Trovare l’anima gemella è complicato e lo si realizza soprattutto quando un amore finisce.
Trovare l’amore è un progetto complicato, soprattutto se si crede nell’anima gemella. Riuscire a trovare infatti la persona ideale in un mondo in cui esistono più di 8 miliardi di persone risulta molto complicato se non impossibile. Capita di pensare che il vero amore ci sia capitato quando si trova una persona con cui si instaura un rapporto duraturo, molte volte concludendosi anche con il matrimonio. Tramite gli occhi dei protagonisti del romanzo “Museo di un amore infranto” ci rendiamo conto che in realtà non è così immediato e che anzi la fine di un amore può avere molte cause, così come l’inizio di una relazione. D’altronde lo raccontava anche Platone: la ricerca della propria anima gemella è una missione al limite dell’impossibilità. La propria metà potrebbe essere ovunque nel mondo e credere di averla trovata tra le proprie cerchie è forse ingenuo.
L’inizio e la fine
Nel romanzo ci vengono raccontate le prospettive di lui e di lei della coppia. Lei trova una nuova persona con cui vuole instaurare una relazione, lui invece, anche se era stato tentato, aveva preferito essere leale alla moglie. Questo è l’evento scatenante che porta ad un confronto a tre. Ci viene raccontato anche come in realtà la relazione non era nata con il migliore degli auspici. In un certo senso lei non si era mai innamorata di lui, ma aveva accettato la relazione in quanto il senso di protezione la faceva stare bene. Dal canto suo, lui aveva trovato sin dagli inizi alcuni elementi che gli facevano storcere il naso nel comportamento di lei, ma era riuscito a farseli andare bene. Dopo tanto tempo insieme, però, i difetti si erano fatti meno invisibili e più pesanti nella vita quotidiana. Si trattava di una relazione che andava avanti per inerzia.

Il mito platonico
Secondo Platone agli inizi dei tempi non esistevano l’uomo e la donna, ma un essere completo e perfetto: l’androgino. Si tratta della spiegazione platonica alla domanda sull’origine dell’uomo. È da questa creatura armonica e perfetta che derivano l’uomo e la donna, separati dagli dei poiché invidiosi della perfezione di questa creatura. Da quel momento in poi, quindi, l’uomo e la donna cercano la propria metà nel mondo, per sentirsi di nuovo completi e armonici. Ovviamente si tratta di una ricerca difficoltosa se non impossibile. La propria metà è una sola e anche se a volte si crede di averla trovata, potrebbe trattarsi di una metà non perfetta, che non coincide con ciò che effettivamente si stava cercando.
La cultura greca non è l’unica ad avere un mito romantico di questo genere. Nella cultura orientale lo stesso concetto è rappresentato dal filo rosso (akai ito). Si dice infatti che ognuno nasca con un filo rosso invisibile, che lo lega alla persona che sarà destinato ad incontrare. Si tratta di una credenza più ottimistica rispetto a quella platonica. In questo caso di tratta di qualcosa di positivo, perché il filo rosso ci permette di trovare la persona. In Platone, al contrario, c’è una sorta di fatalismo nell’impossibilità di riuscire a trovare la persona perfetta.
Museo degli amori infranti
All’interno del romanzo si trovano piccoli estratti provenienti dal vero museo degli amori infranti. Il museo si trova a Zagabria. Esso raccoglie e mostra ai visitatori degli oggetti che vengono spediti su base volontaria. Sono oggetti comuni ma che raccontano la fine delle relazioni. Ogni oggetto ha una piccola storia da raccontare. Si tratterebbe di una passeggiata tra i cocci di relazioni finite, quale che sia il motivo della fine. Capita infatti che le relazioni finiscano per litigi, ma anche per la dipartita del partner. Alcuni amori non sono neanche tra persone, ma ad esempio tra un uomo e un cibo. Per quanto disfattista, in realtà, il museo mostra come nonostante siamo consci dei possibili scenari, siamo disposti comunque a rischiare e amare lo stesso.