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Narcisismo: da un culto della propria persona ad una vera patologia

Il narcisismo: vi sono forme più comuni o forme addirittura patologiche. Scopriamole tra mito e psicologia.

Narciso nel momento in cui si innamora della sua stessa immagine.

Ci è sicuramente capitato di incontrare persone narcisistiche nella nostra vita e, ahimè, alcune tendono ad essere veramente insopportabili. Ma cosa succede quando il narcisismo diventa un vero e proprio disturbo? Partendo dal racconto del mito, cerchiamo di capire i sintomi e le cause di un disturbo di personalità.

Narciso: della sua bellezza rimase solo un fiore

Andiamo indietro nel tempo fino all’antica Grecia. Si, avete capito bene, il termine “narcisismo” deriva da un noto mito greco (alcune fonti citano sia stato di Connone, altre di Tespie, altre ancora non citano l’autore) che parla di un ragazzo dal nome Narciso. Secondo questo mito, Narciso, un giovane cacciatore la cui bellezza faceva innamorare sia uomini che donne, era anche molto arrogante. Infatti, rifiutava ogni pretendente, finché essi non desistevano. Il giovane Aminia, però, amando Narciso fin quasi alla follia, non si dava per vinto, finché Narciso non gli regalò una spada, chiedendo al giovane di uccidersi per lui. Aminia, pur amandolo, lo maledisse ed il Dio Eros, soffrendo anche lui per l’amore di Narciso, decise di accogliere l’ultima richiesta di Aminia prima che egli ponesse fine alla sua vita. Così il Dio fece innamorare Narciso del suo stesso riflesso quando, un giorno, Narciso decise di andare a caccia. Sopraffatto dall’amore e dalla delusione nel momento in cui ha scoperto che quel giovane di cui si era innamorato altri non era che lui, decise di pugnalarsi con la stessa spada che, tempo prima, aveva regalato ad Aminia. Ovidio, successivamente, decise di riscrivere il mito, includendo anche la presenza di Eco, giovane ninfa costretta a ripetere solo ciò che veniva pronunciato dagli altri come punizione dalla Dea Giunone. Eco, essendo stata rifiutata da Narciso e morta a causa della delusione, fu vendicata da Nemesi, la Dea della vendetta, che creò uno specchio d’acqua lungo un percorso intrapreso da Narciso, in modo tale che egli si innamorasse di sé stesso e, anche questa volta, morisse a causa del dolore per l’amore impossibile. Un terzo mito, invece, risalente sempre alla Grecia e appartenente a Tespie, narra la storia di Narciso e di sua sorella gemella, in tutto e per tutto uguale a lui. Quando questa morì, il dolore provato da Narciso rivedendo il suo volto riflesso, così uguale a quello della sorella, lo portò alla morte.

Il narciso, fiore che prende nome dal giovane Narciso. Secondo il mito, dopo la sua morte non rimase altro che un fiore.

IoIoIoIoIoIoIoIo: ecco a cosa pensa un narcisista

Andiamoci piano, però: essere un narcisista non vuol dire necessariamente avere un grave disturbo psicologico. Una persona narcisistica è per definizione chi ha un’eccessiva esaltazione di sé, come un vero e proprio culto della propria persona ed un amore vero sé stessi tale da considerare solo sé stessi come persona importante della propria vita. Lo utlizziamo spesso questo termine, infondo. Un narcisista parla di sé, pensa a sé stesso, vive per sé, insomma, tutto ciò che ha a che fare con sé stesso è sacro e santo. Il narcisismo, oltre che essere sinonimo di egoismo e vanità, si può anche ad estendere ad un intero gruppo sociale, nel caso in cui questo gruppo sia eccessivamente elitario o indifferente nei confronti delle altre persone al di fuori del gruppo. Proprio per la grande influenza che ha sulla psiche di singole persone o gruppi interi, la psicologia si è dedicata molto allo studio del narcisismo. Il primo ad usare questo termine in ambito psicologico, è stato Havelock Ellis nel 1898, un sessuologo che studiò il fenomeno come eccessivo amore verso sé stessi che sfocia in pulsioni rivolte a sé. Circa vent’anni dopo, Otto Rank rivoluzionò per la prima volta questo termine, utilizzandolo per descrivere persone con la tendenza all’auto-ammirazione eccessiva e alla glorificazione di sé. Nel 1914, poco tempo dopo, Freud pubblica “Introduzione al narcisismo“, in cui, per la prima volta, il narcisismo viene descritta come una vera a propria psicosi, idea ribadita nel 1923 da Martin Buber nella sua opera “Ich Un Du“, in cui descrive i sintomi di un disturbo narcisistico, focalizzando l’attenzione sugli aspetti relazionali disadattivi, in quanto le persone vengono trattate come oggetti o come esseri inferiori dal punto di vista del soggetto narcisista. Ancora oggi vengono fatti numerosi studi sul narcisismo come patologia e, dal 2002, un notevole incremento ha portato a pensare che questa sindrome è stata peggiorata dall’avvento dei social-network.

