Melman la giraffa di Madagascar ci mostra soluzioni alternative all’ipocondria cronica

Chi di voi non ricorda l’altissima giraffa Melman di Madagascar? Oggi parleremo di questo personaggio e del suo rapporto con le sue fobie.

Melman è una giraffa ipocondriaca con infinite fobie riguardanti soprattutto l’aspetto medico e la cura del proprio corpo. Fisso è il suo appuntamento dal veterinario dello zoo di Central Park per assumere farmaci contro le sue malattie fantasma. Ricordiamo come volesse anche curare le sue naturali macchie sul collo.

Evoluzione dei personaggi in Madagascar

In una serie di film di animazione è interessante seguire le avventure di quattro amici cresciuti solo in cattività. Alex il leone, Marty la zebra, Gloria un ippopotamo femmina e Melman la giraffa vivono beatamente allo zoo di Central Park prima di ritrovarsi in una serie di avventure. Le loro capacità e paure vengono messe a dura prova dalla legge della sopravvivenza.

Particolare è il cambiamento che la vita selvaggia porta in Melman che, da pauroso, diventa via via un punto fermo di coraggio per i suoi compagni. Da malato cronico si trasforma nel dottore del gruppo, perché, grazie alle sue conoscenze di medicina accumulate negli anni, riesce a steccare una zampa ad un cucciolo di giraffa, regala un termometro a Marty e scioglie il nodo alla proboscide di un elefante con velocità e accuratezza. Anche la sua situazione sentimentale si evolve nel corso dei film, dal timido e insicuro Melman arriva a dichiarare i suoi sentimenti per Gloria riuscendo anche ad intraprendere una relazione con lei.

Come riconoscere l’ipocondria da una semplice preoccupazione

L’ipocondria è una vera e propria fobia per le malattie, è un disagio legato all’idea di contrarre gravi malattie o addirittura di morirne. Le persone ipocondriache hanno il proprio corpo sotto costante monitoraggio sia fisico che mentale, richiedendo più spesso del dovuto test diagnostici e visite mediche spesso non necessari. Ritenuta una malattia della sfera mentale, rientra tra i disturbi d’ansia e nella prima età adulta arriva ad interessare fino al 9,5% della popolazione. La diagnosi segue delle linee guida come la presenza di più di un sintomo tra i seguenti: preoccupazione di avere o contrarre una malattia, preoccupazione sproporzionata per sintomi spesso inesistenti, ansia per la condizione di salute e eccessivi comportamenti per la prevenzione di malattie. Questi sintomi devono essere registrati per almeno sei mesi in cui spesso la malattia in esame cambia, perché l’ipocondriaco include ed accetta la possibilità di non stare male. Le preoccupazioni degli ipocondriaci non diminuiscono a seguito di rassicurazioni mediche che ritengono poco accurate e inutili, preferendo cercare informazioni sul web alla ricerca di ipotesi che confermino le loro idee.

Tra cause legate all’infanzia e cure comportamentali

Le cause spesso sono riconducibili a esperienze traumatiche. Molti i casi in cui malattie nell’infanzia vengono associate ai sintomi ipocondriaci o ad un eccessiva attenzione per il controllo fisico. Il perno principale è la credenza della propria debolezza fisica e immunitaria legata all’immagine di attaccamento infantile: se vediamo un parente debole e malato, può accadere una proiezione rispetto a ciò che sentiamo noi. Secondo alcuni psicologi lo scopo di un ipocondriaco sarebbe quello di non ammalarsi, di accrescere la propria fiducia e di vivere prudentemente. La terapia deve avere un approccio volto non a convincere il paziente che non si ammalerà, ma ad accompagnarlo verso l’accettazione dell’inevitabilità di contrarre una malattia e di accettare il destino instabile dell’essere umano. La terapia cognitivo-comportamentale si concentra su sull’apprendimento di modalità differenti di comportamento e pensiero passando da una fase di comprensione del rapporto azione-pensiero ad una di esposizione in cui il paziente viene messo a confronto con le sue fobie per sperimentare le nuove strategie di gestione apprese. Un altro trattamento è il trattamento metacogntivo focalizzato sul rimugino con un’analisi attenta e scrupolosa dei pensieri costanti del paziente. Infine vale la pena citare la terapia farmacologica legata ad antidepressivi tricicli o SSRI, ma efficace solo se abbinata ad un’altra delle terapie sopra citate.

Cosa possiamo imparare dal film di animazione?

Oltre a ricoprire ruoli di spunto e divertimento, il personaggio di Melman ci insegna una cosa importante: ci mostra come non è facile superare i proprio blocchi, ma come si possano accettare i propri limiti. Melman ha un gruppo di amici che, come tali, gli sono accanto cercando, da una parte, di fargli capire il suo problema e, dall’altra, di non farlo sentire diverso. Un ipocondriaco può migliorare a tal punto da mettere a disposizione del prossimo le sue conoscenze e a trovare comportamenti alternativi che gli permetteranno di avere una vita sociale e relazionale.

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