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“Mamma o papà?”: ecco spiegato come si dividono le cure parentali nell’ambiente acquatico

“Mamma o papà?”: ecco spiegato come si dividono le cure parentali nell’ambiente acquatico

Al contrario di quanto si pensi, anche alcune specie di pesci si prendono cura della prole. Ecco quindi alcune delle situazioni che si possono riscontrare alla nascita dei piccoli.

“Mamma o papà?” è un film italiano del 2017 in cui figurano Paola Cortellesi e Antonio Albanese come protagonisti. Nel film si narra la vicenda di un divorzio in cui l’unica controversia della coppia riguarda chi si prenderà cura dei figli. A partire da questo punto, si possono prendere in analisi i comportamenti dei genitori una volta nata la prole. Nella maggioranza dei casi, negli ambienti acquatici, la prole non riceve alcun tipo di cura parentale, ma vi sono delle eccezioni decisamente interessanti.

LA TILAPIA DEL NILO E LE CURE PARENTALI TUTTE AL FEMMINILE

La tilapia del Nilo (Oreochromis niloticus) è una specie tropicale che vive in acque poco profonde a temperature ottimali di 30°C circa. La maturità sessuale viene raggiunta da questi animali all’età di 6 mesi circa e la deposizione delle uova si verifica nel momento in cui le temperature dell’acqua raggiungono i 42°C circa. Il processo di riproduzione inizia nel momento in cui il maschio stabilisce un suo territorio, dove in seguito scaverà un nido per la deposizione delle uova. A questo punto una femmina sessualmente matura depone le uova nel nido dove verranno fecondate in un secondo momento dal maschio. A fecondazione avvenuta, la femmina raccoglie all’interno della sua bocca le uova e si allontana dal nido. L’incubazione all’interno della bocca della madre si protrae per circa due settimane, periodo in cui avverrà la schiusa e il riassorbimento del sacco vitellino. Dato che l’incubazione si verifica all’interno della bocca della madre, il numero di uova deposto non è molto elevato, si calcola infatti che per una femmina di circa 100g vengano prodotte all’incirca un centinaio di uova. Inoltre, durante tutto il periodo di incubazione, la madre non si alimenta: lo farà solamente nel momento in cui si schiuderanno le uova con avannotti in grado di muoversi autonomamente. Inoltre, finché questi restano di piccola dimensione, in caso di pericolo possono rifugiarsi nuovamente nella bocca della madre.

Tilapia del Nilo (ittiofauna.org)

IL CAVALLUCCIO MARINO: QUANDO LE CURE SONO PRINCIPALMENTE PATERNE

Uno dei casi più conosciuti per quanto riguarda le cure parentali fornite dal padre, è sicuramente quello del cavalluccio marino. Questi animali sono diffusi in tutte le acque marine temperate e calde, dove vive a profondità di massimo 50 m e dove trascorre la maggior parte del tempo nascosto fra le alghe dove si mimetizza molto facilmente. Quando si avvicina la stagione riproduttiva, il maschio inizia a corteggiare la femmina e al contempo, sul suo ventre, inizia a svilupparsi una sorta di tasca. A questo punto la femmina si appoggia sulla tasca incubatrice del maschio al cui interno depone le uova che verranno poi fecondate. A questo punto inizia un periodo di incubazione della durata di 4-6 settimane circa. Un cosa molto interessante è che la tasca di cui il maschio è dotato è del tutto simile a una placenta: attraverso a una fitta rete capillare al suo interno circolano infatti l’ossigeno e le sostanze nutritive necessarie per lo sviluppo e la crescita delle uova, vengono inoltre allontanate tutte le possibili sostanze di scarto. Trascorso il periodo di incubazione, si verificano delle contrazioni muscolari che permettono al maschio di espellere dalla tasca di incubazione i nascituri.

IL CASO DEGLI SQUALI E L’ASSENZA DI CURE PARENTALI

In linea generale, per quanto concerne la riproduzione, gli squali si dividono in specie ovipare ( che pertanto depongono uova) e specie vivipare. Durante l’atto riproduttivo, il maschio afferra la femmina con la bocca per tenerla ferma, e una volta penetrata utilizzando uno dei due pterigopodi (organo riproduttivo maschile) deposita lo sperma all’interno della cloaca della futura madre. In seguito, nelle specie ovipare, si verificherà la deposizione di particolari uova che si ancorano ad un qualunque substrato idoneo nell’ambiente circostante, al cui interno crescerà l’embrione fino al suo completo sviluppo, momento in cui si verificherà la schiusa. Negli squali appartenenti a specie vivipare l’utero si divide in camere, ognuna delle quali ospiterà un solo embrione, le cui pareti sono ricoperte di villi che si fondono con i residui del sacco vitellino stabilendo una connessione tra madri e figli molto simile a quella dei mammiferi. Una volta completato lo sviluppo dell’embrione si verifica il parto: da questo momento la prole è già completamente autonoma e non necessita di alcun tipo di cura. Il periodo di gestazione dura dai 9 ai 24 mesi (nello squalo elefante si pensa duri circa 3 anni) con in media la nascita di 20 nuovi individui, anche se il numero varia ampiamente da specie a specie. L’unica cura perpetrata dalla madre è quella di scegliere adeguate aree di nursery per evitare che la prole subisca attacchi da eventuali predatori. E’ pertanto diffusa tra gli squali la tecnica di scegliere aree totalmente estranee alla normale presenza di squali per deporre le uova o per dar luogo al parto.

Uova di squalo ancorate ad un substrato (siviaggia.it)

 

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