Nel giorno del suo 284esimo compleanno, Cesare Beccaria ha ancora tanto da insegnare alla crimonologia

Il 15 marzo 1738 nasce, a Milano, una delle menti italiane più geniali di tutti i tempi: stiamo parlando del giurista Cesare Beccaria.Ben 284 anni fa, nasceva il celebre Cesare Beccaria, vero e proprio pilastro della giurisprudenza e della sociologia della devianza a livello mondiale. Il suo capolavoro, Dei delitti e delle pene, è ancora una delle opere più studiate in ogni parte del globo, ricca di spunti ancora attualissimi, nonostante risalga al 1764. Tutti, al giorno d’oggi, lo abbiamo sentito nominare almeno una volta nella vita, ma siamo sicuri di conoscere davvero questo personaggio? Vediamo un po’ la sua vita e i suoi rivoluzionari contributi alla criminologia.

Cesare Beccaria, il nonno di Alessandro Manzoni

Tutti conoscono il Beccaria illuminista, ma pochi sanno delle sue umili origini e della sua triste fine. Nasce, infatti, in una famiglia milanese dalle condizioni assolutamente umili, ma da poco nobilitata a marchese in seguito a favori concessi a un importante personaggio politico dell’epoca. Nel corso della sua vita, si sposa due volte: con la prima moglie, per cui nutre una morbosa gelosia, ha una figlia, Giulia Beccaria (sì, la mamma di Alessandro Manzoni!). Subentra nei circoli letterari e culturali più importanti della Milano settecentesca grazie all’amico Pietro Verri, affollati di esponenti della nobiltà e della borghesia della città. Nonostante ciò, non si dimentica dei suoi natali e, per tutta la vita, si interessa e tutela il bene comune, volendo difendere i più poveri dalle angherie arbitrarie dei potenti. Muore da solo e semi-sconosciuto nel 1794.

Dei delitti e delle pene

La sua opera principe viene inizialmente pubblicata, nel 1764, in forma anonima, a Livorno, nel Granducato di Toscana. Questa scelta deriva dal fatto che il regnante, Leopoldo I d’Asburgo (ricordiamoci della dominazione austriaca sul suolo italiano), ha particolari simpatie sia per Beccaria, sia per le idee da lui propugnate. Infatti, la Toscana sarà il primo territorio dello Stivale ad abolire la pena di morte. Dei delitti e delle pene è un libello breve, dallo stile chiaro e semplice, che si rivolge direttamente al lettore, portatore di un grande successo, sia all’epoca, che oggi. Questo capolavoro tratta del reato e della condanna, ma soprattutto della correlazione presente fra questi due elementi: l’illecito altro non è che un ente giuridico. La pena va comminata al reo solo con riguardo alle caratteristiche dell’atto deviante, indipendentemente da quelle personali dell’agente. Il fine ultimo è quello di garantire l’uguaglianza davanti alla legge.

Gli aspetti rivoluzionari di Dei delitti e delle pene

Sebbene sia un’opera veramente breve, in essa sono contenuti tantissimi principi che hanno rinnovato del tutto sia la giurisprudenza, che la criminologia e la sociologia della devianza. Aspetti importanti sono quelli del reo, visto non come pazzo, ma come homo oeconomicus e razionale, completamente consapevole della sua volontaria azione illecita. Inoltre, vi è anche il nuovo principio della pena, che assume caratteristiche inedite per essere veramente efficace: la chiarezza nella sua enunciazione, la certezza e la celerità nell’erogazione, l’anima retributiva, la non reatroattività e la mitezza. Proprio collegandosi alla mitezza, Beccaria formula anche la sua condanna alla tortura e alla pena di morte, con argomentazioni così moderne da non essere state ancora assorbite da tutti gli ordinamenti giudiziari di oggi.

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