Il Superuovo

“Ma non è che mi fai copiare”? Sette dipinti che trassero ispirazione da altre opere

“Ma non è che mi fai copiare”? Sette dipinti che trassero ispirazione da altre opere

L’arte genera arte? Scopriamolo con alcuni esempi emblematici.

Jacques-Louis David, La Morte di Marat, 1793, Bruxelles, Museo delle Belle Arti, Particolare.

“Va bene guarda, ma cambia qualcosa, così sembra che non abbiamo copiato”, è proprio vero che l’arte genera arte, che le correnti artistiche, nel loro evolversi non fanno altro che ripetersi, nonostante la degenerazione che stiamo vedendo, ma ci sono casi in cui artisti contemporanei per la loro epoca, presero spunto dagli artisti del passato o del proprio presente? Stiamo a vedere.

1. La Morte di Marat

Il dipinto in questione, è opera del massimo autore neoclassico, Jacques Louis David, che rappresenta un fatto di cronaca, l’assassinio di Jean-Paul Marat (di cui sopra), medico e rivoluzionario, assassinato brutalmente nella sua vasca da bagno, ma lo rappresenta in un modo alquanto idealizzato, soprattutto nell’espressione del viso, con un lieve taglio sotto la clavicola, come quello con il quale viene rappresentato Cristo durante la crocifissione; ma è il dettaglio del braccio disteso lungo la vasca quello più evidente, che viene ripreso da David sicuramente dalla visione di altre opere, ed in particolare da quelli che senza ombra di dubbio erano i suoi artisti preferiti (di cui sotto).

Da sinistra: Michelangelo, “Pietà”, 1497-1499, Città del Vaticano, Basilica di San Pietro, Particolare. Raffaello, Deposizione Borghese, 1507, Roma, Galleria Borghese, Particolare. Caravaggio, Deposizione, 1602-1604, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana, Particolare.

2. Lo Sposalizio della Vergine o gli sposalizi delle vergini?

Uno dei casi in cui l’allievo ha senza dubbio superato il maestro, poiché tutti sanno che alla Pinacoteca di Brera possiamo ammirare Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, ma pochi sanno che a al Museo delle Belle Arti di Caen possiamo trovare una tavola del maestro di Raffaello, Pietro Perugino, dipinta quasi in contemporanea e raffigurante il medesimo soggetto; la tavola è molto simile nei soggetti e nello sfondo, ma si distingue da quella di Perugino per la minore plasticità delle figure e per il maggior movimento che i soggetti raffaelleschi paiono assumere, da queste due tavole si può notare il passato pittorico e medievalistico di Perugino e quello che sarà il futuro pittorico rinascimentale rappresentato dalla tela di Raffaello.

Da destra: Perugino, “Lo Sposalizio della Vergine”, 1501-1504, Caen, Museo delle Belle Arti. A destra, Raffaello, “Lo Sposalizio della Vergine”, 1504, Milano, Pinacoteca di Brera.

3. I particolari delle Sabine e di Guernica

Troviamo ancora una volta David, solo che questa volta non è lui che copia o prende spunto, ma si fa copiare, niente popò di meno che da Pablo Picasso nella sua Guernica, in cui abbiamo infatti un particolare interessante, un soldato morto sotto un cavallo imbizzarrito con un’arma spezzata, cosa che guarda caso abbiamo sia nel capolavoro di David Le Sabine, sia in quello di Picasso, e la sicurezza che Picasso abbia visto le Sabine è un dato di fatto.

4. Le Gioconde

Il capolavoro più visto e blasonato al mondo è, e fu anche uno dei più imitati: da “L.H.O.O.Q.” (“La Gioconda con i baffi”) di Marcel Duchamp, alla “Joconde fumant la pipe” (un’edizione in bianco e nero della Gioconda mentre fuma la pipa), alle copie degli allievi leonardeschi (di dubbie attribuzioni), prima fra tutte la Gioconda di Salai (La seconda da sinistra in figura) conservata al Museo del Prado di Madrid, il capolavoro leonardesco è in definitiva il quadro più imitato al mondo.

Curiosità: L.H.O.O.Q. potrebbe essere un titolo senza senso, ma lo spelling francese di queste lettere genera una frase di senso compiuto: “Elle a chaud au cul”, che significa letteralmente “Lei ha caldo al cu*o”, che in senso figurato significa che è una persona che si concede facilmente, inutile dire che sia per il soggetto sia per il titolo, l’opera generò molto scandalo.

Versioni della Gioconda

5. L’Atleta trionfante di Hayez, dalla scultura alla pittura

Hayez è senza dubbio il caposcuola della pittura storica italiana, ma molto spesso la cultura pop prende il sopravvento su questo artista: “Conosci Hayez?” domanda in vero inusuale che vedrebbe però la solita risposta: “Sì, alla Pinacoteca mi sono fatto/a la foto mentre contemplavo il Bacio“, tipico, ma di Hayez sono molto importanti sia le opere tipicamente neoclassiche sia quelle tipicamente romantiche, come ad esempio l’Atleta trionfante, che dipinse nel 1813 prendendo come modelli principalmente l’Apollo del Belvedere ed il Perseo trionfante del contemporaneo Canova, che trasse anch’egli sicuramente ispirazione dalle forme classiche dell’Apollo del Belvedere.

6. Colazione sull’erba

Eduard Manet dipinse la Colazione sull’erba, un dipinto che raffigura due uomini su un prato intenti in un pic-nic in compagnia di una donna ignuda che guarda verso lo spettatore, inutile dire che destò inorridimento per i critici dell’epoca, non per il nudo in sè, ma per il fatto che la donna non presenta divinizzazione, ma si tratta di una persona comune; anche in questo caso Manet trae vistoso spunto da un’opera a lui antecedente: un particolare del Giudizio di Paride, incisione in cui Manet copiò dal particolare degli Dei Fluviali raffigurati alla destra dell’opera omnia.

Da destra: Marcantonio Raimondi, “Il Giudizio di Paride”, 1510-1520, New York, Metropolitan Museum, particolare. A Sinistra, Eduard Manet, “Colazione sull’erba”, 1863, Parigi, Museo d’Orsay, particolare.

7. Giuditta che decapita Oloferne

Il dipinto macabro Caravaggesco di Giuditta che decapita Oloferne, fu imitato da una delle più grandi donne pittrici della fine del 500, Artemisia Gentileschi, che fu tra l’altro di scuola caravaggesca, e lo dimostra nelle sue versioni del dipinto di Giuditta che decapita Oloferne, che si discostano in realtà dai soggetti caravaggeschi, ma che in ricalcano fedelmente lo stile pittorico dell’artista lombardo.

Da sinistra: Caravaggio, “Giuditta e Oloferne”, 1600-1602, Roma, Palazzo Barberini. A destra le versioni napoletana e fiorentina di “Giuditta che uccide Oloferne” di Artemisia Gentileschi.

 

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