Peaky Blinders e gli anni Venti: la storia che ricorda il presente

I contesti storici del passato ci ricordano alcuni fenomeni contemporanei. A spiegarcelo è l’ultima stagione di Peaky Blinders, i cui dialoghi assomigliano alle propagande di oggi.

Peaky Blinders è una serie televisiva britannica, ambientata negli anni Venti in Inghilterra, che racconta l’ascesa della famiglia Shelby, nonché i membri dell’omonima gang da cui prende nome lo show. Nell’arco di cinque stagioni i gangster sono riusciti a conquistare così tanto da espandersi oltreoceano, dove li danneggerà il crollo della borsa di Wall Street.

Il “Martedì Nero” e i moti reazionari in Peaky Blinders

New York. 29 Ottobre 1929: giorno che nella storia verrà ricordato come il “Martedì Nero” ovvero quando i valori della borsa di Wall Street collassarono così drammaticamente da mandare in crisi una nazione intera, e con lei il mondo. Inizia così la quinta stagione della serie TV marcata BBC: siamo all’alba degli anni Trenta, in cui i protagonisti saranno il fascismo, la crisi economica e una forte impronta al razzismo. Nello show infatti, si possono osservare evidenti richiami a questi fenomeni. Per iniziare, ci viene dato un assaggio della situazione politica dell’epoca quando il protagonista, Tommy Shelby (interpretato da Cillian Murphy) capo della gang, ormai entrato a far parte della House of Commons, viene avvicinato da Oswald Mosley (interpretato da Sam Claflin). Personaggio storico realmente esistito, Mosley fu il fondatore del partito “Unione Britannica dei Fascisti”. Nel corso della stagione quest’ultimo dimostra di voler conquistare la Gran Bretagna, cercando di ammaliare la gente con i suoi discorsi razzisti e populisti. Inoltre, l’argomento del razzismo viene sviluppato con il personaggio di Younger (interpretato da Kingsley Ben-adir), che viene denigrato per via del colore della sua pelle: concetto che viene fortemente evidenziato da un’immagine alquanto metaforica, che ritrae una scacchiera su cui regnano diverse pedine bianche che circondano un’unica pedina nera distesa.

L’hashtag dei politici di oggi che ricorda la propaganda di ieri

Ora, il quadro appena descritto può suonarci vagamente familiare, perché ancora oggi, risuonano dei simili echi di intolleranza che ci fanno via via rabbrividire. Innanzitutto, le forze politiche conservatrici e populiste si sono insinuate nel quadro contemporaneo, alimentando il populismo e l’intolleranza verso ciò che è straniero. Il razzismo, appunto, è ancora diffuso: basti pensare ad alcuni politici di oggi, che incolpano e respingono costantemente coloro che vengono alle frontiere dei paesi occidentali, cercando una vita migliore. Ma non è ancora finita l’analogia, perché se il populista Oswald Mosley in Peaky Blinders esclama “Britain first!” (“Prima l’Inghilterra!”),  anche i politici di oggi non sono da meno, basti ricordare gli hashtag con cui si firmano i politici. Così, l’hashtag di oggi può ricordare la propaganda di ieri, creando una “dissimulazione onesta”, ovvero quel fenomeno secondo il quale i followers di diversi partiti si identificano nell’immagine che questi ultimi danno di essi, generando un consenso superficiale.

La narrazione storica come chiave per capire e interpretare il presente

Dunque, la domanda che viene da porsi è: la storia si ripete? L’ipotesi è stata formulata da non più di un filosofo, un esempio è la teoria dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche, la quale sosteneva che la nostra storia è una continua ripetizione. D’altra parte, diversi autori, come il famoso letterato russo Alexandr Puškin, ci  insegnano che l’importante è ricordare, guardare dentro la storia, nei meandri del passato ormai dimenticati. Alexandr Puškin (1799-1837) nella prima metà del Diciannovesimo secolo si dedicò a riformare il teatro russo. Egli scrisse diverse opere teatrali (un esempio è il “Boris Godunov”, 1833), datandole secoli prima, proprio perché pensava che la situazione a lui contemporanea fosse una ripetizione di quanto accaduto tempo fa in Russia. Il letterato guardava al passato per cercare il significato dei fatti del presente: il suo intento era quello di andare a cercare nelle trame della storia il motivo degli avvenimenti contemporanei. Allo stesso modo, le forme di narrazione storica di oggi, come la serie tv presa in considerazione, ci trasportano indietro nella storia, facendoci riflettere sui legami tra passato e presente, illuminandoci su ciò che potrebbe ripetersi se andasse scordato.

 

 

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