Il Superuovo

Mank e Fitzgerald ci raccontano chi era Irving Thalberg, il wonder boy di Hollywood

Mank e Fitzgerald ci raccontano chi era Irving Thalberg, il wonder boy di Hollywood

Il film “Mank” e l’ultimo libro di F.S.Fitzgerald offrono un ritratto di Irving Thalberg.

 

Poliedrico produttore cinematografico, autore di innumerevoli film che hanno segnato la storia del cinema, Irving Thalberg è “quello che sta dietro le quinte”. Ma chi era veramente?

 

Mank: il Thalberg produttore

Capsula del tempo in bianco e nero, Mank è una lettera d’amore alla golden age di Hollywood, che regalò grandi capolavori come “Quarto potere”. Se per alcuni la sceneggiatura del film – che vinse anche l’Oscar- fu scritta equamente da Orson Welles e Herman Mankiewicz, la pellicola segue la più accreditata teoria secondo la quale fu solo Mank a scrivere l’intero copione, lasciando a Welles il compito di ridurre e rivedere il tutto.

Giocando su un doppio livello narrativo che si muove tra anni 30 e 40, sullo sfondo di Mank si vede lo sviluppo di un’industria che punta alla creazione dei sogni – come direbbe Louis B. Mayer – ma che deve fare i conti con una realtà che è uscita in ginocchio dalla Grande depressione e che oltre all’elezione del nuovo governatore della California, si prepara ad affrontare anche la seconda guerra mondiale.

Nella storia complessa, che richiede un’attenzione alla quale il consumatore medio di film non è forse abituato, si muove un universo di personaggi le cui personalità tratteggiate con maestria colorano la pellicola in bianco e nero, scelta stilistica volta ad omaggiare il passato e per meglio immergersi nella Hollywood degli anni ’30.

Tra le tante icone del cinema rappresentate, quella di Irving Thalberg non può che destare ammirazione e curiosità, oggi come al tempo.

Non puoi catturare l’intera vita di un uomo in due ore, tutto quello che puoi sperare è lasciare l’impressione

Dice così Mank nel film, ed è proprio l’impressione di Thalberg quella che resta, quella di un personaggio sfuggente, profondo, che sarebbe stato bello conoscere meglio pur essendo solo un protagonista secondario in quella che poi, infondo, è anche la sua storia. È proprio Thalberg ad essere la chiave di volta del successo della M.G.M.: durante i suoi dodici anni al fianco di Mayer, ha prodotto quattrocento film, la maggior parte dei quali portava la sua impronta e le sue innovazioni, sintetizzando e fondendo il mondo del dramma teatrale e dei classici letterari con i film di Hollywood. A proposito di classici letterati, citazioni sottilissime costellano i dialoghi di Mank, come quella della telefonata con il fratello che riferisce al protagonista che persino Fitzgerald lo ha definito ormai un “uomo rovinato”, riuscendo con ironia a dipingere la situazione dell’autore del Grande Gatsby, al tempo rovinato dai debiti e ammaliato dal mondo del cinema, nel quale era entrato negli ultimi anni del 1930.

Ferdinand Kingsley interpreta Irving Thalberg in “Mank”

Gli ultimi fuochi: il Thalberg uomo

Per essere precisi è il 1937 quando Francis Scott Fitzgerald, con i suoi capelli ben pettinati e i suoi occhi luminosi, si aggira per gli studi della MGM. Ha appena firmato un contratto con la Metro Goldwyn Mayer, la storica compagnia di cine-produzione degli Stati Uniti d’America, che pochi anni prima aveva prodotto capolavori come “Rapacità” (1924), “Ben Hur” (1926) e “La tragedia del Bounty” (1935), proprio sotto la guida del produttore Irving Thalberg.  È la sua figura ad incuriosire lo scrittore, che lo rende protagonista del suo ultimo romanzo, “Gli ultimi fuochi”, creando un personaggio costruito su misura del giovane produttore.

Fulcro del capolavoro incompiuto di Fitzgerald è Monroe Stahr, un uomo caduto in un profondo baratro sentimentale, solo e deluso della vita, che ricorda tempi migliori, i tempi di una letizia sentimentale tragicamente tramontata e dopo la quale non sembra possa più trovare alcun sollievo. Protagonista bipartito tra l’attuale disperazione –  probabilmente tratto autobiografici dello scrittore, considerata la disastrosa situazione dei  suoi ultimi anni di vita, e il ricordo di un glorioso passato, tutto ispirato al genio di Thalberg, così come nella relazione dell’amata moglie Mina, che ricalca la vera compagna di Irving, l’attrice Norma Shearer.

Le figure di Thalberg e Fitzgerald non potrebbero essere più distanti, eppure trovano punto di contatto nel tragico destino che li accomuna, nell’ingiusta morte prematura che ha privato il mondo del grande scrittore americano, e del genio di Hollywood.

 

Lo scrittore F.S.Fitzgerald

 

Thalberg: il wonder boy

Lo chiamavano il wonder boy, il ragazzo delle meraviglie. C’è da dire che Thalberg, nella sua seppur breve vita, di meraviglie ne ha fatte tante, come  “La grande parata”, “Ben Hur”, “La canzone di Broadway”, “Il campione” (The Champ) e “Trade Horn” solo per citarne alcune.

Il suo fiuto per le sceneggiature giuste, per i volti giusti, lo ha reso capace di creare film che hanno costruito un punto di svolta per il mercato internazionale, tracciando la linea di partenza dei grandi film di Hollywood, proiettando un’immagine seducente della vita americana, ricca di vitalità e radicata in quell’american dream del quale lui sembrava l’esempio più riuscito. Nato da immigrati ebrei, condannato a morte prematura da uno squilibrio cardiaco diagnosticatogli alla nascita, Thalberg ha vinto contro la fugacità della vita umana, divenendo immortale grazie alle sue pellicole.

 

Presumo che di geni [prima dell’avvento della televisione] nel cinema ce ne fossero un certo numero, ma io ne conobbi uno solo. Si chiamava Irving Thalberg

– Groucho Marx

da sinistra: Irving Thalberg, Norma Shearer e Louis B. Mayer

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