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McCartney e Martha: il profondo valore affettivo del legame fra cane e padrone

Nel White Album dei Beatles, Paul McCartney dedica una delle ultime canzoni dell’album ad una persona speciale, il suo cane Martha.

Foto del 1967, durante le registrazioni in studio dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Da sinistra, John Lennon, al centro Martha e a destra, Paul McCartney.

Da sempre il rapporto fra cane e uomo esiste ed è stato ripetutamente studiato da medici e psicologi che cercano di comprenderne i lati emotivi e i risvolti positivi sia per l’amico a quattro zampe che per l’uomo.

Martha my dear: una dedica speciale

Questa canzone, inclusa nell’album The Beatles, caratteristico per la semplicità della sua cover, è stato scritto da Paul McCartney (ma attribuito poi al duo Lennon-McCartney) inizialmente come esercizio al pianoforte. Infatti, lo stesso McCartney affermò che quando iniziò a studiare da solo il pianoforte decise di vedere fin dove potesse spingersi. Questo pezzo, infatti, presenta una melodia al piano con entrambe le mani, qualcosa che lo stesso cantante confessò di essere al di sopra della competenza dimostrata in altre canzoni scritte fino ad allora.

Nel 1965 McCartney comprò un cucciolo di bobtail, subito dopo aver acquistato la sua casa a Londra. Nonostante molti critici ritengano che la canzone fosse scritta veramente per il cane in questione (lo stesso Lennon si mostrò stupefatto di come McCartney potesse essere legato al suo cane, al punto abbracciarlo e giocarci continuamente prima e dopo le prove), altri invece vedono dietro la figura di Marta quella di Jane Asher, che McCartney aveva intenzione di sposare nel 1968. Tuttavia, durante una intervista al Many Years From Now di Barry Miles del 1997, McCartney confermò che la canzone fosse stata scritta per Martha, il suo primo animale domestico.
I lavori di registrazione della canzone iniziarono il 4 Ottobre 1968 con McCartney che registrò tre tracce, piano, voce e batteria. Fra le nove di sera e mezzanotte dello stesso giorno, poi, 14 musicisti di sessione aggiunsero altre tracce come quelle della tuba e dei violini. George Harrison era anche presente alla registrazione e la sua chitarra elettrica è molto ben ascoltabile durante la sezione “Take a good look around you” e fra mezzanotte e le 4 e mezza di mattina del 5 ottobre, McCartney rifece la parte vocale aggiungendoci anche i battiti di mano e la chitarra. 

Rapporto uomo-cane: un contatto senza tempo

Il legame fra cani e uomo è stato tracciato nella storia almeno fino a 15.000 anni fa quando il cane di Bonn-Oberkassel venne ritrovato sepolto con due scheletri umani. Per secoli i cani sono stati definiti “i migliori amici dell’uomo”, offrendo compagnia e fedeltà ai loro amici umani. Questo è evidente in molte case dove i cani sono addomesticati. Il rapporto fra cane e uomo venne riconosciuto da Boris Levinson, il quale fu anche responsabile della scoperta accidentale della pet therapy assistita che oggi conosciamo. Infatti, scoprì che bambini non comunicativi interagivano positivamente quando erano in compagnia del suo cane. Jingles, durante le sessioni di terapia. All’inizio degli anni ’80 il termine “legame uomo-cane” venne ufficialmente coniato da Bustad che fece una presentazione al Simposio Internazionale di Vienna nel 1983. Questo simposio venne tenuto in onore di Konrad Lorenz e durante la presentazione Bustad incoraggiò altri a proseguire il lavoro che Lorenz svolse con l’imprinting delle papere. Bustad e altri advocates della pet therapy fondarono la Delta Society, una organizzazione no-profit ancora esistente che si occupa di cani per le pet therapy di pazienti ospedalizzati o con malattie gravi.

Le ossa scoperte durante gli scavi di Oberkassel, dove vennero alla luce parti degli scheletri di due uomini e dello scheletro di un cane.

Basi molecolari e biologiche dietro questo legame

L’uso di cani nelle attività per aiutare gli umani è divenuto molto comune a partire dagli anni ’70-’80. I cani sono stati usati in guerra grazie al loro strabiliante fiuto e capacità di ricerca, dimostrando di saper provare paura, ansia e tristezza. L’uso di cani di servizio per assistere gli umani vanno da cani da guida fino a cani di allerta medica. In alcuni ospedali, l’uso di cani, viene spesso detto AFT, ossia terapia facilitata dagli animali. Solitamente coinvolge degli animali addestrati e certificati i quali sono inseriti come parte del piano terapeutico di un paziente. Questi programmi hanno dimostrato di migliorare l’ambiente di guarigione e di ridurre alcuni sintomi psicologici di pazienti con alcune malattie quali cancro, convulsioni, ma anche percepire grazie al fiuto del cane delle tracce di noccioline in alimenti per cui lo stesso paziente è allergico. I cani, meglio conosciuti come “cani di terapia”, sono usati negli ospedali per le terapie assistite per fornire quindi confort e affetto alle persone.
Uno studio condotto da Odendaal nel 2003 ha dimostrato che quando gli umani accarezzano i cani, i loro corpi rilasciano ossitocina, un ormone associato non solo con la felicità, ma anche con l’affetto e il legame. Secondo le teorie di supporto sociale, gli animali sono una fonte di compagnia e di supporto, elementi fondamentali per il benessere umano. Numerosi studi scientifici dimostrano che possedere un cane riduce lo stress, allevia l’ansia e potrebbe anche addirittura aumentare la aspettativa di vita media del paziente. Nonostante questa relazione positiva con gli uomini, ci sono casi in cui un cane si ribella al proprio padre e spesso le ragioni dietro questo comportamento sono spiegate da specifici motivi: ad esempio, un abuso nei confronti dell’animale in passato, patologie psicologiche del cane, oppure un training specifico passato dell’animale a comportarsi in maniera aggressiva.

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