Gli NFT sono indubbiamente uno degli argomenti più dibattuti e chiacchierati degli ultimi tempi, specie da quando si sono inseriti nel mercato dell’arte. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta e, per quanto possibile, di fare chiarezza.

Gli NFT, acronimo di non fungible tokens (gettoni non replicabili), si collocano nell’universo fintech, ovvero della tecnofinanza, avviato dalle criptovalute.
NATURA DEGLI NFT
A differenza di quanto avviene con i bitcoin, un NFT rappresenta un tipo di contenuto digitale che non può essere né riprodotto né sostituito, dunque unico. Tale non riproducibilità è resa possibile dalla cosiddetta blockchain (letteralmente “catena di blocchi”), ovvero una struttura dati condivisa e immutabile nel suo contenuto, configurata come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in “blocchi” concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia. Il suo contenuto una volta scritto non è più né modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intero processo. Quando si parla di NFT, dunque, ci si riferisce a opere digitali uniche, non modificabili e dalla proprietà univoca e certificata. In questa pretesa di unicità sembra risiedere il valore autentico di un NFT, sia esso di tipo economico o artistico.
Come detto, gli NFT sono strettamente correlati all’universo dei bitcoin. Per coniare un NFT, infatti, è necessario disporre, oltre che di una blockchain, di un portafoglio digitale (o wallet), ovvero di criptovaluta per finanziare il proprio investimento iniziale e per avere accesso alle proprie risorse digitali.
Per quanto riguarda la comunità di possessori e collezionisti di NFT, ciò che genera in loro interesse è il fatto di possedere un “pezzetto” di blockchain e, per quanto riguarda l’opera, di essere l’unico proprietario del token che rappresenta l’opera digitale in questione. Tale prestigio, unito alla volontà di esporre la propria collezione, ha dato origine al metaverso, un luogo digitale dove si possono acquistare lotti di terreno (virtuali) ed erigere gallerie da far visitare agli ammiratori dell’arte digitale. L’esempio più famoso è Decentraland. Non solo. A Seattle si trova quello che può fregiarsi del titolo di Primo museo di NFT al mondo, il Seattle NFT Museum. Fondato e gestito da due collezionisti d’arte, Jennifer Wong e Peter Hamilton, è considerato una delle aperture museali più interessanti del 2022.

ORIGINE E APPLICAZIONI
Gli NFT sono diventati popolari per la prima volta nel 2018 quando CryptoKitties, un videogioco basato su tecnologia blockchain, è diventato virale. Successivamente, la società di produzione ha raccolto un investimento di 12,5 milioni di dollari. Gli NFT si prestano a diverse applicazioni specifiche che richiedono oggetti digitali unici, vale a dire arte crittografica, oggetti da collezione digitali e giochi online. Più in generale, vengono utilizzati laddove è necessario creare scarsità digitale verificabile e conseguente proprietà digitale, da qui il nesso con il mondo dell’arte.
Gli NFT hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione nel campo del diritto d’autore. Fin dal loro esordio, avvenuto ufficialmente nel 2014, si sono rivelati essere uno strumento di grande utilità in tutti quei settori che avevano implicazioni con il diritto d’autore, ovvero arte, musica e software, ma anche meme, tweet e gif. Nel pratico, chi compra un NFT non acquista i diritti d’autore sul contenuto oggetto del gettone, bensì un certificato che gli consente di tenere traccia e attestare la proprietà della copia digitale acquistata. Di una stessa opera, quindi, potranno essere venduti diversi NFT a diversi soggetti, tutti egualmente proprietari di una singola copia, ma non dell’opera originale. Quest’ultima rimarrà di proprietà esclusiva dell’autore, in forza per l’appunto della normativa sul diritto d’autore, il quale potrà sfruttarla economicamente un numero indefinito di volte, venendo remunerato per l’acquisto di un gettone a essa associato. Soltanto per dare un’idea della mole di denaro che ruota attorno a questo universo, l’opera digitale The Merge, con 267 mila NFT venduti per un valore complessivo che supera i 90 milioni di dollari, si è rivelato essere l’NFT più costoso del 2021.
NFT E MONDO DELL’ARTE
Attestata la non riproducibilità di un NFT, è possibile “certificare” anche il suo valore artistico? Se possiedo un NFT, dunque un certificato di autenticità, possiedo un’opera d’arte? L’interesse sembra essere posto sull’autenticità di un’opera prima ancora che sul suo contenuto. Viene dunque da chiedersi se sia un certificato di autenticità a conferire a un oggetto lo status di opera d’arte, o forse secondo il buon senso dovrebbe essere solo il dato di partenza. La questione è aperta. Ad ogni modo, per definire se un oggetto è un’opera d’arte è necessario avvalersi di una teoria dell’arte. Facciamo un tentativo in questa direzione.
Il filosofo dell’arte Roberto Casati ha proposto un’interessante teoria dell’arte, il cui scopo è per l’appunto definire e distinguere ciò che è arte da ciò che arte non è. Come evidenzia lo stesso Casati nel suo articolo (Roberto Casati. Che cosa spiega una teoria dell’arte? (What is a theory of art about?), Mimma Bresciani Califano, Paradossi, Olschki, Firenze, 2007), la più parte delle teorie dell’arte a noi note, prese singolarmente, si rivelano adeguate a rendere conto di certi aspetti che sono comunemente associati alle opere d’arte, risultando tuttavia insoddisfacenti sotto altri profili. Alcune teorie poi possono esser viste come risposte alle inadeguatezze di altre. Dopo aver approfondito meriti e demeriti delle singole teorie, Casati ne propone una alternativa, che và sotto il nome di “teoria metacognitiva dello spunto per la conversazione”. Senza addentrarci troppo nello specifico, la teoria sostiene che l’artefatto artistico è un oggetto creato con l’intenzione principale di creare un oggetto tale che possa servire a suscitare una qualche conversazione sulla sua produzione, e come tale essere riconosciuto. Da un’analisi più attenta ed approfondita emerge tuttavia che anche questa teoria non è esente da criticità. Così formulata, infatti, include al suo interno gli articoli di giornale e più nello specifico gli articoli di gossip, che senza alcun dubbio arte non sono, e anche gli NFT, della cui produzione tanto si parla. Ricade anch’essa nella problematica comune a tutte le teorie dell’arte, ovvero quella di annoverare tra gli artefatti artistici ciò che arte non è.
In conclusione, anche la proposta di Casati non sembra essere adeguata a conferire lo status di opera d’arte agli NFT, argomento senz’altro stimolante che forse verrà preso in esame nell’elaborare future teorie dell’arte. Non v’è dubbio che il mercato della crypto art sia un mondo in continua evoluzione e che la connessione token-opere d’arte fornisca uno scenario in grado di perfezionarsi ulteriormente in futuro. Appare altresì evidente che la modifica e rivisitazione del concetto di proprietà operato dagli NFT implica una ridefinizione del concetto stesso di opera d’arte. Il mercato degli NFT è in crescita (nel terzo trimestre del 2021 valeva 10,7 miliardi di dollari) e sembra garantire agli artisti guadagni più stabili rispetto al passato. Ma non è immune dalla speculazione e dai rischi di un crollo. Tuttavia, vi è motivo di pensare che gli NFT continueranno, ancora per qualche tempo, la loro rivoluzione nel mondo dell’arte.