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Marx avrebbe investito in bitcoin e criptovalute? Scopriamo cosa sono e perché

Marx avrebbe investito in bitcoin e criptovalute? Scopriamo cosa sono e perché

Marx pensava che il capitalismo avrebbe portato all’accentramento delle ricchezze ma cosa avrebbe pensato dei bitcoin?

È noto il pensiero marxista riguardo il capitalismo e il mondo industriale, un mondo destinato, secondo Marx, all’accorpamento e all’accentramento dei beni fino all’autoimplosione. Riguardo la finanza è ancora più duro infatti nel suo terzo libro parla di aristocrazie finanziarie e di parassiti.

Esso riproduce una nuova aristocrazia finanziaria, una nuova categoria di parassiti nella forza di escogitatori di progetti, di fondatori e direttori semplicemente nominali; tutto un sistema di frodi e di imbrogli relativi alle fondazioni, alle emissioni di azioni e al commercio di azioni

Il pensiero di Marx

Come sappiamo il filosofo tedesco ha spiegato in più passaggi le criticità e le insormontabili, secondo lui, falle del capitalismo. Concentrandoci in quella che per lui è l’ultima fase del capitalismo e cioè quella dell’accentramento del capitale notiamo che, secondo l’autore, nel corso del tempo gli investimenti sono sempre più onerosi e il saggio di profitto si riduce. Poche imprese possono affrontarli quindi soltanto le imprese più grandi sopravvivono, mentre le imprese più piccole falliscono oppure sono assorbite dalle più grandi.  Il mercato passa dalla concorrenza perfetta all’oligopolio oppure al monopolio. Secondo Marx, questa situazione è l’ultimo stadio che precede la fine del capitalismo. L’accentramento del capitale nelle mani di poche imprese consente a queste ultime di pianificare e gestire l’accumulazione di capitale dell’intero sistema economico. Questa situazione agevola il passaggio dal capitalismo al socialismo. Ma qui, dal 2008 in poi, entrano in gioco i bitcoin e le criptovalute.

Bitcoin e criptovalute

Il Bitcoin è una moneta virtuale che viene creata, distribuita e scambiata tramite computer basandosi sulla tecnologia peer to peer. Cos’è questa tecnologia? È il sistema utilizzato oggi per scaricare film e musica per intendersi, dove i file sono conservati su più computer connessi alla rete e tra loro, dai quali è possibile scaricare “pezzi di file”. La tecnologia che fa funzionare bitcoin, ovvero la blockchain funziona in modo tale da avere una gestione digitalizzata della valuta. Questo significa che la moneta bitcoin non viene creata da una banca centrale, che immette nel mercato nuova moneta (come accade con le monete oggi in tutti i Paesi); al contrario nel caso dei bitcoin le monete vengono conservate all’interno di giganteschi database condivisi.

Un nuovo scenario

Ovviamente oggi a 137 anni dalla morte del filosofo il mondo economico e finanziario è progredito enormemente creando nuove regole e nuovi vincoli. Ancora oggi è possibile vedere un accentramento dei capitali soprattutto nei momenti di grave crisi ma l’avvento delle criptovalute può segnare una svolta positiva nel decentramento monetario. Ancora più importanti però, per i fan delle cripto, sono le transazioni trasparenti. Tramite la digitalizzazione di ogni scambio monetario si potrebbe immaginare un mondo in cui ogni spostamento di denaro è effettuato tra utente x ed utente y che viene registrato e questa transazione è visionabile da ogni altro utente. Parlando ad esempio di spese pubbliche l’ente statale potrebbe pubblicare il proprio numero di conto BIT in modo che ogni utente possa vedere in che modo vengano spesi i soldi. Questo è solo uno dei migliaia di esempi che si potrebbero fare, la condizione della trasparenza, in questo caso, è solo il rendere pubblico il proprio nome utente. Chissà se i governi sarebbero pronti a farlo.

 

Un commento su “Marx avrebbe investito in bitcoin e criptovalute? Scopriamo cosa sono e perché”

  1. Carino l’articolo, ma per favore, iniziamo a distinguere il fenomeno della criptovaluta dal suo sottoinsieme, il bitcoin. É come accomunare smartphone e iphone. C’é un’importante differenza ontologica, che si riflette nelle implicazioni pratiche, odierne e future.

    La criptovaluta, che porta elementi innovativi straordinari quali la blockchain technology, ha i presupposti per poter evolvere l’economia globale in modo radicale, dalla ricerca accademica, a cui spesso mancarono i mezzi in passato per quantificare e verificare teorie varie, alla trasparenza pubblica e privata, infliggendo un colpo importante al cuore del dolo finanziario.

    Il Bitcoin, d’altro canto, é stata la prima prototipica valuta, che incorpora certe qualità, come la non rintracciabilità dei possessori, che, qualcuno potrebbe speculare, sembra appositamente introdotta per favorire il dolo finanziario. Supponete di essere un malintenzionato interessato alla compra-vendita di armi con un signore della guerra africano. Magari avete milioni da “investire” nell’affare, ma movimenti così esigui rischiano di far suonare il campanello d’allarme di banche ed agenzie quali CIA, FBI, Interpol, la Farnesina.. ora basta comprare l’ammontare equivalente in bitcoin ed effettuare la transazione senza lasciare tracce.

    Questo é il vero valore del Bitcoin. Per sua natura non può essere una moneta di stato per una serie di motivi (vi é una serie di precisi motivi per cui la gente non possa stampare euro, ma i bitcoin possono essere prodotti da potenza di calcolo).

    Banche centrali varie in questo stesso momento stanno lavorando per metterle a punto. Ad una conferenza con un alto funzionario della banca olandese, questi affermò che il time-horizon previsto fosse 2025 (stima pre-covid)

    Il fulcro é: non glorifichiamo concetti separati come parte di uno stesso pacchetto, che il Bitcoin rischia di essere una bolla finanziaria, particolarmente pericolosa in questo momento storico.

    Non gettiamo benzina sul fuoco.

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