Madre! Allegorie, biblicismo e teofagia nell’ultimo capolavoro di Darren Aronofsky

Madre! (Mother!) è un film, scritto e diretto dal regista statunitense Darren Aronofsky, uscito a settembre del 2017. La pellicola, tra le più criticate da pubblico e giuria, cela in realtà una serie di significati nascosti che, se analizzati correttamente, rendono questo capolavoro uno dei film più straordinari degli ultimi anni.

I protagonisti del film: Jennifer Lawrence (la moglie) e Javier Bardem (lo scrittore)

Il film Madre!, incredibilmente lento nelle prime inquadrature, eccessivamente prolungate, e nei primi dialoghi, inizia raccontando la quotidiana realtà di uno scrittore, ormai privo di ispirazione, e di sua moglie, dedita alla ristrutturazione della loro casa. Ben presto, tuttavia, l’apparente equilibrio della coppia viene meno, a causa dell’arrivo, nella dimora isolata tra i boschi in cui abitano, di una serie di figure piuttosto ambigue. Queste, con la loro sempre maggiore, invadente, presenza, finiranno per sconvolgere la vita dei due coniugi, portando ad una vera e propria apocalisse finale. Le ultime scene del film sono caratterizzate, infatti, da una sconvolgente violenza, che racconta una nuova realtà confusionaria e catastrofica. Un’apoteosi che si conclude, tuttavia, con un ritorno alla calma iniziale: un nuovo inizio. Per chi ancora non avesse visto questo straordinario capolavoro, sarà difficile cogliere a pieno l’analisi qui proposta. Le opere di Aronofsky, già celebre per il Cigno Nero, sono caratterizzate, infatti, da un’incredibile potenza visiva, difficile da rendere con le parole. Scene con ritmi totalmente diversi, che alternano inquadrature veloci, quasi vorticose, a lunghi silenzi, si susseguono in un crescendo incalzante che tiene lo spettatore con il fiato sospeso, finché non si giunge ad una conclusione annichilente. Ed è forse proprio questo che ha lasciato, con tutta probabilità, insoddisfatti la maggior parte dei critici cinematografici che hanno visionato l’opera. D’altronde, appena il film si conclude, non si può che rimanere sconcertati. La situazione finale, così sconvolgente e inquietante, si risolve in un ritorno alla calma iniziale apparentemente surreale. Eppure sta proprio in questo ritorno alle origini la vera magia del film. Un film che, se analizzato in tutte le sue sfumature, non può che essere considerato sensazionale.

L’elemento biblico

In primo luogo, se si prova a decifrare la complessità di un film come Madre!, non si può non partire dall’elemento simbolico di fondo: la vicinanza al racconto biblico. L’intera opera, infatti, per circa la metà della sua durata, altro non sembra che un racconto nel racconto, in cui, in una prima cornice, vediamo la storia dello scrittore e di sua moglie, mentre, entrando nello specifico degli eventi, osserviamo una trama nascosta che ricalca gli avvenimenti del testo sacro. Le figure presenti nella vicenda, d’altronde, più si entra nel vivo della narrazione, assumono caratteristiche e comportamenti di personaggi presenti nella Sacra Bibbia. Ad esempio, l’uomo e la donna (che oltretutto, nei titoli di coda, sono indicati proprio con questi appellativi di genere e non con nomi propri) che per primi invadono la vita e la casa della coppia, ricordano, nelle azioni e nel carattere, Adamo ed Eva. Questo diventa particolarmente evidente quando, nonostante gli sia stato intimato più volte di non entrare nello studio dello scrittore (paragonabile al giardino dell’Eden, insieme alla casa stessa, che, Jennifer Lawrence, l’interprete della moglie del poeta, definisce letteralmente un “Paradiso”) e di non toccare il cristallo che lui vi custodisce (sorta di trasfigurazione della mela del peccato), questi disubbidiscono, per poi venire cacciati dalla dimora. A riprova di questo paragone c’è anche la scena del litigio tra i loro figli, che potrebbero essere così associati alle figure di Caino e Abele, che culmina con il fratricidio. Lo scrittore, dunque, chiamato poi “il Poeta”, rappresenterebbe Dio (nei titoli di coda sarà infatti definito come “Him”, ovvero “Lui”) e questo diventa palese quando, nella casa dei due coniugi, giungono una serie di fan (rappresentazione dei fedeli) che iniziano ad idolatrarlo. Un tipo di amore reverenziale, per questa figura di Creatore, che, tuttavia, porterà proprio all’apocalisse finale.

