L’ossessione del successo che porta all’autodistruzione ne “Il cigno nero” di Aronofsky

“Il cigno nero” è un film diretto da Darren Aronofsky.

L’ossessione del successo e la conseguente autodistruzione è uno dei temi cardine del regista Darren Aronofsky, ben rappresentato ne “Il cigno nero”.

Aronofsky e l’autodistruzione

Il Darren Aronofsky è uno dei pochi registi ad aver incentrato l’intera filmografia nell’indagare su un tema cardine: l’autodistruzione che, secondo l’autore, rappresenta il processo nella ricerca della perfezione, o anche solamente del successo, che porta l’uomo all’esatto opposto. Partendo da “PI teorema del delirio” in cui il protagonista, un matematico ossessionato dal significato di un numero, arriva alla completa follia, o in “Requiem for a dream” in cui i protagonisti, alla ricerca del riscatto, non riescono ad arrivare alla primavera (chi ha visto capisce) fino a “The Wrestler” e “Madre!”. Il primo potrebbe anche essere una vera e propria biografia di Mickye Rourke, attore per il quale la passione per la boxe lo ha portato al declino; mentre il secondo, totalmente autobiografico, racconta la parabola della creazione artistica che porta l’artista a farsi letteralmente consumare dal pubblico, rappresentandola attraverso metafore tanto assurde quanto efficaci. Tutti i film sopracitati hanno una caratteristica comune: il protagonista ha un’ossessione, che spesso diventa l’unico motivo di vita. Nel tentativo di riuscire, però, il risultato ottenuto rimane la propria distruzione o quella delle persone che gli sono intorno.

La trama

Nina è una giovane e talentuosa ballerina che dovrà interpretare “Il cigno” ne “Il lago dei cigni”. Le forti pressioni dell’importante ruolo da ricoprire la portano ad essere emotivamente e psicologicamente instabile, al punto da praticare inconsapevolmente autolesionismo ed avere allucinazioni. Vive con la madre, una ex ballerina che ha lasciato la carriera per avere la figlia a 28 anni, per questo criticata da Nina e per la quale la stessa nutre un rapporto morboso. Ossessionata dal raggiungimento della perfezione assoluta, la sua scalata al successo la porterà all’autodistruzione, prima mentale e poi fisica. Su scelta del direttore artistico, Thomas Leroy, la protagonista dovrà interpretare sia il cigno bianco che quello nero. Ma Nina, timida e fredda, perfetta per il cigno bianco, non è in grado di interpretare il seducente cigno nero e lavora con il direttore artistico, per migliorare questa rappresentazione in vista dell’esibizione. Oltre alle difficoltà e alle pressioni generali arriva anche una ragazza nuova, Lily, che sembra essere l’esatto opposto di Nina, ovvero scarsa nella tecnica ma passionale, seducente e libera. Lily è il cigno nero che Leroy vorrebbe e che Nina tanto desidera essere, diventando così il perfetto alter ego, il doppelganger, della protagonista.

Lo specchio, il cigno, il doppio

Le continue allucinazioni di Nina si rivelano essere lo specchio della sua condizione. È proprio lo specchio il simbolo delle due facce della protagonista, (oltre che delle due facce del successo) è lì che vede riflessa la mano che la graffia e gli accadimenti che portano il suo già precario equilibrio mentale a sprofondare definitivamente, le allucinazioni svelano la sua realtà psicologica. Il regista del film segue passo passo la ballerina nella sua discesa verso gli inferi. La macchina a mano le sta incollata al punto da far immedesimare al massimo lo spettatore con il personaggio, trasportandolo nella storia tra inquietanti visioni e balletti meravigliosi. Nina crede che Lily voglia rubargli la parte e il giorno dello spettacolo è sempre più ossessionata da questa sua oscura rivale.

“L’unico ostacolo al tuo successo sei tu, liberati di te stessa e sarai perfetta”

dice Leroy. Così prima dell’atto in cui interpreta il cigno nero, Nina e Lily hanno uno scontro in cui Nina uccide la sua sostituta (e alter ego) e diventa lei stessa il cigno nero. Ballando con un’energia mai vista prima eccola trasformata perfettamente nel cigno nero. Ritornata in camerino, prima dell’ultimo atto, scopre che in realtà Lily è viva e sta bene ed è invece lei ad essere ferita. A questo punto Nina capisce che la sua rivalità con la collega non è mai esistita e che l’unica sua rivale è proprio sé stessa. Il tema del doppio rappresentato dai due cigni si trasmette ai due volti della protagonista: uno timido e dolce, l’altro spietato e aggressivo. Per l’ultimo atto, non resta che salire sul palco in cui il cigno bianco, distrutto dalla delusione d’amore, si uccide gettandosi da un dirupo, ormai in fin di vita la ballerina si lancia nell’ultimo gesto che può consacrare la sua straordinaria performance, esalando l’ultimo respiro “è stato perfetto”.

Nina è scissa in due parti, rappresentate dai due cigni. Il suo spirito arrivista e il desiderio di successo si identifica perfettamente con il cigno nero, personaggio che non le appartiene, ma la attanaglia al punto da spingerla ad attaccare la madre e l’odiata rivale. Proprio dopo le scene di violenza, che mettono in risalto questa caratteristica, che Nina completa la sua trasformazione. Non è solo un personaggio del balletto ma il lato oscuro della sua personalità tirato fuori per raggiungere la tanto ambita perfezione. Per riuscire nel balletto è costretta a snaturarsi, a perdere l’innocenza e la dolcezza che la contraddistinguevano e a tirar fuori una sfaccettatura della sua persona che la porta al successo nel balletto, ma al fallimento di sé stessa e l’unica cosa che resta è il canto di una ballerina spezzata dal suo stesso sogno.

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