Il Superuovo

Nellie Bly, la prima giornalista investigativa: dieci giorni in manicomio.

Nellie Bly, la prima giornalista investigativa: dieci giorni in manicomio.

I dieci giorni in manicomio e l’inchiesta coraggiosa

Nel 1887 Elizabeth fu ingaggiata per un’inchiesta molto importante. Il manicomio femminile di Blackwell era già sospettato di abusi, ma non vi erano le prove. La giovane Elizabeth si finse una malata mentale per farsi internare nel manicomio femminile e indagare. Trascorse dieci giorni nella struttura, sotto il falso nome ‘Nellie Bly’.

Elizabeth provò sulla propria pelle gli orrori del manicomio. Vide con i suoi occhi l’inesistenza delle norme igieniche:le pazienti dovevano asciugarsi con due unici asciugamani. Il cibo era pessimo e consumato al gelo. Qualsiasi tipo di sicurezza non esisteva. Le infermiere chiudevano le porte a chiave  e Elizabeth pensò che potevano morire tutte in caso di incendio. I letti erano scomodi, eppure i cittadini pagavano per quel tipo di istituzione. Verificò la disumanità delle infermiere del manicomio. Erano sgarbate, antipatiche e trattavano le pazienti come animali, o peggio. Ogni scusa era buona per ricorrere alle percosse. Il manicomio era privo di qualsiasi tipo di attività pedagogica o ludica. Elizabeth scrive che le pazienti non potevano muoversi, nè disegnare, nè parlare, nè cantare. Insomma dovevano starsene sedute immobili come bamboline. Uscivano nel cortile per la ‘passeggiata’, ma non potevano sostare sul prato. Ogni tipo di azione diversa dallo star sedute implicava le percosse.  La struttura, scrive Elizabeth, era una ‘una trappola per topi. Facile entrare, ma una volta dentro è impossibile uscirne’. Elizabeth constatò che l’unica speranza per le pazienti di uscire era la morte.

Dieci giorni dopo Elizabeth uscì e scrisse l’articolo, che destò molto scalpore. Grazie all’articolo fu effettuata un’indagine sul manicomio di Blackwell. Il contributo di Elizabeth fruttò ben un milione di dollari in più all’anno destinati ai malati mentali.

Il manicomio all’epoca di Elizabeth Cochran

All’epoca di Elizabeth era molto facile ottenere la diagnosi di ‘malata mentale’. Nella società patriarcale la donna forte era temuta, pertanto bastava reagire agli abusi di un uomo per venire internata in manicomio. Pur essendo sane, molte pazienti furono etichettate ‘malate mentali’. Elizabeth si comportò normalmente nel manicomio, ma questo la fece sembrare ancora più ‘anormale’.

Nel periodo che va dal 1800 fino ai primi anni del 1900 era arduo incastrare le strutture. Esse liquidavano facilmente le accuse: nessuno credeva ai ‘pazzi’. Quando ci fu l’indagine al Blackwell, il direttore fu avvertito qualche ora prima. Allontanò le pazienti che avevano subito più torture e abusi. Consegnò alle altre degenti più vestiti, e il cibo era miracolosamente diventato decente.

I metodi utilizzati per gestire i pazienti esprimevano tutta la disumanità dei manicomi. Ulteriori inchieste dell’epoca testimoniano l’uso di questi metodi umilianti. Gabbie di legno, ustioni, frustate, annegamenti, camice di forza. Metodi che non fanno altro che aumentare la violenza e la pazzia in un paziente con problemi psichici.

Svolgere un’inchiesta contro i manicomi dell’epoca era un’impresa complicata e rischiosa. I giornalisti lottarono parecchio contro queste istituzioni, dando un contributo decisivo alla civiltà e all’umanità.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: