“Niente può fermarci”: la rivalsa degli adolescenti contro i loro disturbi personali

Le malattie- psicologiche e non- cambiano la vita di chi ne è affetto. Ma la vita si può godere comunque? In alcuni casi…si!

I protagonisti di “Niente può fermarci”.

E’ vero, molti problemi fisici e psicologici sono invalidanti. Alcuni, che possono sembrare ai nostri occhi come ridicoli, in realtà sono fonte di forte disagio per chiunque ne soffra, in particolare per gli adolescenti che non solo si rapportano con i primi, piccoli e grandi drammi della vita, ma anche con grossi pesi che compromettono la loro vita nel quotidiano.

“Niente può fermarci” è l’inno alla vita contro tutti i problemi

Non vi ho mentito, molti problemi fisici e psicologici rischiano di compromettere seriamente la vita dei soggetti che ne sono affetti. Ma chi dice che la vita non si può godere comunque? Luigi Cecinelli è di questa idea, e ce la descrive tutta nel suo film: quattro ragazzi, tutti affetti da vari problemi, scappano (letteralmente) dalle difficoltà della loro vita per vivere l’avventura da sempre sognata. Mattia, Augusto, Leonardo e Guglielmo sono, infatti, tutt’altro che adolescenti normali, e presentano tutti dei problemi: Mattia è narcolettico, Augusto è dipendente da internet, Leonardo è ossessionato dall’igiene e Guglielmo è affetto dalla sindrome di Tourette. Insomma, per niente una vita facile, e forse è per questo che i genitori decidono di spedirli in una clinica per essere curati. Ma i quattro ragazzi, diventati amici, capiscono presto che la vita non sta dietro le mura che sembrano difenderli dal disagio che provano con lo stare con gli altri e, facendo fronte comune contro le loro avversità, iniziano un viaggio on the road che li porta fino ad Ibiza. Un finale decisamente positivo vede questo gruppo di amici sempre più unito, una fantastica esperienza ricca di contatti con gli altri alle spalle e le barriere autoimposte crollare davanti alla spensieratezza dell’adolescenza e alla voglia di vivere pienamente il resto della propria vita, nonostante tutto.

I protagonisti del film ad Ibiza scoprono cosa vuol dire vivere nonostante i loro problemi.

Mattia non riesce a tenere gli occhi aperti. Non è pigro, ma narcolettico!

La narcolessia è una malattia che è caratterizzata da una forte sonnolenza diurna (mediamente ogni due ore, un soggetto che soffre di narcolessia prova l’irresistibile impulso di addormentarsi), cataplessia (perdita delle forze a causa della presenza di alcune emozioni senza controllo), allucinazioni ipnagogiche (sogni ad occhi aperti che interferiscono con la realtà) e paralisi del sonno, persino in momenti di totale coscienza. Quindi, nonostante possa sembrare divertente vedere Mattia o chiunque altro cadere in un sonno profondo all’improvviso, questa malattia è tutt’altro che comica. La diagnosi può essere fatta grazie alla somministrazione di alcuni test, come l’EES (Epworth Sleepiness Scale), utile per cercare di capire se è necessario un intervento in una clinica del sonno e l’MSLT (Multiple Sleep Latency Test), per verificare se è problematico il numero di ore diurne in cui il soggetto ha la tendenza ad addormentarsi tramite la polisonnografia, che misura tre canali elettroencefalografici, due elettro-oculografico, uno elettromiografico ed uno elettrocardiografico. Un altro modo per capire se un paziente soffre di narcolessia, è quello di misurare i livelli di ipocretina, un peptide che, in soggetti narcolettici, si trova nel nostro corpo in quantità eccessivamente ridotte rispetto al normale. Questo test, purtroppo molto somministrato in pochi centri a livello mondiale, serve principalmente per escludere cause diverse dalla narcolessia che possono provocare sonnolenza e cataplessia. Purtroppo, non vi è alcuna cura per la narcolessia, in quanto le sue cause non sono pienamente conosciute, ma si possono comunque controllare i sintomi grazie ad una terapia di tipo alimentare (mangiare spesso frutta e verdura ha dato riscontri positivi con il controllo dei sintomi, essendo alimenti leggeri che aiutano a diminuire la sensazione di sonnolenza) e di tipo psicologico (prevalentemente di controllo delle proprie emozioni tale da non renderle eccessive e sproporzionate rispetto alla situazione). In alcuni casi, può esser indicato prescrivere medicine.

La narcolessia è un disturbo del sonno che causa sonnolenza anche durante le ore diurne.

