La figura del vecchietto barbuto più famoso del mondo potrebbe rappresentare, in una prospettiva lacaniana, la metafora del desiderio.

Jacques Lacan, psicoanalista, psichiatra a filosofo francese, ha dedicato molti lavori al concetto di “desiderio”.
Desiderare è ciò che rende tali gli esseri umani ed è un sentimento che nasce fin dall’infanzia. Babbo Natale è la figura a cui maggiormente vengono indirizzati i desideri dei bambini, spesso sottoforma di lettere.
Ma dove vanno a finire i desideri quando si cresce?
La leggenda di Babbo Natale
Il mito di Babbo Natale nasce nel IV secolo con San Nicola, che salvò tre bambini e regalò una grossa somma di denaro a tre fanciulle. Quest’ultimo episodio avvenne il 6 dicembre e, da allora, si diffuse in Europa l’usanza di celebrare questo evento con uno scambio di doni.
Nei Paesi protestanti, la figura di San Nicola perse la connotazione cattolica e divenne Santa Claus. La sua celebrazione venne spostata al 25 dicembre. Ma fu grazie alla penna di C. Moore che, nel 1822, Babbo Natale prese i connotati di omaccione con la barba bianca, pronto a fare il giro del mondo sulla sua slitta per distribuire doni.
Dalla metà degli anni cinquanta, questa nuova immagine di Santa Claus conquistò anche l’Europa e milioni di bambini, ogni anno, gli scrivono lettere con la speranza di trovare il regalo desiderato sotto l’albero di Natale.

Jacques Lacan e l’importanza del desiderio
Cos’hanno in comune Babbo Natale e il filosofo francese? Apparentemente niente, nemmeno la barba. Tuttavia, entrambi hanno dedicato la vita ai desideri: uno a realizzarli, l’altro a studiarli.
Secondo Lacan, la differenza fondamentale tra animali ed esseri umani è che i secondi non hanno solo bisogni, ma anche desideri. L’uomo, quando nasce, dev’essere accudito e nutrito e dipende sostanzilmente dalla figura genitoriale. Tuttavia, ben presto questo bisogno si trasformerà in desiderio grazie a una domanda: cosa posso fare affinchè i miei bisogni vengano soddisfatti? Il bambino si rende conto, in sostanza, che attraverso le sue azioni (sorriso, battere le mani, pronunciare parole), può suscitare nella figura genitoriale una risposta. Tale risposta è dovuta al fatto che anche i bisogni del caregiver sono stati in qualche modo soddisfatti. Questo scambio, che Lacan definisce “desiderio del desiderio”, è ciò che perdurerà anche in età adulta. Il desiderio, man mano, può assumere svariate forme ma, secondo Lacan, ciò che l’essere umano spera nel profondo è di essere egli stesso oggetto di desiderio. O di essere amato, per i più romantici. Questo è ciò che lo spinge a realizzare obiettivi e instaurare rapporti: non perchè ne ha bisogno (sopravviverebbe comunque) ma perchè vuole che qualcuno lo guardi e lo apprezzi per quello che è.

Anche da adulti si può credere a Babbo Natale
Crescendo, tutti abbiamo scoperto che Babbo Natale non esiste. Chi perchè ha trovato i regali nascosti nell’armadio dei genitori, chi perchè il fratello più grande gli ha spifferato tutto, chi perchè un prete siracusano si è messo a blaterare durante un’omelia. E così, in nome della verità, abbiamo perso la sana abitudine di trasformare in inchiostro i nostri desideri. Abbiamo smesso di provare ad essere buoni con noi stessi e con gli altri, affinché il vecchietto barbuto li esaudisca.
Allora, invece di spiegare ai bambini che Santa Claus non esiste, forse si potrebbe dire loro che non ha importanza se esista o meno, ma ciò che egli rappresenta.
A quattro anni può rappresentare una bambola o una macchinina telecomandata; a quindici, la PlayStation 5 (ok, questo anche a trenta); a vent’anni, la laurea; a quaranta, un lavoro stabile; a sessanta, probabilmente di nuovo la macchinina telecomandata. L’uomo non può fare a meno di sperare.
E se Babbo Natale è la metafora del desiderio, dire che non esiste non ha molto senso. Perchè, come direbbe Lacan, ciò che conta per l’essere umano non è tanto credere a Babbo Natale ma sapere che quest’ultimo, qualsiasi cosa rappresenti, creda in lui.
