Il Superuovo

Nanoparticelle di platino possono risolvere il problema della resistenza i farmaci antitumorali?

Nanoparticelle di platino possono risolvere il problema della resistenza i farmaci antitumorali?

Uno studio di Renjith Kankala e Ai-Zheng Chen trova come aumentare la penetrazione dei farmaci nelle cellule tramite particelle di platino che perforano il tumore.

 

Logan si fa iniettare dell’adamantio per avere ossa di metallo (e si dice non solo quello) e poter essere la soluzione definitiva quando si deve affettare salumi e prodotti da forno?

Molto bene, lo studio di questi due scienziati (i cui nomi mi rifiuto di riscrivere, quindi non rompete!) ci informa di una maniera per usare il versatile platino per far arrivare le molecole terapeutiche sul bersaglio, nonostante questo cerchi in tutti i modi di sfuggire ad esse.

 

Come una catapulta!:

E così dopo decenni test preclinici e test tossicologici il tuo fantastico farmaco antitumorale e induttore di apoptosi non riesce più a entrare nelle neoplasie?

Molto bene, noi ce lo fiociniamo dentro: Come una catapulta! (cit. maestro)

Infatti già da tempo con la tecnica della magnatoplex permetteva di accelerare magneticamente delle sferette di metallo che schiantandosi contro la cellula facilitavano l’endocitosi della molecola.

 

Il principio di una tecnica ingegnosa:

Per la ricetta serviranno:

*sferette di platino con associata la molecola terapeutica

*cellule da bombardare

*qualcosa con cui cicciare ( termine tecnico)  dentro alle cellule.

Il tutto migliora il sistema di delivery del farmaco che altrimenti sarebbe abbastanza limitato sia in terapie in vivo che ex vivo.

Noi iniettiamo il principio attivo o intratissutale o per via ematica e poi stiamo a guardare.

Come funzionano le due possibilità?

In quella tissutale noi colpiamole cellule con le nanosfere che hanno associato alla propria superficie o un gene terapeutico o una molecola terapeutica.

Una volta a contatto con la cellula questa viene endocitata da essa e il trattamento potrà avere successo se il principio terapeutico riuscirè ad uscire dall’endosoma prima che si trasformi in un fagosoma e venga brutalmente demolita come un semplice nutriente endocitato.

Alternativamente si prelevano le cellule e le si transfetta in modo da correggerne il fenotipo da patologico a “normale” e poi le si reimpianta nel tessuto di origine.

Quest’ultima chiaramente è una tecnica di terapia genica che trova ampio uso soprattutto contro patologie genetiche gravi e correggibili attraverso un intervento sul tessuto germinativo.

Questi nanocompositi versatili potenziati con nanoparticelle Pt ultra attive e ultra attive facilitano potenzialmente le capacità terapeutiche avanzate della penetrazione profonda del tumore e l’ablazione sinergica afotica (scura) dei tumori MDR.

In questa cornice di lavoro, I risultati della colorazione di actina pericellulare hanno confermato l’effetto delle specie Pt sull’integrità delle giunzioni degli aderenti tra le cellule.

Sorprendentemente, le specie Zn drogate nelle strutture silicee hanno migliorato l’efficienza di caricamento della doxorubicina (Dox) senza alcuna ulteriore funzionalizzazione e hanno facilitato l’efficacia anticancro aumentata fornendo le specie Dox proprio nel microambiente acido del tumore attraverso lo smantellamento specifico delle interazioni di coordinamento stabilite tra l’ospite e specie ospiti.

Osservazioni e conclusioni della ricerca:

In questa cornice di lavoro, I risultati della colorazione di actina pericellulare hanno confermato l’effetto delle specie Pt sull’integrità delle giunzioni degli aderenti tra le cellule.

Sorprendentemente, le specie Zn legate a farmaci nelle strutture silicee hanno migliorato l’efficienza di caricamento della doxorubicina (Dox) senza alcuna ulteriore funzionalizzazione e facilitato l’efficacia anticancro aumentata consegnando le specie Dox proprio nel microambiente acido del tumore attraverso lo smantellamento specifico delle interazioni di coordinamento stabilite tra l’ospite e l’ospite specie.

Inoltre, le specie di radicali liberi risultanti dalle specie Dox rilasciate abilitano intracellularmente la conversione catalitica delle nanoparticelle Pt nei loro corrispondenti ioni bivalenti, che partecipano sinergicamente all’ablazione del tumore. le specie Zn drogate nelle strutture silicee hanno migliorato l’efficienza di caricamento della doxorubicina (Dox) senza alcuna ulteriore funzionalizzazione e facilitato l’efficacia anticancro aumentata consegnando le specie Dox proprio nel microambiente acido del tumore attraverso lo smantellamento specifico delle interazioni di coordinamento stabilite tra l’ospite e l’ospite specie. Inoltre, le specie di radicali liberi risultanti dalle specie Dox rilasciate abilitano intracellularmente la conversione catalitica delle nanoparticelle Pt nei loro corrispondenti ioni bivalenti, che partecipano sinergicamente all’ablazione del tumore.

Le indagini in vitro e in vivo confermano gli effetti antiproliferazione e inibizione aumentati dei compositi progettati nei tumori MDR. Questi nanocompositi decorati con nanoparticelle Pt altamente attive potenzialmente consentono la penetrazione profonda del tumore e l’ablazione sinergica del tumore combattendo convenientemente la MDR in modo efficace.

Questo dimostra la fabbricazione di una nanoformulazione versatile avvolgendo convenientemente le nanoparticelle di platino ultrasmesse disperse sui nanocarrier a base di silice mesoporosa drogata con zinco (Zn-MSN) per non solo trasportare il carico di droga in modo efficiente ma anche facilitare le capacità avanzate del tumore

profondo penetrazione attraverso l’interazione con giunzioni aderenti e effetti terapeutici sinergici afotici (scuri) per combattere la resistenza multidroga del cancro.

 

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