Augusto è ossessionato da internet: si chiama “internet addiction”

L'”internet addiction“, ovvero “dipendenza da internet” rende l’idea di quello che può succedere con un uso spropositato di internet. Ma perché dipendenza? Vi è una dipendenza quando il comportamento di una persona viene totalmente influenzato a favore dell’utilizzo di un oggetto qualunque verso cui si ha un attaccamento smisurato. Qua non si parla, quindi, di rispondere a qualche messaggio o di guardare qualche episodio di una serie TV su internet. Piuttosto, si parla di un così spropositato uso di internet che, per i soggetti che soffrono di questo disturbo, vivere senza averlo a portata di click può portare a vere e proprie crisi di astinenza. Il bisogno di rimanere connessi in rete in maniera sempre maggiore, può portare a moltissimi problemi di tipo sociale, il più comune- forse il più pericoloso- a vivere dietro ad uno schermo, rifiutandosi di avere un vero contatto sociale. Nei casi più gravi, i soggetti- principalmente adolescenti- si rifiutano di uscire da casa propria e di vivere senza avere uno schermo costantemente vicino a sè. Una delle scene iniziali del film, in cui Augusto è steso sul letto e proietta lo schermo del computer sul soffitto di camera sua per sviare i suoi genitori sulla sua dipendenza, è solo una rappresentazione comica di una situazione in realtà molto drammatica. Altri sintomi dovuti alla dipendenza da internet sono: disturbi di tipo depressivo e ansioso (in particolare se l’utilizzo di internet viene ridotto non per scelta del soggetto), modificazioni a carico dell’umore, alterazioni della percezione del tempo, tempo trascorso nel mondo virtuale costruito maggiore rispetto a quello trascorso nel mondo reale, con confusione fra i due, problemi fisici (come dolore alla schiena, cervicali, problemi di vista) e problemi sociali (pensieri disfunzionali su sé stessi e sugli altri ed errata percezione della realtà). Insomma, può sembrare uno scherzo, ma l’internet addiction è un problema serio che necessita del supporto da parte di uno specialista per essere debellato.

Internet addiction: quando internet compromette la tua vita.

La rupofobia di Leonardo lo porta ad essere ossessivo e maniacale

Leonardo ha paura dello sporco e dei germi: si chiama rupofobia. Chiunque provi questa fobia, prova paura dello sporco, tanto da attuare comportamenti ossessivi nei confronti della pulizia (per esempio, il pulirsi costantemente, il disinfettarsi e pulire tutto ciò che capita sotto tiro). Se l’impulso di pulizia ossessiva non viene appagato, si può entrare in uno stato di profonda ansia, con sintomi somatici come sudorazione, battiti accelerati, nausea e iporespirazione. La rupofobia è un problema che intacca negativamente ed in maniera profonda la vita dell’individuo, non solo quella sociale, ma anche quella lavorativa (e, in alcuni casi, scolastica). Per chi soffre di questo disturbo, lo sporco è un vero e proprio male da cui non si può scappare (se non con un’ossessiva pulizia, appunto) che contagia e contamina, rischiando di portare gravi danni al soggetto. Ovviamente, non in tutti i casi lo sporco può seriamente danneggiare la nostra vita, e non serve una pulizia ossessiva per evitare la contaminazione. Ma, chi soffre di questo disturbo, quando percepisce lo sporco attorno a sé, elimina ogni pensiero razionale, iniziando a provare una profonda e terribile sensazione di disagio. I soggetti rupofobici, vivono in una situazione di stress e angoscia costante. Ciò, li porta a vivere in uno stato perenne di “lotta o fuga” che si trasforma in una risposta emotiva di livello normale. Per cui, è frequente che i rupofobici abbiano disturbi dell’umore, sensazione di nausea, mal di testa, vertigini e dolori al petto. Per fortuna, per questo disturbo una cura c’è! Con un’adeguata terapia ed il supporto di buoni psicologi, la fobia nei confronti dello sporco può essere controllata e superata!

La rupofobia è la paura dello sporco. Si sente il bisogno di effettuare una continua pulizia per evitare la “contaminazione”.

Cazzo Guglielmo, chiudi la cazzo di bocca!

Guglielmo, invece, ha scatti di rabbia in cui urla parolacce e ha tic. No, non è né un pazzo né un cafone, ma soffre di un grave disturbo: la sindrome di Tourette. I tic possono essere di varia natura: movimenti delle spalle, delle braccia, tic facciali, torsione della testa, colpi di tosse e chi più ne ha più ne metta. A quanto pare, il problema sembrerebbe essere una maggiore quantità di materia grigia nel talamo, ipotalamo e mesencefalo e una minore quantità di materia bianca nella corteccia prefrontale media. La materia bianca contiene molti assonni che trasmettono informazioni in modo efficiente e veloce nel nostro cervello, ed una minore quantità di questa sostanza po’ causare un’inefficienza nelle trasmissioni sinaptiche. Non è tutto. A causa di ciò, molti pazienti possono presentare delle comorbidità, come ADHD e disturbo ossessivo compulsivo. Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la sindrome di Tourette può essere diagnosticata quando frequenti tic motori e verbali si manifestano per più di un anno. Il trattamento prevede la prescrizione di alcuni farmaci, in genere serotoninergici, mentre, da qualche anno, si è sviluppata l’ipotesi che la neurochirurgia e la stimolazione cerebrale profonda possano limitare notevolmente i problemi causati dalla sindrome, se non eliminarli del tutto. Tuttavia, ancora siamo (purtroppo) lontani dal capire quali potrebbero essere le soluzioni a questo problema (sia anche per la rarità della sindrome in età adulta, visto che, nella maggior parte dei casi, tende a sparire durante l’infanzia), ma l‘intervento psicoeducativo può comunque aiutare i soggetti che soffrono di questa sindrome e le persone a loro vicine a fronteggiare al meglio questa situazione, eliminando eventuali disagi o problemi educativi.

Tic durante la sindrome di Tourette.

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