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Natalis Romae e feste di Saturno: ecco com’erano le festività nell’Antica Roma

Natalis Romae e feste di Saturno: ecco com’erano le festività nell’Antica Roma

Natale è passato da poco e ormai Capodanno si avvicina. Giorni particolari di festa sono comuni nella nostra cultura, ma esistevano anche nel mondo antico.

Roma non era fatta solo di grandi conquistatori, fini politici e grandi letterati. L’Urbe era nota anche per le sue eccellenti festività, le più importanti delle quali hanno lasciato traccia ancora oggi.

Natale

Il Natale per gli antichi romani non aveva ovviamente l’accezione cristiana che noi abbiamo. Ad essere arditi, un’occasione simile al nostro Natale può essere identificata con il 21 aprile, il dies natalis di Roma, giorno della sua fondazione nel 753 a.C. secondo la cronologia di Varrone. A Roma, specialmente in età imperiale, era uso festeggiare magnificamente quest’occasione. Per gli imperatori era un momento di efficace propaganda, per i plebei un momento in cui divertirsi senza fine. La città si trasformava e doveva accorrere, con tutta probabilità da ogni dove, mercanti, bancarelle e curiosi. Gli imperatori non facevano mancare al popolo distribuzioni di grano e vino, ovviamente per mantenere alto il proprio apprezzamento presso la plebe, e organizzavano eventi, come giochi gladiatori o nel circo. Si trattava, a differenza del nostro Natale, di una festa civile e non religiosa, per cui non erano previsti sacerdoti e sacrifici rituali. L’atmosfera rimaneva comunque gioiosa e doveva certamente essere un evento atteso e organizzato per buona parte dell’anno.

Capodanno

La festa che si propone di salutare e accogliere l’anno nuovo, che noi chiamiamo Capodanno, ha anch’essa le sue origini nella Città Eterna. L’inizio dell’anno convenzionale per i Romani era nel mese di marzo, quando entravano in carica i consoli. Quest’occasione coincideva con l’inizio dell’anno, potremmo dire, amministrativo, con il rinnovo delle magistrature e quindi della classe dirigente romana. Fu nel 153 a.C. che l’inizio dell’anno venne spostato a gennaio, in occasione di una richiesta di Marco Fulvio Nobiliore, designato console per combattere contro i Galli Celtiberi in Spagna. Il magistrato, chiedendo di anticipare la sua ufficiale entrata in carica per poter comandare la campagna, diede il via a una tradizione che dura tutt’ora. Il capodanno era una celebrazione religiosa a Roma, pertanto i consoli inauguravano l’anno, dopo aver ricevuto parere positivo dai sacerdoti e dai loro sacrifici, con una processione che li portava fino al Campidoglio. Il capodanno cadeva anche nel mese sacro a Giano, gennaio appunto, e quindi spesso le celebrazioni si mischiavano.

Saturnalia

Queste sono le feste che più si possono avvicinare, almeno cronologicamente, al nostro Natale. Comprese tra il 17 e il 23 dicembre, celebravano l’insediamento di Saturno, padre di Giove, nel Lazio. Il dio, dopo aver perso la guerra contro gli Olimpi ribelli, si sarebbe rifugiato appunto in Italia, dando inizio all’età dell’Oro per quei luoghi. Queste feste vennero stabilite in età imperiale da Domiziano e oltre a banchetti e celebrazioni religiose avevano una particolarità eccezionale. Per la loro intera durata è riportato che gli schiavi non fossero più considerati tali, ma alla stregua di uomini liberi. Questo proprio per ricordare l’età dell’Oro inaugurata da Crono, nella quale non esistevano leggi e distinzioni di classe.

I regali dei Romani

I Romani, in occasione delle festività sopracitate, non avevano una convenzionale abitudine di scambiarsi dei presenti. Esistevano però delle occasioni in cui si ricevevano e si davano, ritualmente, dei regali. Si tratta degli xenia e degli apophoreta, presenti anche nel titolo di una raccolta di epigrammi di Marziale, che dovevano appunto accompagnare questi doni. Si trattava, in generale, di regali fatti agli ospiti e ai convitati a feste e banchetti. Molto spesso erano veri e propri pensierini o cibarie, ma alle volte potevano essere anche parecchio elaborati. Una testimonianza ce la dà il racconto di Petronio della cena di Trimalcione, durante la quale il padrone di casa offre a tutti doni. Attraverso sofisticati giochi di parole, Petronio ci riporta la sofisticatezza, che sfiora l’assurdo, di quei doni, facendo una probabile parodia di usanze reali.

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