Mozart: ucciso dall’antimonio? La chimica tra le possibili cause di morte del compositore

La morte di Mozart è una delle più misteriose di sempre: sono state fatte numerosissime ipotesi a riguardo. Tra queste una di quelle che ha recentemente preso piede è l’avvelenamento da antimonio.

Monumento funebre di Mozart a Vienna. (A view on cities)

Wolfgang Amadeus Mozart nasce a Salisburgo nel 1756 e, avviato al mondo della musica dal padre Leopold, diventerà ben presto uno dei maggiori talenti e prodigi musicali che l’umanità abbia avuto modo di conoscere. Inizia a comporre fin dalla tenera età di tre anni (età alla quale, come riportato dal Centro Studi Logos, un normale bambino impara a contare fino a tre, o a riconoscere l’oggetto grande e quello piccolo, o ancora a distinguere fra due colori) e a soli sei anni suona a Vienna alla presenza delle maestà imperiali. Che si trattasse, dunque, di un prodigio fu chiaro fin dall’inizio, e di questo va data una buona parte di merito anche al padre, che fin da subito lo fece viaggiare in giro per l’Europa, dandogli modo di sfoggiare il suo talento. Ciò assume ancora maggior valore se si considera che, il buon Amadeus, è venuto a mancare precocemente, alla giovane età di 35 anni, nel dicembre del 1791. Ma a cosa è dovuta la sua morte?

La famiglia Mozart. (Wikipedia)

Il decesso: misteri e carenza di informazioni a riguardo

Intorno alla morte di Mozart alleggia ancora oggi il mistero, dovuto per gran parte al fatto che il corpo del grande musicista sia stato sepolto in una fossa comune il giorno seguente al suo decesso, senza mai ricevere una vera e propria autopsia. Si pensi che ancora oggi non si conosce l’esatto luogo di sepoltura del musicista, e che a Vienna esistono due monumenti funerari in due diversi cimiteri (il St. Marx e il Centrale) che celebrano il grande compositore. Per tornare alle cause della morte l’unico documento ufficiale che si possiede è il suo certificato di morte, che riporta come causa del decesso una generica febbre miliare acuta, di scarsa valenza agli occhi della medicina moderna. Da qui sono seguite perciò numerosissime teorie: si contano addirittura 140 possibili cause secondo un articolo del quotidiano La Stampa. In questo articolo, però, vogliamo soffermarci su una delle teorie che ha preso piede più recentemente: l’avvelenamento da antimonio.

La morte di Mozart. (Espaço Espiral)

L’antimonio: caratteristiche chimiche

Ma cerchiamo innanzitutto di capire bene di cosa parliamo quando nominiamo l’antimonio. Si tratta del cinquantunesimo elemento della tavola periodica, dal simbolo Sb, dal latino stibium, termine usato da Plinio il Vecchio per indicare appunto l’antimonio (e contemporaneamente il suo solfuro), sostituito poi a partire dal nono secolo d.C. col più simile antimonium. Lo troviamo nel quinto gruppo, insieme all’azoto, al fosforo, all’arsenico, al bismuto e al moscovio, ed è un semimetallo, come evidenziato dai valori bassi di conducibilità elettrica e termica. Ad oggi le sue applicazioni più comuni si trovano nelle batterie e nella produzione di elementi resistenti al fuoco, ma in passato spesso veniva utilizzato in ambito farmacologico e medico. Scopriamone un particolare utilizzo.

Antimonio.

Avvelenamento da antimonio: come avviene

L’antimonio è uno dei componenti (insieme al tartrato di potassio) del tartaro emetico. In generale, il tartaro è un particolare tipo di composto di sali che di norma si forma come deposito nelle botti dei vini. La sua caratteristica è quella di avere sempre fra i suoi componenti il tartrato di potassio. Quando questo si combina, appunto, con l’antimonio, prende il nome di tartaro emetico. ‘Emetico’ è letteralmente ciò che stimola il vomito, e da ciò è facile capire che effetto avesse il tartaro emetico se assimilato: quello, appunto, di provocare il vomito. Ne segue che una delle più diffuse applicazioni nei secoli scorsi era quella di usarlo al mattino seguente una sbornia, per indurre il vomito e di conseguenza liberarsi lo stomaco. Difatti bastava lasciare un po’ di vino della sera precedente in una coppa di antimonio, ed ecco che durante la notte l’acido tartarico presente nel vino (lo stesso che si deposita nelle succitate botti) reagisce con l’antimonio della coppa andando proprio a creare il tartaro emetico. “Magia!”, direte voi, “perché non lo utilizziamo tutt’ora?”. Il problema è che l’antimonio rimane un elemento tossico, e se preso in determinate quantità (circa 100 mg) può essere letale. Le dosi usate per rimediare ad una sbornia erano molte vicine a quella letale, e spesso succedeva che ci si potesse sbagliare, provocandosi, quindi, prima effetti collaterali quali diarrea e, appunto, vomito, e, successivamente, una febbre che spesso portava alla morte. Che i grandi artisti siano spesso sensibili e soggetti a grandi sbornie è risaputo, ed è risaputo che Mozart non godesse di una gran serenità negli ultimi anni della sua vita. Inoltre nel suo certificato di morte si parla di una febbre (che come abbiamo appena detto è uno degli effetti dell’avvelenamento da antimonio). Che quindi la sua morte sia dovuta ad una notte a sfondo alcolico finita male? Il mistero continua ad alleggiare, e la teoria sull’antimonio non finisce qui. Ancora al cinquantunesimo elemento risale, infatti, un’altra ipotesi secondo la quale un altro compositore, Antonio Salieri, invidioso del successo del musicista austriaco, ne abbia provocato la morte usufruendo dell’avvelenamento da antimonio. Ma come vi abbiamo raccontato, queste sono solo due delle almeno 140 ipotesi che alleggiano sulla misteriosa morte di Wolfgang Amadeus Mozart. Chissà che i posteri possano darci, prima o poi, (l’ardua) sentenza.

Boccetta di tartaro emetico. (Museo Aramburu)

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