Maxwell’s Silver Hammer e Joker: cosa si nasconde dietro un serial killer?

La famosa canzone “Maxwell’s Silver Hammer” dei Beatles e il film “Joker” ritraggono entrambi personaggi inclini all’omicidio di numerose persone, come dei serial killer.

George Harrison (in piedi) e John Lennon (seduto) per un photoshoot associato alla loro canzone “Maxwell’s Silver Hammer”.

Il film “Joker” presenta le vicende di Arthur Fleck, prima di diventare l’arcinemico di Batman a Gotham City. La canzone “Maxwell’s Silver Hammer” parla invece di uno studente di medicina che, stanco dalla solita vita, inizia a uccidere chi gli sta antipatico.

Maxwell’s Silver Hammer: una canzone upbeat per un serial killer

Scritta per il loro album di successo Abbey Road (sì, quello con la copertina delle strisce pedonali), la canzone venne registrata su idea di Paul McCartney nell’estate del ’69 nonostante la band aveva già qualche idea durante la registrazione dell’album Get back qualche mese precedente.

Per i fan dei Beatles, questa canzone è nota soprattutto per quanto ci sia voluto a registrare la versione finale, tempo che a detta di John Lennon, il quale nel frattempo era in convalescenza per un incidente stradale, era davvero eccessivo. Paul McCartney, sulle note di una canzone molto allegra, ha nascosto un testo davvero macabro che lui stesso definì come “quando qualcosa va storto all’improvviso, come spesso succede“. Anche Ringo Starr, durante un’intervista del 2008, ebbe modo di affermare che probabilmente si trattava della loro peggiore sessione di registrazione, nonchè della più brutta canzone da loro registrata.

“My analogy for when something goes wrong out of the blue, as it so often does, as I was beginning to find out at that time in my life. I wanted something symbolic of that, so to me it was some fictitious character called Maxwell with a silver hammer. I don’t know why it was silver, it just sounded better than Maxwell’s hammer.”

Paul McCartney, 1994

La canzone racconta di uno studente di medicina, Maxwell Edison, che uccide delle persone. Dai versi si percepisce il black humour di McCartney che, a differenza di Lennon (a parte quando si drogavano, es. I am the Walrus), si basava prevalentemente su situazioni o personaggi immaginari. Nella canzone, per accentuare i colpi di martello, venne usato uno strumento musicale a dir poco inusuale, un’incudine. Secondo alcune ipotesi avanzate dai fan club dei Beatles, le martellate “virtuali” di McCartney non erano probabilmente rivolte a gente ignota, ma probabilmente a Yoko Ono che disturbava continuamente le sessioni di registrazione dei Beatles (vedi il prossimo video) o al loro produttore Allen Klein.

Per concludere le stravaganze attorno a questa canzone, sembrerebbe che essa faccia parte della nota teoria del complotto Paul Is Dead secondo cui nel 1966, dopo aver lasciato lo studio di registrazione in seguito ad una lite con gli altri componenti, Paul si sarebbe schiantato contro un albero dopo essere uscito fuori dalla strada non accorgendosi che il semaforo era diventato rosso. Su questo ultimo dettaglio del semaforo vi è poi un’altra canzone dei Beatles a riguardo, ossia A day in the life, dove Lennon canta “He blew his mind out in a car/ He didn’t notice that the lights have changed” ma il riferimento era a Tara Browne, amico di Paul e John morto in un incidente stradale.
Ebbene, tornando al complotto, nell’estate del 2005 sembrerebbe che un pacco da Londra, con all’interno un registratore e due nastri, sia stato recapitato a Hwy 61 Entertainment in California, con la dicitura Lost Testament of George Harrison. Su questi nastri sarebbe descritto tutto l’incidente stradale di McCartney, come fosse stato scelto un rimpiazzo da un gioco radiotelevisivo di somiglianza a Paul e come tutto fosse stato coperto dai Servizi Segreti britannici. In particolare, l’agente dell’MI5 incaricato di insabbiare il caso, indovinate un po’, si chiamava Maxwell il quale sarebbe anche responsabile dell’organizzazione dell’assassino di John Lennon dopo che questi aveva minacciato di raccontare tutta la verità (roba da matti).

