Dal teatro medievale al fumetto contemporaneo: scopriamo perché la letteratura inglese ama Lucifero.

Per un curioso caso, nella letteratura inglese il diavolo è una presenza costante. Da una parte l’incarnazione di tutti i mali, dall’altra una sorprendente rivalutazione. Vediamo alcuni degli autori principali che trattano il Demonio.
IL DIAVOLO E LA MORALE
La vicenda del Faust, che stringe un patto con il diavolo per conseguire la conoscenza ad un livello mai visto, è una delle storie più iconiche nella letteratura mondiale. Si tratta di un’antica leggenda tedesca approdata poi in Inghilterra. Dopotutto, il teatro inglese medievale aveva già esperienza di figure del Tentatore. Nella versione cinquecentesca di Christopher Marlowe, Faust vende sé stesso per i migliori 24 anni che un dotto possa desiderare, inseguendo la conoscenza illimitata. Ma quando il momento di pagare arriva, si pente di aver venduto la sua anima. In quest’iconica opera di teatro poi rielaborata dalla penna di Goethe, il diavolo rappresenta il mezzo per raggiungere ambizioni proibite. Questa idea lo avvicina al Satana che stringe un patto con Dorian Gray per la bellezza eterna, chiaramente pentendosi. In nessuna di queste vicende il diavolo è una presenza “fisica”, sceglie piuttosto di farsi sentire tramite dei messaggeri. Si tratta di storie che hanno decisamente un fine moralistico. Ma cosa ne rimane del Diavolo vero e proprio?

IL DIAVOLO COME PERSONAGGIO
Nel 1657 il poeta inglese John Milton produce un poema cristiano che lascia ancora molti in dubbio. Il protagonista del Paradiso Perduto infatti è proprio Satana, il cattivo della storia. Un angelo bello, caduto dal cielo ma che diventa il più luminoso dell’Inferno, che pronuncia queste solenni parole: “meglio regnare all’Inferno, che essere servi in Paradiso”. Questa posizione da eroe protagonista ha oltraggiato molti e spinto William Blake a credere che Milton fosse dalla parte del Diavolo. Questo forse non è vero, ma è un primo esempio di interesse per una figura più complessa di quanto ci si aspetta, quella di un cattivo, che se non è cattivo per sé stesso ma destinato ad esserlo da Dio allora, forse, è una vittima. Al Satana di Milton si ispira Neil Gaiman per il suo Lucifero, nel famoso fumetto Sandman. Anche se non è il protagonista, questo Lucifero ha lo spazio per vivere le stesse sofferenze che viveva nel 600. Quando pensa alla sua ribellione ne sente solo il peso, e si arrabbia con il poeta: “meglio regnare all’Inferno, eh? Non l’ho detto io, l’ha detto Milton, e lui era cieco”. Tuttavia decide di compiere un passo avanti: abbandona l’Inferno. Da questo punto ricomincia la serie di grande successo, Lucifer. E così il Diavolo approda in America diventando più cool di sempre.
UN ETERNO CONTENITORE
Ma perché proprio Satana? Bisogna tener conto che la religione è sempre stata un punto all’ordine del giorno in una nazione che ha vissuto la transizione dal cattolicesimo alla rinnovata fede protestante, trovando nella Bibbia il suo rifugio. Ma non è solo questo. Aldilà della crisi religiosa, il personaggio di Satana è un contenitore vuoto che può essere riempito di significati a seconda del tempo e del luogo. La sua vicenda può essere interpretata per veicolare diverse morali oppure può segretamente incarnare i dubbi e le tribolazioni di ognuno.