Muore Alessandro Manzoni: ecco alcune curiosità sulla vita dell’autore dei “Promessi Sposi”

Il 22 maggio del 1873 ci lascia Alessandro Manzoni, uno dei maggiori scrittori della letteratura italiana.

Di lui spesso viene ricordata l’espressione “sciacquare i panni in Arno”, tanto utilizzata anche per chiarire i suoi intenti verso la stesura di una nuova forma del suo romanzo. Qui piccole curiosità sulla prima parte di vita dell’autore.

 

Uno scrittore per sangue?

Alessandro Manzoni, passato alla storia come uno dei più grandi scrittori della letteratura italiana, proviene da un contesto familiare molto particolare. Egli infatti è scrittore – si potrebbe dire – per sangue, visto che da parte di madre discendeva dai Beccaria. Di letteratura e letterati parlando, questo è un nome dall’ampia portata, poiché riconduce direttamente a Cesare Beccaria, autore de Dei delitti e delle peneLo scritto è uno dei trattati più famosi di quel periodo, così come molto influente era il nonno, il quale è considerato un animatore dell’illuminismo lombardo. Da famiglia di madre, dunque, la discendenza era di alto livello, sebbene quella di padre fosse un po’ più umile. Ci sono state anche delle discussioni sulla legittimità del padre di Manzoni, visto che si crede che il realtà lo scrittore non fosse figlio di Pietro, considerato il padre biologico, bensì di un amante della madre Giulia: Giovanni Verri, con cui la donna aveva avuto una relazione prima del matrimonio e che sembra anche essere continuata. Fratello minore di Alessandro e Pietro Verri, era un uomo di bell’aspetto, considerato anche un dongiovanni, il quale aveva diciassette anni in più rispetto a Giulia. Essere parente dei Beccaria, inoltre, lo rendeva lontano cugino di Carlo Dossi, uno scapigliato.

Le Jour ni l'Heure 1206 : plaque sur la Villa Manzoni, dem… | Flickr

La letteratura come una via di fuga e l’educazione religiosa

E’ chiaro, sebbene non vi siano delle conferme certe sulla paternità di Pietro, che vi fossero dei problemi interni nel matrimonio. I genitori, infatti, si separarono e non molto lontano da questa crisi, Manzoni venne educato secondo rigori religiosi. Venne accompagnato dalla madre a Merate al collegio San Bartolomeo dei Somaschi, dove rimase per circa cinque anni, anni che non furono per niente facili. Manzoni non andava molto d’accordo con i suoi compagni, i quali erano molto violenti. Stessa cosa valeva per i professori, i quali lo punivano abbastanza spesso. Questo clima ostile e poco favorevole, lo portò a chiudersi in sé stesso e a trovare rifugio nella letteratura, la quale era già una passione durante quegli anni. Al finire di questi cinque anni sarà spostato al collegio di Sant’Antonio, a Lugano. Nel 98, dopo i Somaschi passò ai Barnabiti, benché non si abbiano date molto precisi sulla permanenza. Qui conobbe Giulio Visconti, Federico Confalonieri e Vincenzo Monti, il quale suscitò in lui una reazione atipica, quasi come fosse un Dio.

Un giovane scapestrato?

Dopo gli anni dedicati allo studio e alla formazione, alla quale teneva in maniera particolare, Manzoni passò alcuni anni accanto all’anziano padre Pietro, ma furono anni anche pieni di altro. Il periodo che intercorre tra il 1801 e il 1805, infatti, è stato ricco di avventure. Innanzitutto, si segnala una predisposizione per il gioco d’azzardo, che praticava quasi abitualmente. A questo proposito interverrà Monti, il quale gli consiglierà vivamente di smettere. E’ anche una stagione d’amore e l’interessata è Luigina Visconti, con la quale però non stabilirà una relazione e quando la vedrà a Genova sposata ad un altro, nostalgia e risentimenti si faranno strada in lui. Si segnala a tal proposito un soggiorno a Venezia, del quale però non si hanno particolari ragioni se non il desiderio del padre di allontanarlo da quel genere di vita dissipato e poco controllato.

 

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