Il Superuovo

Emotional Attunement: il corpo nelle relazioni sociali

Emotional Attunement: il corpo nelle relazioni sociali

L’uomo ha costantemente bisogno di ricavare informazioni riguardo le relazioni sociali che instaura. La sfera relazionale è di vitale importanza per l’essere umano, sia essa circoscritta a pochi rapporti profondi e duraturi, sia allargata ad un tessuto più esteso.

Una delle chiavi per comprendere le fondamenta del mondo sociale del cucciolo dell’uomo è l’affect attunement (Stern, 2004). L’attunement è un ponte silenzioso, che si presenta prima dell’insorgere della parola e del pensiero riflessivo, che collega la vita emotiva delle persone. Così come il bambino, nel vedere il viso felice della madre, ne simula l’espressione, così noi tutti – in misura differente – reagiamo e rispondiamo alle sollecitazioni emotive esterne, sulla base di come risuonano dentro di noi. Questo costituisce la strada maestra che conduce alla costruzione adulta delle relazioni.

Le espressioni facciali vengono impercettibilmente riprodotte, al fine di una migliore comprensione dell’altro.

Un esempio è quando, seri e concentrati sulla nostra serie tv preferita, osserviamo sullo schermo la felicità, la rabbia o la paura di un personaggio. In quelle occasioni, riproduciamo, talvolta in modo impercettibile, la sua espressione sul nostro viso. Tale simulazione, quando interessa  due persone presenti che interagiscono, può spingersi sino a emulare il tono della voce, la mimica e i movimenti. Vickhoff e Malmgren (2004) ritengono che la percezione di un’emozione manifestata da un’altra persona possa evocare la stessa emozione in un’altra, inconsapevolemente.

Attraverso questa riproduzione interna, noi possiamo sperimentare, in parte, lo stato emotivo dell’altro, attribuendogli un significato. Si suppone che tale riproduzione si basi sul concetto di intercorporeità, un trasferimento immediato dello schema corporeo (Stanghellini, 2008), fenomeno alla base dell’intersoggettività. Questo è dunque il trasferimento riflesso, ma non pensato, del legame percettivo attraverso il quale riconosciamo gli altri come simili a noi (Dillon, 1988).

L’intersoggettività si basa sulla capacità di risuonare con le emozioni degli altri tramite la percezione visiva delle loro azioni. È una mimesis in cui si realizza un’identificazione patica con il corpo dell’altro. Il filosofo Scheler, nel 1973, postula come la percezione diretta della vita emotiva altrui renda possibile l’intersoggettività, mentre è noto in letteratura che la base biologica deputata a tale funzione potrebbe essere una popolazione di neuroni visuo-motori, situati nella corteccia pre-motoria, chiamati “neuroni specchio” (Rizzolatti, Sinigaglia, 2006).

Il loro funzionamento sarebbe costituito da un’attivazione sia durante il compimento di un’azione, sia durante l’osservazione di quella stessa azione, ma compiuta da un altro individuo. Ciò permette l’attribuzione di un senso, in virtù della relazione di connessione tra le azioni compiute e osservate. Si genera quindi una sequenza di connessione che dal gesto, prosegue con espressione, affetto, intenzione e motivazione.

Due signori discutono assumendo una posizione simile.

A differenza dell’empatia, l’emotional attunement non necessita della mediazione dei processi cognitivi, ma avviene in modo aumotatico, al di fuori della consapevolezza (Traverthen, 1993). Ciò significa che il cucciolo dell’uomo, quando nasce, accede al mondo con un sistema predisposto alla riproduzione interna – e alla comprensione – delle emozioni proprie e altrui. Questo substrato è il terreno su cui il bambino costruirà i propri schemi emotivi. La dialettica tra emozioni, affetto e umore è complessa e stratificata, ma è sulla base di questa capacità di sintonizzarsi emotivamente che l’uomo acquista una più profonda e autentica consapevolezza di sé.

È infatti nella possibilità di compiere uno scarto tra sé e le sue emozioni, di non identificarsi con esse e tantomeno distanziarsene troppo, che risiede la potenzialità evolutiva dell’uomo. Cosa succede, ad esempio, quando siamo seduti al tavolino di un bar con una coca cola ghiacciata e vediamo il nostro vicino bere dal suo bicchiere? Innanzitutto, sperimenteremo internamente la sensazione di sollevare il bicchiere, portarlo alla bocca e bere. Solitamente, questo attiva in noi il gesto istintivo di bere a nostra volta. Lo stesso meccanismo si verifica quando vediamo fumare una sigaretta, mangiare un panino o correre all’aria aperta. Il comportamento altrui verrà inoltre tanto più imitato quanto più saremo in difficoltà in quel contesto sociale.

L’identificazione corporea è dunque artefice di un eventuale aumento o diminuzione dell’imitazione altrui. Ciò è riscontrabile tra due persone che stanno avendo una conversazione accesa e vogliono entrambe avere ragione, dove il grado di imitazione patica sarà ridotto, o tra due innamorati che, seduti su una panchina, sembra abbiano perfettamente sincronizzato i loro corpi e le loro espressioni, sentendosi un tutt’uno. La matrice intersoggettiva è di grande rilevanza e continua ad essere fonte di studi e ricerche, volte a comprendere in modo sempre più puntuale l’origine della capacità umana di sintonizzarsi emotivamente con l’altro.

Fiorenzo Dolci

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