Un’immagine che spiega, un po’ ironicamente, cosa c’è nella testa di un narcisista. Sè stesso.

Che succede se il narcisismo diventa un disturbo?

Più spesso di quanto si pensi il narcisismo diventa un vero è proprio disturbo di personalità introdotto ufficialmente nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dal 1971 grazie a Heinz Kohut, che descrisse il Sè dei soggetti con questo tipo di disturbo come “Sè grandioso“, che conserva alcune caratteristiche dell’Io infantile, specialmente l’esaltazione di sé e l’attenzione praticamente nulla nei confronti degli altri. Il criterio di diagnosi, fin quasi i primi anni, prevedeva almeno cinque dei seguenti sintomi che rimanessero costanti in diverse situazioni e relazioni: senso esagerato sé, fantasie di possedere potere e successo illimitato, credere di essere speciale ed unico, richiesta di un’ammirazione eccessiva, convinzione irrealistica che gli altri si debbano dedicare costantemente al soddisfacimento delle proprie richieste, approfittare degli altri e non provarne rimorso, empatia carente, sensazione che gli altri provino invidia nei propri confronti, modalità affettiva di tipo predatorio (scarso impegno personale), comportamenti arroganti o presuntuosi, eccessiva preoccupazione e cure di sé. Ogni tipo di comportamento per la glorificazione di sé è dato da un’eccessiva paura di non essere apprezzato, da un’invidia patologica nei confronti dei successi degli altri e da una forte vulnerabilità alla vergogna e al senso di colpa. I comportamenti del soggetto con disturbo narcisista, quindi, non sono altro che una “difesa” per prevenire l’esclusione sociale, l’umiliazione, il sentirsi inadeguato e la paura e l’invidia nel confronto con gli altri. Questi sintomi molto spesso, portano il soggetto narcisista ad attuare altri tipi di comportamenti, come l’anoressia nervosa, la bigoressia o la bulimia, e può presentare comorbidità con altre patologie, come il disturbo Borderline e il disturbo paranoie o il comportamento antisociale.

Il disturbo narcisistico di personalità: la cura di sé, l’eccessiva preoccupazione per sé stessi e la glorificazione della propria immagine sono solo alcuni dei sintomi ad essa associata.

Cause e cure

Alcune ricerche sostengono che il disturbo narcisistico di personalità derivi da fattori ereditari, ma le più supportate sono quelle che vedono delle cause di tipo sociale, dovute all’immagine di sé e all’importanza che assume in diversi contesti. In particolare, le ricerche si sono concentrate sull’ambito sociale-familiare. Alcuni studiosi pensano che un probabile futuro disturbo narcisistico sia dovuto all’eccessiva glorificazione da parte dei genitori dei successi del bambino che hanno a che fare con la grandezza della propria immagine, spingendo costantemente i figli sulla strada del successo, in modo tale che possa portare prestigio a sé stesso e alla sua famiglia. Altri studiosi, in opposizione ai primi citati, sono invece convinti del fatto che il disturbo narcisista abbia come base un ambiente familiare incapace di fornire al bambino le giuste attenzioni o cure, senza sostenere la sua autostima ed ostacolando i suoi desideri. Questo tipo di contesto disfunzionale tenderebbe a sviluppare l’idea di poter vivere senza bene senza l’altro e di poter contare solo ed unicamente su sé stessi. I soggetti con questo tipo di disturbo tendono a non chiedere aiuto ad uno psicologo o psicoterapeuta per aiutare a curare il proprio disturbo, tuttavia chiedono aiuto quando la sintomatologia, comprendente attacchi di panico e depressione causati dalla continua ansia di essere giudicati o di essere ritenuti “difettosi”, inizia a complicare notevolmente la loro vita, portandoli all’idea del fallimento di sé stessi e all’annullamento della loro grandiosità. Il tipo di terapia più indicata per questi soggetti è la “Schema Terapy“, sviluppata nel 1994, che si basa sugli “schemi di pensieri” utilizzati giornalmente da ognuno di noi per agire in determinate maniere durante la vita di tutti i giorni. Il lavoro dello psicologo è quello di studiare gli schemi disadattivi dei soggetti con disturbo narcisistico, aiutandoli a cambiare questi schemi a partire dalle relazioni sociali, finendo con il migliorare la comprensione del proprio Sè e la rivalutazione di sé stessi.

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