Joker: la storia personale di Arthur Fleck

Seguendo le vicende del film e, traendo informazioni anche dai fumetti della Batman Legacy, si può fare una piccola descrizione della vita di Arthur Fleck. Nato da una famiglia che lo abbandonò quasi subito, venne cresciuto da Penny Fleck. Purtroppo la donna permetteva al suo compagno di picchiare il bambino il quale spesso veniva lasciato anche a digiuno per diversi giorni. Perdendo memoria dei suoi anni di infanzia e adolescenziali, il ragazzo si prende cura della mamma anziana e, guardando lo show di Murray Franklin, spera un giorno di apparire in un reality show del genere dove tutti lo conoscevano.
Iniziò a fare stand-up comedy ma un giorno un gruppo di ragazzi lo pestò per strada dopo una esibizione e da quel momento un suo collega, Randall, gli diede una pistola per proteggersi da eventuali eventi futuri simili. Dopo aver perso il suo terapista ed essendogli negate le cure psichiatriche finisce per uccidere tre ragazzi in metropolitana irritati dalla sua risata isterica (clinicamente si tratterebbe della sindrome pseudobulbare). Dopo essersi recato a casa degli Wayne, incontra il futuro maggiordomo Alfred che gli nega che la madre Penny (Arthur pensava fosse sua madre biologica) abbia mai avuto una relazione col signor Wayne (padre di Bruce, futuro Batman) per cui non è possibile alcun legame di parentela. Lo stesso giorno riceve la visita di due detective che indagano sui delitti della metro scoprendo inoltre che la madre era stata ricoverata siccome si era aggravata la sua condizione e che Murray aveva sì trasmesso la sua stand-up comedy, ma soltanto per prenderlo in giro in TV. Cadendo in una depressione sempre più profonda, viene finalmente contattato dallo staff di Murray che gli propone di fare un’apparizione in TV. Andato in ospedale per comunicare la notizia alla sua presunta madre, scopre realmente lei chi è dopo aver avuto la confessione della sua adozione. In preda ai ricordi che piano piano riemergono nella mente di Arthur, decide di soffocarla con un cuscino, lasciando poi la scena del delitto.
Nelle scene successive viene raggiunto dai colleghi Randall e Gary che lo consolano per la perdita della madre ma Arthur trafigge con un paio di forbici Randall, lasciando andare indenne Gary. Successivamente, inizia a truccarsi per il Murray Show. Dopo una profonda lite in diretta riguardo la società e l’impresa di Wayne, Arthur si prende la rivincita su Murray sparandogli in testa. Successivamente aizza le persone da casa con un discorso subito interrotto dai produttori. Nelle sequenze finali si vedono tutte le sommosse con gente mascherata da clown, la stessa notte in cui i genitori di Bruce Wayne vengono uccisi dagli stessi, dando origine a Batman. Allo stesso modo, Arthur, in una macchina della polizia, viene liberato da alcuni protestanti in sommossa, dando origine anche a Joker.

Cosa si nasconde dietro un serial killer?

Arthur Fleck soffre di sindrome pseudobulbare (PBA) per cui si possono avere spasmi al viso e una risata che non si è in grado di sopprimere, simile a quella di Joker nel film. Anche nella scena sul pullman, mentre parla con il bambino, accenna ad una generica condizione medica senza specificare quale. Il meccanismo patogenico probabilmente è basato su una disinibizione dei neuroni corticali motori che controllano il riso e il pianto, dimostrando che esiste un pathway che collega cervelletto e tronco cerebrale nel controllo di queste emozioni. Alcuni approcci moderni farmacologici includono l’uso di antidepressivi triciclici o anche inibitori del reuptake della serotonina. Recenti studi dimostrano che nella realtà molte persone che subiscono traumi cranici gravi possono sviluppare questa malattia peculiare, cosa che si verifica anche nel film quando il piccolo Arthur viene picchiato dal compagno della matrigna. Durante la scena al Murray Show, inoltre, Arthur sembra essere in grado di piangere e ridere allo stesso tempo, un fenomeno clinico noto come RCBD (Rapid Cycling Bipolar Disorder). Questi cambiamenti di umore possono essere imprevisti sia nelle tempistiche che negli effetti, alternando momenti di gioia e felicità a momenti di profonda depressione e tristezza. Un altro punto a favore di questa teoria per Arthur è la dimostrazione epidemiologica che le persone con disturbi bipolari in gioventù tendono a sviluppare più frequentemente questa altra condizione (nell’infanzia e nell’adolescenza Arthur venne continuamente abusato fisicamente). Anche per questa altra condizione medica i farmaci di elezione sono antidepressivistabilizzanti dell’umore.
Una spiegazione del comportamento dei serial killer abusati da giovani risiede nel fatto di eliminare tutti gli oggetti/persone verso cui si può provare affetto al fine di rimuovere di conseguenza anche la (patologica ossessione della) possibilità di essere nuovamente abbandonati o abusati. I tre parametri principali secondo numerosi psichiatri per la scelta della vittima sono disponibilità (stile di vita della vittima e circostanze in cui si può trovare che possano favorire l’azione del serial killer), vulnerabilitàdesiderabilità (potremmo dire l’appealing della vittima, in base alle preferenze del carnefice e può includere caratteristiche come l’etnia, il sesso, l’età, il peso corporeo e molte altre categorie generate dalla mente dell’assassino).

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