Michelle Pfeiffer (Donna/Eva) e Ed Harris (Uomo/Adamo) in una scena del film

 

Madre! come allegoria della Natura

Sicuramente, il paragone con il racconto biblico costituisce il filone portante dell’intera trama, ma sarebbe sbagliato soffermarsi solamente su questo e non considerare le altre sfumature presenti nell’opera di Aronofsky. Infatti, gli elementi sopra indicati, rispondono alle domande su molti dei personaggi e degli eventi presenti nel film, ma non su tutti. Da questa analisi rimane esclusa, ad esempio, la figura della moglie dello scrittore, protagonista indiscussa del film. Dopotutto, proprio a lei si deve il titolo dell’opera: Madre. Il personaggio interpretato da Jennifer Lawrence non può essere associato a Maria. Aronofsky stesso affermò che l’intento del film era, in parte, quello di raccontare il rapporto tra l’uomo e la natura, motivo per cui la moglie dello scrittore rappresenterebbe in realtà Madre Natura. Questa personificazione, infatti, cura la casa (in questo caso trasfigurazione del mondo stesso) e tenta di proteggerla, rigenerando, in un ciclo continuo, quanto viene distrutto (le prime ristrutturazioni che compie la donna sono dovute ad un incendio che aveva rovinato la dimora della coppia, quelle successive al progressivo avvento degli altri personaggi). L’apoteosi finale coincide quindi, secondo questa interpretazione, con la distruzione, da parte dell’uomo, della Natura stessa, reso evidente dal fatto che i personaggi cercano di appropriarsi di tutto ciò che le appartiene. Inoltre, la scena dell’improvvisa guerra, rappresenterebbe proprio l’emblema dei conflitti creati dall’uomo, che hanno portato alla distruzione del Creato e dei beni datici da Madre Natura.

La moglie, allegoria di Madre Natura

Idolatria, teofagia e creazione

Gli elementi biblici e allegorici sono sicuramente due degli aspetti centrali dell’opera di Aronofsky, ma, come abbiamo detto, il film racchiude in sé molteplici altri significati, di origine remota. Il lavoro del regista, infatti, sottolinea diversi aspetti, talvolta forse in maniera inconscia, di origine letteraria e non. Ad esempio, il racconto, pare evidenziare gli effetti dell’idolatria che, senza volerlo, portano alla stessa distruzione di quanto è venerato. È questo il caso del poeta, di sua moglie e della loro casa, se si analizza il film nella sua cornice letteraria più estrema. L’eccessivo amore per quello che questo ha creato, per le sue opere, portano alla sovversione di tutto, alla distruzione dello stesso e della sua vita.  Così come l’episodio di cannibalismo, in cui i fan si cibano delle carni del figlio dello scrittore e di sua moglie (in questo caso Madre in quanto, oltre ad averlo messo al mondo, cerca di proteggerlo con tutta sé stessa), rappresenta quasi un episodio di teofagia, una pratica, tipica di alcune religioni primitive, in cui si consuma un cibo considerato divino, per potersi identificare con la divinità stessa. O ancora, nel corso del film, il poeta viene associato ai grandi scrittori, greci o latini, del passato, un Creatore che, grazie alla propria Musa, riesce a donare qualcosa di unico e sacro. Un atto che, tuttavia, nel film lo rende una sorta di divo, come le grandi stelle del cinema, e mette progressivamente in mostra la sua vita privata, portando la moglie ad essere al centro di abusi di vario tipo.

L’invasione finale e la rottura di qualsiasi equilibrio

Molteplici punti di vista e riferimenti che provano a dare una possibile spiegazione ad uno dei film più criptici e sensazionali degli ultimi anni. Un film in cui letteratura, natura e realtà si mescolano, aprendosi alle più incredibili interpretazioni.

Camilla Cavalli

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