L’ultima canzone degli Ex-Otago chiede scusa con un treno, quello che Pirandello paragonava alla vita

Il treno: una metafora in movimento per chiedere scusa come gli Ex-Otago o per parlare della vita come Pirandello.

I cinque membri degli ex-otago
I cinque membri degli ex-otago

Alla mezzanotte di venerdì 6 dicembre, gli Ex-Otago hanno rilasciato il loro ultimo singolo, ‘Scusa’. Il video vede un uomo che dalla Liguria raggiunge Milano in treno, un mezzo che nell’opera di Pirandello era protagonista come sinonimo di vita.

 

‘Scusa’: il nuovo singolo degli Ex-Otago

‘Scusa, dimmi cosa c’è non lo so, dimmi perché lo sguardo no’. Questi i primi versi del nuovo singolo della band genovese nata nel 2002. Composta da cinque membri, in questi diciassette anni gli Ex-Otago hanno girato l’Italia in tour, conquistando i cuori di tanti fan e  quelli del pubblico dell’Ariston nella scorsa edizione del Festival di Sanremo.

L’ultima canzone, ‘Scusa’ appunto, parla di ‘una donna, un uomo, un treno, l’autunno e l’amore. Niente di più’. Questo almeno è ciò che dice sui social Maurizio Carucci, il cantante del gruppo (che per questa volta si è visto anche regista del videoclip). Un treno che porta il protagonista da Lavagna a Milano.

“Sai che c’è?
mi prendo un treno
fino a Milano
poi mangio qualcosa
dolce o salato
poi provo a chiamarti
dà sempre occupato
allora mi perdo in un finestrino

Un treno che fa perdere, che porta da un luogo all’altro. Un treno che fa confondere le immagini fuori dal finestrino e mette insieme paesaggi e colori. Un’immagine sottile ma al contempo molto forte che si ritrova anche in nell’opera di un autore che ha fatto la letteratura italiana: Luigi Pirandello.

I due attori protagonisti del video di ‘Scusa’
I due attori protagonisti del video di ‘Scusa’

‘La carriola’ di Pirandello, dove il treno diventa vita

“A una prima difficoltà incontrata nella lettura, avevo alzato gli occhi e li avevo volti verso il finestrino della vettura. Guardavo fuori, ma non vedevo nulla, assorto in quella difficoltà. Veramente non potrei dire che non vedessi nulla. […] Non pensavo a ciò che vedevo e non pensai più a nulla: restai, per un tempo incalcolabile, come in una sospensione vaga e strana, ma pur chiara e placida. Ariosa. Lo spirito mi s’era quasi alienato dai sensi, in una lontananza infinita, ove avvertiva appena, chi sa come, con una delizia che non gli pareva sua, il brulichio d’una vita diversa […]; il brulichio, insomma, di una vita che era da vivere, là lontano lontano.”

Queste alcune righe della novella ‘La carriola’, scritta da Pirandello nel 1917. Qui, come in molti degli altri scritti dell’autore siciliano, il treno permette di prendere coscienza della propria vita. Quei vagoni diventano molto più di semplici carrozze di metallo, ma permettono al protagonista del racconto di rendersi conto che lui è anche il protagonista della propria vita.

I protagonisti pirandelliani sono spesso alla ricerca di qualcosa. L’avvocato de ‘La carriola’ che guarda il paesaggio umbro dal finestrino è alla ricerca di se stesso, di una vita che lo rappresenti, perché quella che sta vivendo in quel momento a quanto pare non lo fa. Si tratta di un personaggio molto umano, in cui tutti noi potremmo facilmente ritrovarci. Esattamente come ci potremmo rivedere nei problemi che gli passano nella testa: io chi sono e cosa voglio?

Curiosamente, l’illuminazione geniale, la consapevolezza di quel ‘brulichio di una vita che era da vivere’ gli arriva proprio in treno.

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello

 

Il finestrino di Pirandello come quello degli Ex-Otago

Guardando fuori dal finestrino del treno che lo riporta a casa il protagonista si perde ma, ironicamente, ritrova anche se stesso. Il viaggio in treno gli permette di comprendersi. Improvvisamente quei vagoni diventano sinonimo e metafora di vita, di una vita che corre su delle rotaie, dove tutto si mischia ma allo stesso tempo diventa chiaro. L’avvocato fa la stessa azione del protagonista di ‘Scusa’: entrambi si perdono in un finestrino per cercare delle risposte.

È interessante vedere come in una canzone del 2019 si ritrovano elementi del 1917. Forse per caso, forse no. Ad ogni modo la figura del treno affascina gli artisti e gli autori da anni e anni, con i suoi vagoni imponenti e la sua velocità da capogiro, che fa perdere la testa, esattamente come fa la vita.

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