Il Superuovo

Milano in fuga…di nuovo! La paura fa rivivere il racconto di Manzoni

Milano in fuga…di nuovo! La paura fa rivivere il racconto di Manzoni

Fuga da Milano: nel 1630 per la peste, nel 2020 per il coronavirus. Rivive oggi il racconto di Alessandro Manzoni.

Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo più di cinquecento persone hanno affollato le stazioni di Milano per prendere gli ultimi treni diretti verso il sud. Ma non solo: un tassista racconta di aver viaggiato per sei ore da Milano a Roma, per accompagnare una ragazza che pur di fuggire ha pagato 1200 euro di taxi.

L’isolamento fa paura: fuga da Milano

La diffusione della bozza del decreto legge che istituiva la “zona rossa” in Lombardia ha provocato la fuga di centinaia di persone che da Milano si sono dirette in zone più a sud. Tutto questo nella notte tra sabato e domenica, prima che il premier firmasse il decreto definitivo. Melchiorre, da vent’anni tassista a Milano, racconta di aver avvisato la ragazza della cifra che avrebbe comportato un viaggio in taxi da Milano a Roma. “Non si è scomposta, mi ha detto che ne era consapevole“, racconta. I due sono partiti per un lungo viaggio. Lui è abituato a viaggiare la notte, è il suo lavoro. La musica in radio gli tiene compagnia. Lei invece a un certo punto ha preso sonno, racconta l’uomo. Giunti a destinazione, ricevuto il pagamento della cifra di 1200 euro, Melchiorre si è rimesso in viaggio, salutando una bellissima Roma lontana dalla psicosi Milanese causata dal virus. Ma cosa spinge a fuggire, proprio nel momento in cui le direttive sono di stare a casa per cercare di contenere il contagio del virus? Si tratta di menefreghismo? O è colpa di una forte paura che fa perdere lucidità?

La fuga da Milano nei Promessi Sposi di Manzoni

Passano le vite degli uomini, ma non la loro essenza. I libri ci raccontano storie tutte diverse, epoche diverse e diverse mentalità, ma nel momento in cui ci si trova davanti ad una situazione di emergenza a prevalere sono gli impulsi degli uomini, impulsi che sono sempre gli stessi. Il romanzo I Promessi Sposi, il più importante della letteratura italiana, scritto da Alessandro Manzoni nella prima metà dell’Ottocento, contiene tra le sue pagine il racconto della terribile epidemia di peste che tra il 1630 e il 1631 ha colpito l’Italia e ne ha decimato la popolazione. Per quanto si tratti di diverse epoche e di diverse epidemie, è inevitabile il confronto tra la diffusione della peste e l’attuale propagazione del coronavirus. Come l’attuale virus, anche la peste del Seicento ha cominciato la sua diffusione in Italia dalla Lombardia. L’aggravante, in quei tempi, fu una grande povertà che derivava da un periodo di forte carestia. La peste e le sue conseguenze sono ben descritte da Alessandro Manzoni in due capitoli del romanzo, il XXXI e il XXXII, che sono occupati da una lunga digressione storica e caratterizzati dall’intensità dello stile dell’autore.

La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia. […] Ma sul finire del mese di marzo, cominciarono, prima nel borgo di porta orientale, poi in ogni quartiere della città, a farsi frequenti le malattie, le morti, con accidenti strani di spasimi, di palpitazioni, di letargo, di delirio, con quelle insegne funeste di lividi e di bubboni; morti per lo più celeri, violente, non di rado repentine, senza alcun indizio antecedente di malattia. I medici opposti alla opinion del contagio, non volendo ora confessare ciò che avevan deriso, e dovendo pur dare un nome generico alla nuova malattia, divenuta troppo comune e troppo palese per andarne senza, trovarono quello di febbri maligne, di febbri pestilenti.

La peste è la malattia che ha ucciso più uomini nella storia dell’umanità, e leggendo la descrizione di una tale epidemia ci si rende conto di quanto sia fortunatamente distante dal virus che sta attualmente sconvolgendo le nostre vite.

Quello che colpisce è l’atteggiamento degli uomini, che in un primo momento sottovalutano il problema. Manzoni parla di miscredenza: l’indifferenza degli uomini non fa altro che peggiorare la situazione.

“[…] Ma ciò che, lasciando intero il biasimo, scema la maraviglia di quella sua condotta, ciò che fa nascere un’altra e più forte maraviglia, è la condotta della popolazione medesima, di quella, voglio dire, che, non tocca ancora dal contagio, aveva tanta ragion di temerlo. All’arrivo di quelle nuove de’ paesi che n’erano così malamente imbrattati, di paesi che formano intorno alla città quasi un semicircolo, in alcuni punti distante da essa non più di diciotto o venti miglia; chi non crederebbe che vi si suscitasse un movimento generale, un desiderio di precauzioni bene o male intese, almeno una sterile inquietudine? Eppure, se in qualche cosa le memorie di quel tempo vanno d’accordo, è nell’attestare che non ne fu nulla.

Andrà tutto bene?

Manzoni si stupiva della condotta della popolazione. Miscredenza, menefreghismo, indifferenza: qual è il problema negli uomini? Cosa spinge centinaia di persone a spostarsi dalla propria regione e a non curarsi della possibilità di espandere il contagio, durante una situazione di emergenza? Alcuni dicono l’egoismo, altri la paura. Ma paura di cosa? Con il giusto timore del virus non ci si dirigerebbe verso posti diversi e affollati. Dunque di cosa si tratta? Forse la paura è quella dell’isolamento. E allora non c’entra forse l’egoismo? Nell’attuale stato di emergenza, chi davvero ha paura dell’isolamento, dovrebbe compiere un piccolo e momentaneo sforzo per ridurre al massimo il rischio di perdere le persone care. Diffondere il messaggio che andrà tutto bene è utile a creare un clima più sereno, ma affinchè sia efficace bisogna davvero convincersi che un piccolo sforzo oggi può evitare una grande sofferenza domani. Insieme si può…rimandiamo tutti gli abbracci e li apprezzeremo di più. Restiamo a casa!

 

 

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