Nel mese dedicato alle donne riflettiamo sul ruolo della figura femminile nei poemi epici cavallereschi

Il mese di novembre è dedicato alle donne, in particolare il 25 novembre di ogni anno si celebra la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Riflettiamo sul ruolo della donna nei poemi epici cavallereschi.

La figura della donna nel Medioevo

La donna nel Medioevo rivestiva un ruolo duplice e se da un lato veniva venerata come una divinità, lodata e cantata dai poeti, dall’altro invece era esclusa da molteplici attività ed era sottoposta all’uomo, al padre, al fratello, al marito. Analizziamo l’excursus della sua funzione nella letteratura medievale.

La dama dei trovatori

La figura femminile nelle poesie in lingua d’oc incarna l’intermediaria tra la terra e il cielo, tra l’uomo e Dio; ecco che la donna-angelo permette al poeta-amante di comunicare con Dio. La funzione della donna è essenziale e l’uomo la venera, la pone su un piedistallo e, rispetto a lei, egli è in una posizione di subalternità: il poeta diviene il suo vassallo, il cavalier servente che si sottomette alla donna amata, la serve e le offre servigi e lodi.

Oltre che nella lirica provenzale, anche nei romanzi medievali la donna era molto importante e fungeva da coprotagonista.

La femme fatale nei poemi cavallereschi germanici

La situazione cambia se guardiamo all’epica; facciamo, però, la differenza tra epica germanica ed epica romanza.

La donna nei poemi germanici riveste, ancora, un ruolo centrale: difatti, sono presenti esempi più o meno perfetti di femme fatale, di personaggi femminili prepotenti e crudeli che con la loro passione e il loro fascino seducono gli eroi.

L’amore è una tematica innovativa nell’epica, ma nei poemi germanici è fondamentale: nel ciclo bretone, ad esempio, l’amore è un motore che offre motivi di azione sempre nuovi e che porta sulla scena personaggi femminili principali; ritroviamo, tra gli altri: la fata Morgana, la principale antagonista di re Artù, la dama del lago (forse Nimue) che pare aver consegnato la spada Excalibur ad Artù e, ovviamente, Ginevra moglie di Artù e amante di Lancillotto che con questo illecito rapporto porterà il regno di Camelot alla rovina.

Anche nel “Canto dei Nibelunghi” o nel cosiddetto “libro di Crimilde”, la donna diviene protagonista. La prima parte del Canto narra dell’amore tragico del principe renano Sigfrido per Crimilde, nella seconda -invece- Crimilde sposerà Attila pur di riuscire a vendicare la morte dell’amato (Sigfrido).

L’epica germanica, insomma, offre diversi esempi e temi ripresi, poi, dall’amor cortese.

 

Da Alda a Guibourc: la donna nell’epica romanza

Nell’epica romanza, invece, la donna riveste un ruolo marginale poiché trascurabili sono anche la presenza dell’amore e l’elemento romanzesco.

Nella “Chanson de Roland” che canta le gesta del paladino Orlando durante la battaglia di Roncisvalle del 778, in ben 4002 versi, in 270 lasse, viene menzionata solo una donna, soltanto tre volte.

Si tratta di Alda, promessa sposa di Orlando e sorella di Oliveri. Alda entra in scena dopo la morte dell’amato: a palazzo, dinanzi all’imperatore Carlo, ella chiede di Orlando, ma prontamente l’imperatore risponde che è inutile voler conoscere il destino “di un uomo morto”; e addirittura le propone di prendere in sposo, vista la dipartita di Orlando, suo figlio Lodovico il Pio. Alda è indignata, comprende tutto, contesta le parole dell’imperatore, sviene e muore di crepacuore poco dopo. Alla morte di Alda è dedicata una sola lassa, una manciata di versi.

Una partecipazione femminile maggiore l’abbiamo nella “Chanson de Guillame” (1040 circa): qui compare la moglie di Guglielmo d’Orange, la bella e coraggiosa pagana Orable/Guibourc, che aiuta il marito e lo incoraggia nell’azione. Guibourc (che è il nuovo nome adottato da Orable dopo la conversione al cristianesimo) è, forse, l’esempio più antico in una chanson de geste di donna guerriera; ella compare nelle principali canzoni del ciclo di Guillame: “La prise d’Orange”, “L’incoronazione di Luigi”.

Per i personaggi del ciclo di Guillame, quello che dicevano i latini è proprio vero: “Dotata animi mulier virum regit” e cioè “Una donna dotata di coraggio (di spirito) sostiene (consiglia) il marito”.

DONNE NEL MEDIOEVO” E' IL TEMA DELL'INCONTRO IN PROGRAMMA SABATO 22 PER LUCI NEL MEDIOEVO

Ricapitolando…

La concezione della donna nelle prime poesie medievali è molto astratta e spirituale (è considerata un angelo e non è mai una donna “vera”, in carne e ossa); nei primi testi, la donna è da un lato una valente ammaliatrice che tenta l’uomo-eroe e lo distrae dagli obblighi cavallereschi. La donna diviene simbolo di perdizione. Fanno eccezione , in questo senso, Crimilde (Canto dei Nibelunghi) e Guibourc  (Chanson de Guillame) le quali rappresentano l’incarnazione delle donne emancipate che agiscono in prima persona, che prendono decisioni e che sono libere di vendicare un torto subito, di sposarsi, di trasferirsi, di mettere in piedi un esercito, di sostenere o meno il marito… Donne che cercano con tutte le proprie forze di guadagnarsi il posto che spetta loro nel mondo, non sotto, non dietro, né avanti agli uomini, ma accanto.

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