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Natale: Macrobio e Marziale ci spiegano le origini pagane della festività

I Saturnali di Macrobio e parte degli Epigrammata di Marziale confutano le origini cristiane delle usanze natalizie.

Stele Sol Invictu

“Nell’antichità pagana si festeggiava in quel giorno la nascita del ‘Sole Invitto’; ai cristiani apparve logico e naturale sostituire quella festa con la celebrazione dell’unico e vero Sole, Gesù Cristo. Ammette questo, tre giorni prima del Natale del 1993, papa Giovanni Paolo II.

Il 25 Dicembre

Il solstizio d’inverno è un fenomeno astronomico che cade ogni 21 Dicembre e che segna il giorno più buio dell’anno nonché l’inizio della stagione più fredda, l’inverno. Presso le antiche civiltà pagane il fenomeno aveva poco carattere astronomico e assai religioso. Ad Aureliano risale la festa solstiziale del Dies Natalis Solis Invicti, “Giorno di nascita del Sole Invitto”, appellativo religioso usato per diverse divinità quali Helio, El-Gabal e Mitra, che finirono per essere assimilate all’interno di un monoteismo solare. La festa cadeva il 25 Dicembre, giorno in cui si inneggiava al ritrovato splendore del Sole, capace di tornare luminoso e invincibile dopo essere precipitato momentaneamente nell’oscurità.

I Saturnali

Scambio di doni e festeggiamenti

La scelta del 25 Dicembre poteva rendere più importante la festa, in quanto la innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali. L’erudito del IV secolo, Ambrogio Teodosio Macrobio intitolò così persino una sua opera, I Saturnaliorum convivia, comunemente chiamati Saturnali. L’autore immagina che dodici personaggi appartenenti all’aristocrazia romana, trascorrono tre giornate successive, durante la festa dei Saturnali, banchettando presso diversi anfitrioni e dedicandosi a dotte conversazioni. Questa festa si celebrava ogni anno, dal 17 al 23 dicembre, in onore di Saturno. Si favoleggiava che questi era stato il dio dell’età dell’oro, quando gli uomini vivevano felici, nell’abbondanza di tutte le cose; e tali condizioni di quel tempo fortunato si volevano rievocare proprio in quei giorni, durante i quali si festeggiava con conviti e banchetti: sia quello pubblico, alla fine del quale i convenuti si scambiavano il saluto augurale, “Io, Saturnalia”; sia quelli privati, dove s’invitavano parenti ed amici per crapulare, giuocare ai dadi e scambiarsi doni. Marziale, poeta romano che visse intorno al 40 d.C. scrisse  un buon numero di epigrammi: gli Apophoreta e gli Xenia di nostro interesse. I primi, poesie volte all’immediata fruizione dei lettori, si presentano sotto forma di biglietti per accompagnare i regali. Gli Xenia sono epigrammi che descrivono bevande e vivande presentate in modo attraente e ingegnoso durante i conviti e i banchetti. E’ chiaro che il saluto augurale corrisponde all’attuale brindisi e cose come carapulare, giocare e scambiarsi doni non hanno bisogno di essere riproposizionati.

La verità

Il perché la Cristianità adotta la data  del 25 Dicembre per la nascita di Gesù, è chiaro dalla stessa citazione di papa Wojtyla. Ma Gesù non è nato quel giorno. La Bibbia non dice nulla di specifico circa il mese o il giorno in cui nacque Gesù. Le Scritture non dicono neanche di celebrare la sua nascita, né c’è alcuna prova che i primi cristiani lo facessero. E’ chiaro che la Cristianità oltre ad avere adottato la data si è appropriata degli usi e costumi che questi popoli pagani perpetuavano durante i Saturnali, o più in generale durante il solstizio d’inverno, togliendo autenticità alla presunta festa cristiana. Le luci natalizie, il vischio, l’albero di Natale e Babbo Natale sono altre componenti pagane che hanno contribuito a imbastardire una festa che di cristiano non aveva un minimo neanche in partenza. Scoprirne le origini aiuta a sensibilizzare la coscienza di chi è alla ricerca di qualcosa di autentico e vero.

 

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