Michael Schumacher e le nuove cure top secret: le nuove frontiere della medicina rigenerativa

Circa una settimana fa, il 7 volte campione del mondo tedesco in Formula 1, è stato ricoverato nell’ospedale Georges Pompidou di Parigi, per sottoporsi a delle nuove cure a base di cellule staminali per provare a recuperare il suo stato di salute in seguito al tragico incidente di 6 anni fa sugli sci.

Michael Schumacher

Il campione oggi 50enne è stato affidato al professore Philippe Menasché, eminente chirurgo cardiaco di 69 anni, pioniere della terapia cellulare per curare l’insufficienza cardiaca a basa di cellule staminali. Nel 2014 il professore Menasché ha effettuato un trapianto di cellule cardiache embrionali su una paziente affetta da insufficienza cardiaca, un primato mondiale. Da allora il chirurgo ha compiuto nuove sperimentazioni che consistono in iniezioni per endovena di cocktail di secrezioni terapeutiche preparate in laboratorio utilizzando cellule cardiache ultra giovani, a loro volta provenienti da cellule staminali speciali. Una nuova ‘via’ che Menasché sta attualmente sperimentando sugli animali. Il quotidiano ‘Le Parisien’, che per primo ha dato la notizia, ha riferito che l’ex pilota “beneficerà di infusioni di cellule staminali diffuse nell’organismo per ottenere un’azione antinfiammatoria sistemica, cioè in tutto il corpo”.

Le cellule staminali e le nuove frontiere della medicina rigenerativa

La medicina rigenerativa si è da sempre interessata allo sviluppo e all’utilizzo di particolari cellule, che hanno una multipotenza, ovvero riescono in vitro a diventare tessuti. Le cellule staminali possiedono due importanti caratteristiche che le differenziano dagli altri tipi: sono cellule non specializzate, indifferenziate, e in particolari condizioni sperimentali possono essere indotte ad assumere funzioni specializzate , come le cellule del muscolo cardiaco o le cellule beta del pancreas che producono insulina.

Le cellule staminali possono essere isolate dall’adulto, dal feto e dai blastocisti, anche se il distretto più importante per isolare cellule staminali nell’adulto è il midollo osseo: il problema in questo caso però è scovarle, fenotipizzarle e metterle in coltura, con margini di efficienza decisamente inferiori rispetto a quelli del feto. Infatti le cellule staminali dell’adulto hanno non pochi svantaggi rispetto a quelle embrionali, in quanto sono già specializzate, riescono a differenziarsi in pochi tessuti e soprattutto hanno una scarsa capacità proliferativa in coltura, anche se l’isolamento delle cellule adulte non dà nessun problema bio-etico, a differenza dell’isolamento dal feto. In tempi recenti le cellule staminali sono alla base della medicina rigenerativa e delle diverse applicazioni nelle terapie cellulari per combattere numerose patologie come Parkinson, Alzhaimer, infarto, epilessia, diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide e molte altre.

Le cellule staminali embrionali e i metodi di isolamento

L’isolamento delle cellule staminali dal feto ha suscitato e continua a suscitare, soprattutto dopo il caso Stamina, numerose polemiche riguardanti soprattutto la bio-etica, anche se si era e si è sempre più consapevoli che le cellule isolate dall’embrione sono quelle aventi più potenzialità in campo di applicazione ed efficacia. Queste cellule staminali embrionali sono un serbatoio di cellule specifiche ed importanti dal punto di vista dell’applicazione clinica. Le metodologie per coltivare cellule staminali embrionali sono state messe a punto recentemente (1998) utilizzando embrioni umani generati in seguito a pratiche di fecondazioni in vitro. Nella blastocisti è presente una massa cellulare interna che contiene le cellule staminali: l’embrione coltivato in vitro dopo 5/7 giorni dalla fecondazione, avviene la produzione della blastocisti e a questo punto l’embrione può essere piantato in utero oppure può essere utilizzato come produttore di cellule staminali(ne consegue la distruzione), che vengono di seguito estratte, amplificate in vitro  e poi utilizzate

Il caso Schumacher e le nuove cure sperimentali

Gli obiettivi principali nel campo della ricerca nelle cellule staminali sono determinare perchè le cellule possono rimanere non specializzate e proliferare per anni e identificare i segnali che provocano il differenziamento tessuto-specifico. Nello specifico caso dei trattamenti che sta seguendo il campione tedesco, i rami su cui si divide l’attività di ricerca del professor Menasché sono essenzialmente due: il primo riguarda un lavoro ancora in fase di trial sperimentale sulle cellule staminali per la creazione di patch ovvero cerotti biologici da applicare sul muscolo cardiaco nella speranza di fargli recuperare la funzionalità contrattile. Il secondo filone invece riguarda l’impiego di cellule mesenchimali. Queste ultime sono però utilizzate per le loro capacità di rafforzare il sistema immunitario e per le loro proprietà antiinfiammatorie.

Dott. Menasché, capo dell’equipe che sta seguendo il campione tedesco

Ora risulta difficile stabilire con assoluta certezza le cure specifiche a cui si sta sottoponendo il famoso pilota, anche perché dallo staff della clinica in cui si trova in cura non è trapelato nulla. Gli scienziati ripongono grande fiducia negli studi sulle cellule staminali, in quanto rappresentano una fonte inesauribile di cellule non differenziate in grado di differenziarsi in molti tipi cellulari con cui è possibile curare o perlomeno, per ora, migliorare le condizioni di salute di quei soggetti affetti da patologie degenerative in cui si presentano danni alle cellule che non riescono più ad auto rigenerarsi in maniera efficace come le malattie neuro degenerative e quelle malattie che comportano stati infiammatori cronici come l’artrite reumatoide.

Michele Sornatale 

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