Per quanto possa apparirci semplice e lineare, la memoria è tutt’altro. Il modo in cui le informazioni vengono immagazzinate e trasformate in ricordi, i tipi di memoria che abbiamo a disposizione e le parti del cervello coinvolte nel processo mnemonico aprono le porte a numerosi studi, tra cui quello recentissimo sulle engram cells.

Un po’ di anatomia

Siamo abituati a pensare alla memoria come ad un magazzino; effettivamente questa immagine descrive perfettamente la funzione mnestica primaria: raccogliere e registrare informazioni. In realtà la memoria non ha una locazione precisa ma coinvolge diverse aree cerebrali a seconda dei processi e delle funzioni che vengono portati a termine. Fondamentale per la memoria è il sistema limbico (nello specifico amigdala e ippocampo), ma si rivelano essenziali anche i lobi frontali, quelli parietali ed occipitali, i gangli della base e del cervelletto; ma ance il lobo temporale e la FFA (l’area deputata al riconoscimento dei volti). Insomma potremmo dire (e avere quasi ragione) che non c’è un’area del cervello che non viene coinvolta nei processi mnemonici.

Memoria
L’ippocampo e l’amigdala hanno un ruolo centrale nel processo di memorizzazione

D’altronde quando si parla di memoria non si prende in considerazione “solo” il processo di registrazione delle informazioni, ma anche tutti i processi precedenti ad esso; il percorso ha inizio con la percezione sensoriale; senza di essa non avremmo informazioni e stimoli da codificare. Sono proprio questi stimoli codificati che vanno a costituire quelle informazioni che, a seguito della reiterazione, saranno immagazzinate in memoria.
Un altro fattore che rende labirintica la memoria sono le sue molteplici tipologie.

Non solo una memoria

La divisione più popolare dei centri della memoria (quella che segue il modello di Atkinson e Shiffrin) prevede una scissione tra la memoria a lungo termine (MLT) e quella a breve termine (MBT). La MBT è un tassello “di passaggio”; infatti le informazioni che arrivano a questo primo archivio vengono hanno una durata stimata di circa 10 secondi e se non vengono reiterate vengono perse per sempre. La limitazione della MBT riguarda anche il numero di unità che è possibile immagazzinare al suo interno, che va dalle 5 unità più o meno 2. In poche parole significa che un individuo è in grado di ricordare al massino 7 unità utilizzando la MBT.
Più complessa è la MLT, l’archivio vero e proprio a cui siamo abituati a pensare. Questo magazzino ha capacità quasi illimitata e si divide in diversi settori a seconda del tipo di informazione che è stata codificata.

Memoria

Il primo settore è quello della memoria esplicita che a sua volta contiene la memoria episodica, quella semantica e quella autobiografica. Dall’altra parte troviamo invece la memoria implicita che contiene le informazioni codificate riguardanti le abilità motorie, percettive e cognitive.
Ci sarebbe molto di più da dire sulle tipologie di memorie: come esse riescano a collegare i sensi e le emozioni ad esempio (un esempio sono la memoria olfattiva e quella gustativa), o di come ogni azione che diamo per scontata sia in realtà realizzabile anche perché gli “schemi” che la rappresentano sono immagazzinati nella memoria di lavoro.

Un intersect biologico

Alcuni di voi ricorderanno la serie statunitense “Chuck“. Chuck è un ragazzo californiano dalla vita monotona e tranquilla che entra in possesso di un supercomputer neurale chiamato intersect. Da quel momento in poi si ritroverà coinvolto in operazioni di spionaggio internazionale che cambieranno drasticamente la sua vita.
Il funzionamento dell’intersect è identico a quello riscontrato nelle engram cells. Uno studio molto recente ha riscontrato che l’eccitazione elettrica di queste cellule neurali permette il recupero di ricordi a catena. Cosa significa? Chuck per attivare l’intersect ha bisogno di uno stimolo esterno (un cue) che fa sì che le informazioni legate a quello stimolo siano rievocate, riportando alla coscienza dei dati inerenti ad esse. Questo tipo di memoria funziona esattamente allo stesso modo: i ricercatori hanno evidenziato che uno stimolo familiare può portare alla rievocazione di un ricordo che contiene lo stesso stimolo; inoltre questo ricordo può essere arricchito da informazioni ad esso collegate, scatenando una sorta di richiamo a catena di ricordi che vengono riportati alla coscienza.

Questa ricerca apre le porte a nuovi studi sulla memoria e a nuove tipologie di memoria ancora da scoprire. Intanto possiamo sostenere l’ipotesi che vede il nostro cervello accostato ad un supercomputer; potremmo addirittura dire che la nostra mente sia molto più elaborata ed intricata.

Valentina Brina

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