da movimenti antirazziali esplosi con il caso di George Floyd. Oltre ai manifestanti pacifici, però, vi sono anche coloro che vorrebbero riscrivere la storia del paese e per questo distruggono le statue dei grandi conquistatori. Nonostante la rabbia degli afroamericani sia totalmente giustificabile, bisogna fare attenzione a non cancellare la propria storia. Gli eventi hanno seguito un certo corso e sicuramente non è colpa di Cristoforo Colombo se attualmente i neri subiscono ancora ingiustizie e soprusi. Se si vuole davvero cambiare la storia bisogna agire contro il sistema di adesso.

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